di Maria Cattini – Al telefono, gli esponenti del centro destra aquilano si dicono ormai tutti convinti. Giuliante conferma :“non ci stiamo preoccupando delle candidature. Una sceneggiata già vista troppe volte. Alla fine Cialente ritira le dimissioni”. Più che un’illazione, una loro speranza. Al momento- ammettono- “non vogliamo fare nomi per non bruciarli”, ma forse non sono ancora preparati.

Il solitamente coriaceo e battagliero Presidente del Consiglio regionale De Matteis sarebbe arrivato addirittura a chiamare telefonicamente Cialente per convincerlo a restare. Non solo un gesto di fair play nei confronti del “nemico” di sempre. Anche il futuro politico di Giorgio, infatti, è talmente incerto che non può permettersi alcuna accelerazione.

Solo all’alba di questa mattina, stremato dalle recenti battaglie a tutela dell’onore del Presepe di Pianola, Guido Quintino Liris ha trovato il coraggio di scrivere un timidissimo e ambiguo comunicato stampa dove si notava, oltre alla clamorosa assenza di punti esclamativi, una specie di difesa d’ufficio dell’operato di Cialente più che la richiesta delle sue dimissioni (“un’occasione da non perdere”). 
Così, gli unici a chiedere con chiarezza e fermezza le dimissioni di Cialente e nuove elezione sono rimasti gli out sider Vincenzo Vittorini e Ettore Di Cesare.

Ma anche loro pagano gli sterili distinguo che li portarono a presentarsi divisi alle scorse elezioni. Cosa possono fare due uomini soli conto un intero Consiglio comunale, presieduto per altro dall’avvocato del viceSindaco, Carlo Benedetti?

Poco e nulla.

Il resto dei consiglieri comunali di centro destra, davanti ad una tempesta che rischia di travolgere tutto e tutti, hanno deciso di rifugiare nella tanatosi: fingersi morti e non commettere alcuna imprudenza. Nessuno di loro ci tiene a ritrovarsi come Luigi D’Eramo (La Destra), che ha dovuto giustificare alla stampa uno strano finanziamento di 5 mila euro nell’inchiesta Do ut des. Da allora, il gagliardo Luigi mantiene un totale irrigidimento del corpo che lo costringe al silenzio più assoluto.
 C’è da capirli. Con tutti i soldi che sono girati a L’Aquila in questi anni, gli affari in ballo, le case da ricostruire, Case e Map da distribuire, casette da demolire, imprenditori da tutelare, chiunque potrebbe trovarsi invischiato. 
C’è poi la spartizione delle “aree bianche” in procinto di ri-tornare in Consiglio, un affare che fa gola ai “clientes” di tutti gli schieramenti. Ma allora quali dimissioni? Non si interrompe sul più bello “un’emozione”. 

E, allora, l’ordine per tutti è “fingersi morti” e lasciare che il centro sinistra se la veda da solo nel bene e nel male. E sono proprio Renzi e la segreteria nazionale del Pd, che proprio non ne vogliono sentire parlare di chiedere ufficialmente e inequivocabilmente il ritiro delle dimissioni di Cialente, l’ultimo ostacolo per la perfetta riuscita della manifestazione che la Pezzopane sta organizzando per venerdì pomeriggio. Pre-visione: l’ultima offerta da Roma è quella di mandare una lettera, a firma di Renzi o di Letta, da leggere sul palco poco prima della materializzazione di Cialente. Ma di offrire al popolo aquilano la testa del Ministro Trigilia, per il momento, proprio non se ne parla.

Mentre Cialente si finge morto su Facebook in attesa di resuscitare dopo la manifestazione di venerdì, il centro destra locale si finge morto sulla stampa, gli unici veri cadaveri sui quali “non ci resta che piangere” sono quelli della credibilità e dell’onore della nostra città.

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