di Maria Cattini – Il congresso regionale del Pd è entrato nella fase finale, con primarie aperte fissate al primo marzo. Solo tre i candidati rimasti: Paolo Della VenturaAlexandra Coppola e Marco Rapino. Quest’ultimo ha tenuto una conferenza stampa questa mattina a L’Aquila, e per lui è schierato quasi tutto il partito aquilano compatto più che mai come ai bei tempi: il segretario Stefano Albano, il sindaco Massimo Cialente, il capo di gabinetto Mauro Marchetti, il presidente del Consiglio comunale Carlo Benedetti, il capogruppo Maurizio Capri e, con lui, gli assessori Emanuela Di Giovambattista e Pietro Di Stefano, i consiglieri Stefano Palumbo e Tonino De Paolis, il segretario della giovanile Mario Schettino, il presidente della Gsa Americo Di Benedetto e il consigliere regionale Pierpaolo Pietrucci.

Un blocco compatto. Questo è il dato più sorprendente che emerge nell’analisi di questo prossimo congresso. Un candidato aquilano, Della Ventura, membro della segreteria comunale e provinciale del Pd aquilano (oltre che componente dell’assemblea nazionale), la cui candidatura a segretario regionale è, di fatto, osteggiata dai notabili del partito. Un partito che ha deciso di non compiere una scelta “di semplice rappresentanza territoriale – ha precisato il segretario cittadino Stefano Albano – piuttosto una scelta che ponga L’Aquila al centro di percorso politico di respiro regionale”. Così ha spiegato i motivi che hanno portato i vertici del partito a preferire Marco Rapino al candidato espressione del territorio aquilano Paolo Della Ventura, “che rappresenta altre istanze che pulsano nel partito”. E la tendenza emersa questa mattina è di andare verso una candidatura unitaria. “Sto lavorando in questa direzione”, ha confermato il consigliere regionale Pierpaolo Pietrucci che fa dietrofront all’ultimo minuto. “Ho firmato convintamente il programma di Paolo Della Ventura, un ottimo programma. Sono cambiate le condizioni, però. All’inizio, c’erano sei candidati alla successione di Silvio Paolucci. Ora, sono rimasti in tre. Dunque, ci siamo guardati in faccia e abbiamo deciso di andare verso una candidatura unitaria capace di tenere insieme e promuovere i programmi, le idee e le prospettive emerse dal lavoro prezioso dei candidati al Congresso”.

Sorprendente che nel capoluogo di Regione abbiano deciso di dare appoggio ad un candidato, Rapino, pescarese, 31 anni, che nel proprio programma non cita L’Aquila neanche una volta, né la ricostruzione, anche se oggi non ha potuto fare a meno di affermare: “Dobbiamo essere capaci di riunire l’Abruzzo. E al primo posto, deve esserci L’Aquila”. 

Un candidato che è espressione della segreteria uscente (Rapino è vicesegretario vicario di Paolucci), così come anche Alexandra Coppola, del resto (vicesegretario regionale), che neanche prevede una parola nel suo programma, sul tema che dovrebbe essere centrale per il partito aquilano.

Eppure per anni abbiamo sentito lamentele, dal partito aquilano, sul fatto che il partito regionale sia stato assente dalla città e dalla ricostruzione. Ma ora decide di appoggiare un candidato che fa della continuità con la segreteria uscente il proprio faro; al punto che un paio di mesi fa, quando il congresso si era impantanato e quando il governatore veloce d’Abruzzo, D’Alfonso, aveva rallentato tutto, addirittura si espresse in favore del bis di Silvio Paolucci.

Diverse sono le ragioni, pertanto, che rendono inspiegabile tale linea del Pd locale e dei suoi dirigenti e notabili. Perché con una candidatura aquilana in pista si sceglie quasi in blocco una candidatura pescarese, ancora una volta? E non è una questione di campanile, ovviamente, bensì di ragioni pratiche.

Perché la candidatura Della Ventura è così temuta nella dirigenza locale del partito? Troppo a sinistra per le posizioni attuali del Pd? Troppo autonoma? Troppo trasparente? Troppo non concordata? Eppure Della Ventura è in prima linea da subito sulla ricostruzione, non ha lesinato critiche al governo ed al partito nazionale quando non c’erano ancora i numeri sui fondi; ha dimostrato chiarezza sul ruolo del partito. Non ha fatto alcun tipo di accordo per il congresso. E ha un programma chiaro, sulla ricostruzione ma non solo.

O forse il punto è proprio questo: una candidatura non controllata, né controllabile, spaventa tutti a tal punto da mettere a rischio la prima segreteria regionale aquilana? L’Aquila ha paura di guidare il partito regionale? Cosa c’è davvero sotto questa scelta così plateale?

L’opinione pubblica, interna ed esterna al partito, si interroghi sui motivi di questa scelta.

Condividi