Edicola: Una storia di passione, perdita e speranza

edicola vendesi

Vado in edicola” – era la frase quotidiana di mio padre mentre annunciava il suo rituale di acquisto dei giornali. Un consumatore avido, non si limitava ai quotidiani, ma abbracciava anche mensili di viaggio, magazine, l’immancabile Corriere dello Sport e riviste patinate per mia madre. Un tempo anche le classiche figurine per i figli a mo’ di ricompensa per un buon voto a scuola. La sua abitudine era quella di conservare i quotidiani, formava pile imponenti su una sedia, tesori da riscoprire di tanto in tanto per recuperare articoli persi. La lettura diventò una sua attività prediletta, soprattutto con la malattia. Seduto in cucina, si perdeva tra le pagine per ore.

Gli articoli più intriganti venivano ritagliati e lasciati sul mio comodino, sottolineati o annotati per stimolare una possibile discussione. Troppo spesso ignoravo queste occasioni, presa dall’impazienza tipica dei giovani che credono di sapere già tutto. Rimpiango ora di non aver conservato quei ritagli ma l’abitudine a farlo è rimasta anche a me.

La mia precoce aspirazione a scrivere in un giornale potrebbe essere nata proprio da quella “casa di carta” in cui sono cresciuta, dove titoli, immagini, storie e copertine suscitavano costantemente la mia curiosità. L’odore e il fruscio delle pagine rendevano lo sfogliare un’esperienza quasi tattile, una fuga piacevole dalle fatiche quotidiane.

L’edicola era l’ultimo baluardo di normalità per mio padre, un rifugio certo in una vita che, con la malattia, aveva perso la sua stabilità. Il momento in cui ha detto: “Oggi non riesco a comprare il giornale” segnò la fine di un’era. Usciva solo per questo, concentrando ogni sforzo per raggiungere quell’unico obiettivo.

Ora, l’edicola della nostra infanzia sta chiudendo.

La situazione delle edicole che stanno chiudendo in Italia è molto grave. Secondo un’indagine del Sindacato Nazionale Autonomo Giornalai, nel 2023 hanno chiuso 441 edicole, con un calo del 3,5% rispetto all’anno precedente. In totale, in Italia ci sono attualmente 11.904 edicole operative, ma il trend è inesorabile: si stima che entro il 2025 saranno rimaste solo 10 mila.

Inoltre, la crisi economica ha reso le persone meno propense a spendere soldi per prodotti non essenziali, come i quotidiani. Secondo l’ISTAT, nel 2023 il reddito disponibile delle famiglie italiane è diminuito del 2% rispetto all’anno precedente.

Ormai sono tante quelle che stanno gettando la spugna. Le edicole sono un elemento iconico del paesaggio urbano italiano. Sono presenti nelle nostre città da secoli, e hanno sempre rappresentato un punto di riferimento per la comunità locale. Alcune ora si sono trasformate in cartolerie, gelaterie alla moda o bar. Altre hanno sperimentato una breve carriera nella vendita di accessori scintillanti e souvenir. Molte hanno semplicemente appeso un cartello “Vendesi”, rimasto lì per mesi.

Eppure, c’è un’edicola accanto a casa che ha resistito. Con una nuova casa in legno, nuovi espositori e un edicolante sempre in cerca di nuovi mezzi per sopravvivere. Ora è il momento del locker per l’e-commerce che porta sempre nuovi clienti, soprattutto giovani. Forse c’è speranza. Per loro, per noi, per i lettori “fedeli” che credono ancora nella magia della carta, nonostante l’assalto digitale.

E’ possibile che alcune edicole riescano a sopravvivere, diversificando la loro offerta e adattandosi al cambiamento culturale. La sfida è mantenere viva la tradizione della carta, non solo come fonte d’informazione, ma come un rituale prezioso. Garantirne l’esistenza significa ripensare il mercato editoriale e ragionare in termini di prossimità, attribuendo una rinnovata rilevanza ai quartieri.

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