Il rapporto desecretato del DIS e diffuso da Gabrielli si intitola “Hybrid Bulletin“. Questo “bollettino” contiene, però, solo due dei nove nomi finiti sul «Corriere» con il titolo: «La rete di Putin in Italia».

«Ognuno di noi ha una storia e una credibilità. Certe insinuazioni rischiano di essere lesive della storia di chi cerca di servire il Paese»: così Franco Gabrielli, sottosegretario con delega ai servizi segreti, irrompe nella conferenza stampa istituzionale indetta di concerto con il premier qualche giorno fa. Le voci di dossieraggio da parte dei servizi su chi dissente dalla politica del governo nella crisi Ucraina hanno imposto di rendere pubblico il «report», peraltro classificato come «Riservato», cioè a basso livello di segretezza: per dimostrare a tutti che «non c’è nessuna Spectre, nessun Grande Fratello, nessuna schedatura». Solo una «attività di ricognizione su fonti aperte».

Per Gabrielli l’importante è solo assicurare che «nulla rimarrà impunito. Lo dobbiamo al Paese. Il documento non è sceso dal cielo nelle mani dei giornalisti. La stessa tempistica dimostra che c’è stata una mano solerte».

Il Corriere però fa sapere che il documento diffuso da Gabrielli è solo una sintesi e che renderà conto del documento completo.

Quindi resta il mistero. Chi ha deciso quali persone dovevano essere additate come “agenti della propaganda di Putin” e perchè?

Rapporto DIS

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