Test di verginità e imenoplastica: sono stati costruiti miti millenari, sostanzialmente pensati ad hoc per limitare il desiderio delle donne e “tutelare” la legittimità dei figli all’interno del matrimonio.

Durante il Medioevo una donna in procinto di sposarsi veniva sottoposta, prima della sua prima notte di nozze, ad una pratica volta a verificarne la verginità.

Se l’imene risultava intatto, la donna in questione poteva dirsi pura e rispettabile.

Quindi, nel Medioevo, l’unica incerta prova della verginità era la tendenza delle donne a sanguinare al primo rapporto.

La descrizione dell’imene apparve nel 1543 sul suo De humani corporis fabrica. In seguito, Andrea Vesalio, considerato il padre dell’anatomia moderna, avrebbe precisato che “non tutte le vergini hanno l’imene”.

In realtà, il progresso ha fatto molti passi in avanti in questo senso, dimostrando che alcune ragazze nascono senza imene e altre lacerano la membrana ancora prima di diventare sessualmente attive.

Con esercizio fisico o tamponi, ad esempio.

Da un punto di vista medico-anatomico la verginità non esiste, è una costruzione sociale.

Secondo la ginecologa Jennifer Gunter, autrice del bestseller The Vagina Bible (la Bibbia della vagina), circa il 50 per cento delle adolescenti sessualmente attive presenta un imene intatto.

Su questa base il Royal College of Obstetricians and Gynecologists (Rcog), che rappresenta gli ostetrici e i ginecologi inglesi, ha pubblicato un appello sul British Medical Journal. Per chiedere al governo di bandire i test di verginità, visite “invasive e prive di basi scientifiche” volte a verificare l’integrità dell’imene.

Il test, si legge nell’editoriale, è offerto da diverse cliniche private del Regno Unito.

Ma è praticato in tutti i Paesi occidentali. A richiederlo sono soprattutto donne e famiglie di religione musulmana, ma non solo.

Nel 2018 l’Oms ha pubblicato un rapporto in cui afferma chiaramente che questi test sono “una pratica medicalmente inutile, umiliante e traumatica, basata su un vero e proprio ‘mito'”.

→La messa al bando dei test “è compromessa senza il divieto di imenoplastica, visto che le due pratiche sono inestricabilmente legate”. Si tratta della ricostruzione chirurgica dell’imene, e non riguarda solo le donne musulmane.

E’ parte del grande business della chirurgia intima femminile, una branca della chirurgia estetica sempre più diffusa, che offre interventi di rimodellamento e rigenerazione dell’area vaginale.

→In Italia, l’imenoplastica è sponsorizzata da una grande quantità di siti che offrono interventi di chirurgia intima. Alcuni ne illustrano i vantaggi in italiano e arabo. Uno spiega: “La chirurgia moderna può restituire lo stato di verginità.

Dopo questa operazione, alla prima penetrazione si presenteranno nuovamente la difficoltà e il dolore tipico della lacerazione con conseguente perdita di sangue”.

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