Ha ancora senso tirare fuori ogni anno le decorazioni natalizie?

E se per un anno rinunciassimo?

Lo sappiamo tutti, l’arrivo di dicembre porta con sé una prospettiva inevitabile per la maggioranza delle italiane e degli italiani con una scadenza che si colloca, orientativamente, a partire dall’8 dicembre.
L’allestimento delle case in vista di Natale e delle altre feste di fine anno.
Nel partito pro-albero convivono gli oltranzisti dell’8 dicembre, quelli che fanno l’albero il giorno dell’Immacolata, e quelli che aspettano l’ultimo momento utile.
E poi gli irriducibili che lo smontano il 6 gennaio. E quelli che invece lo dimenticano in soggiorno, tra l’altro con le luci intermittenti accese, anche dopo che le festività natalizie sono passate da un pezzo.
La parola d’ordine è “addobbi” (decorazioni).

Il vocabolario Treccani ci viene in aiuto per l’etimologia: dal francese antico “adober”: ovvero “crear cavaliere”, con ciò che ne consegue in termini di manti e di armi.

Per traslato si arriva al significato che attribuiamo oggi alla parola.
Ciò che tutti i bambini amano pazzamente, la festa ricca di luci e di oggettistica, si traduce quasi sempre per noi adulti in una bella fatica.
Aprire il famoso soppalco, o scendere in cantina, o salire in soffitta. Quindi recuperare la cassa con l’albero di plastica e tutto il resto. Montare, allestire, collocare le luci (che spesso si danneggiano o si fulminano da un anno all’altro, e chissà perché). Sistemare la scenografia, nascondere la cassa in vista della prossima, parallela fatica nei giorni dell’Epifania.
Cioè smontare, riordinare il tutto nella famosa cassa, richiuderla infine lì dove l’abbiamo presa.
Talvolta, nei frangenti meno felici, si rischia la lite domestica: chi si fa carico delle due operazioni? Chi si occupa della manovalanza natalizia?
Facili le discussioni tra coniugi, ma anche con i figli in area adolescenziale (i quali però, misteriosamente, pur non partecipando alle fatiche, spesso esigono il rispetto dei riti).

E così, ecco la proposta: un rilassante Natale Sabbatico.

Stavolta, dopo i tanti stress legati anche alla pandemia, basterà una bella candela rossa accesa nelle sere di fine 2021 e primi 2022.
Una luce solitaria, simbolica, eloquente, capace di risvegliare ciò che nella nostra anima spesso resta nell’ombra proprio per gli eccessivi clamori, le troppe luminarie, l’indigestione di suoni e colori.
Per un anno, niente escursioni in soppalchi, cantine e soffitte. Lasciamo che splenda l’essenziale e domandiamoci:  riti sono ormai orpelli inutili o ricordano laicamente valori condivisi ?
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