di Maria Cattini – La bocciatura della candidatura dell’Aquila a capitale europea della cultura 2019 era un fatto abbastanza prevedibile. Almeno per chi avesse letto il fumoso programma presentato in ben tre conferenze stampa della senatrice Stefania Pezzopane che, tanto teneva a seguire personalmente la candidatura, aveva rinviato di alcuni mesi le dimissioni da Assessore plenipotenziario della Cultura dell’Aquila. Ma le stessa Pezzopane sperava almeno di superare la prima scrematura delle 21 città candidate.

«Le candidature sono molte, forse la short list, composta solitamente da almeno quattro città, verrà allungata a cinque». Aveva dichiarato solo due giorni fa, lasciando intendere che L’Aquila ambiva almeno a quel quinto posto. Ed invece di città italiane ne sono state scelte ben sei. L’Aquila non è riuscita a rientrare neanche in questa list che tanto short non è.

Già il critico Vittorio Sgarbi, visitando L’Aquila lo scorso 22 aprile, aveva evidenziato le criticità maggiori: «Qui non ci sono alberghi al momento – aveva sottolineato – e mancano le strutture necessarie. La scelta dell’Aquila sarebbe solo paternalistica, analogamente a quanto successo con il G8 che fu dirottato dalla Maddalena.Venezia potrebbe farcela tranquillamente – ha aggiunto – ma lì sono troppo ‘coglioni’ e si lasceranno scappare l’occasione». Ed infatti anche Venezia è stata bocciata.

E anche l’archeologo del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo Vincenzo d’Ercole, lo scorso settembre, rispondendo sulle probabilità di successo della candidatura era stato abbastanza esplicito: «Ma come si fa a crederci, se i lavori sono seguiti da professionisti che prendono 5 euro l’ora cioè meno di un operaio?»

Per non parlare di Oliviero Toscani, uno dei più famosi fotografi e creativi italiani, che aveva abbandonato la città dichiarando che era trattata come «una vecchia puttana».

La senatrice, appena saputo della bocciatura, ha dichiarato che «non abbiamo da rimproverarci niente, pensano che non abbiamo futuro». Non avranno futuro forse sicuramente gli aquilani, non certo la senatrice che in 25 anni di carriera politica non si è mai assunta una responsabilità dei numerosi fallimenti che sono stati registrati in città.

Ed ecco che la rete diventa luogo dove almeno sfogare in ironia e sberleffi la disillusione dei cittadini.

L’Aquila esclusa da capitale europea della cultura 2019. La commissione: “Se la presentava Rocco passavate”, scrivono su PazzoWeb.

Invece, la fun page “Cialente in preda a deliri mistici mentre pedala con un mezzo improbabile”, cerca di immaginare un proclama prima di quello ufficiale del vero sindaco:

“Purtroppo non saremo capitale europea della cultura nel 2019. Ho già chiesto 500milioni di euro per togliere il logo da tutta la carta intestata. Ma non preoccupatevi, nell’ordine ci candideremo a:

1)Capitale montana della polenta

2)Capitale eurasiatica del Torrone Nurzia

3)Paese ospitante dei mondiali di lancio del formaggio

4)Città organizzatrice del Ruttosound”

Altri scrivono commentando la notizia:

“beh, non ce lo abbiamo piu’ un assessore alla cultura…. 🙂 non possiamo nemmeno concorrere :-D”“managgia, ci eravamo presentati con quel bel biglietto da visita…”

“Prendiamo schiaffi da tutti i lati ….che vergogna.”

“Una improbabilità, finanziata con circa 80mila euro di soldi pubblici” (quelli messi a disposizione dal Comune per sostenere la candidatura, ndr)

“Stefy ed Errico …non dicono ancora niente?”

Altri si chiedono: “Stefania con chi se la prende adesso?”

Ed altri trovano la risposta salutando la notizia con un semplice e amaro:

“CHAMPAGNE!”

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