Non si può dire che Chiodi stia con le mani in mano, specialmente in questo periodo. Tra le beghe politiche di corridoio, le preoccupazioni di Commissario alla Sanità, quelle non meno pesanti di Commissario alla ricostruzione, le responsabilità della nomina di un nuovo vice commissario e delle dimissioni di Cialente, cos’altro poteva succedere se non l’esplosione della bomba Stati, che, oltretutto, lascia presagire una “festa” con fuochi pirotecnici di tutto riguardo.

Si susseguono, con celerità impressionante, annunci, disdette, rettifiche circa la presunta ipotesi di ricondurre la Stati nelle file del Pdl, non nelle vesti del figliol prodigo, ma in quelle più sontuose della regina della Marsica, tornata a ristabilire gli equilibri di una traballante Giunta regionale.

Se me lo avessero raccontato, non ci avrei mai creduto che Chiodi, dopo gli altisonanti proclami sulla trasparenza, sulla integrità morale degli stretti collaboratori e sulla indiscutibile saggezza delle iniziative assunte, fosse scivolato fragorosamente sulle bucce di banana degli assessori Venturoni e Stati.

Tra i due, comunque, ci sarebbe da fare un doveroso distinguo. La Stati, una volta coinvolta nelle faccende giudiziarie familiari e politiche, ha avuto il buon senso di rassegnare le dimissioni dalla carica di assessore. Cosa che, puntualmente, non ha fatto Venturoni. Perché? Forse perché le pressioni esercitate per i due assessori sono di natura evidentemente contrapposta. La Stati è stata sollecitata a dimettersi con il miraggio di cancellare la famiglia dal panorama politico ed elettorale della Marsica, dove il padre Ezio spadroneggia incontrastato da diversi anni. Mentre, al “sanitario” è stato consigliato di restare al caldo degli arresti domiciliari fino a che non si sarebbero attutiti i toni della bagarre giudiziaria, abbattutasi sulla regione senza possibili preavvisi o presagi. Eppure, nell’aria si addensavano nubi tempestose. In questo caso l’illuminato fiuto di Chiodi ha difettato clamorosamente.

In tutto questo marasma, gli “Stati” non restavano immobili e cominciavano ad agitare l’ascia di guerra, annunciando azioni che avrebbero potuto sconvolgere il dorato castello della Giunta regionale. La prima prova di forza è stata messa in atto con il passaggio della “Daniela” al gruppo misto consiliare. Visto che l’azione non aveva sortito l’effetto sperato, l’ex assessore all’ambiente ha messo in moto una nuova strategia, lanciando bordate contro Chiodi e l’intera Giunta e facendo tremare, non le gambe, ma le poltrone degli ex colleghi dell’esecutivo. Il Presidente Commissario, “uno e trino”, non si è scomposto più di tanto. Aveva lasciato trapelare l’idea di un rimpasto della Giunta, in maniera che corressero i giorni, si chiarisse la posizione di Venturoni e si raffreddassero i “bollori” della Stati

I mancati approcci con la Stati, il palese e forzato ristagno delle iniziative di ricucitura dello strappo, troppo violento, con la Giunta regionale, ha indotto la “famiglia” a mettere in atto una nuova mossa a sorpresa: il passaggio della Stati nelle file del nascente partito Futuro e Libertà di Fini.

Il colpo è stato accusato dal Pdl, da Chiodi, dai parlamentari abruzzesi e, in particolare, dal coordinatore regionale Pdl che, apparentemente in disparte, aveva macchinato per la totale cancellazione dalla scena politico elettorale di Ezio Stati e famiglia. Ma, come dimostrano i fatti, così non è stato e non è attualmente, perché gli “States” sono ancora sulla breccia ed hanno fatto pervenire al coordinatore regionale il calore dei muscoli che si sono riscaldati nelle ultime vicende marsicane.

La poltrona di Chiodi, che nel frattempo aveva preannunciato il ritorno in Giunta di Venturoni, anche se la sua posizione giudiziaria è ancora tutta da verificare, si è elettrizzata e surriscaldata, non tanto per la notizia di passaggio alla corrente finiana di “Daniela”, quanto per le preoccupazioni che sicuramente avrà espresso il Coordinatore regionale del Pdl.

Sono certa che se la “gola profonda” della Stati dovesse dare voce ai segreti mantenuti strettamente in grembo, non tremerebbe soltanto la poltrona del Presidente, Commissario di se stesso. Tremerebbero, ancor di più, quelle degli Assessori, dei Presidenti di Commissione, della dirigenza regionale, degli accoliti e anche quella più prestigiosa dalla quale il coordinatore regionale Pdl aveva lanciato strali contro i disubbidienti, contro i contestatori, contro i “delatori”, contro tutti gli aquilani che avevano osato chiedere il rispetto dei soli diritti umani e di rappresentanza politica.

Ragion per cui Chiodi si è visto costretto, oppure è stato oggetto di adeguate pressioni, ad ipotizzare la “reintegrazione” in giunta della Stati. Queste pressioni gli hanno consentito, però, di spianare la strada al rientro di Venturoni, in quanto le posizioni giudiziarie dei due assessori si equivalgono. Stanno, praticamente, sullo stesso piano. Perciò, se viene riammesso il primo, appare quanto mai logico reintegrare anche il secondo. E il gioco è fatto.

Tutta questa macchinosa messa in scena serve, a mio avviso, a nascondere un altro vero problema. Si era presentata la possibilità di un rimpasto della Giunta con l’inserimento di Luca Ricciuti al posto della Stati, ma questa idea è caduta nel dimenticatoio, non per aspettare l’esito delle indagini sui due assessori, il cui operato è oggetto di attenzioni da parte della magistratura, ma per congelare l’idea della possibilità dell’ingresso nell’esecutivo regionale di un rappresentante aquilano. Lo avevamo intuito da tempo. Ne sono più che certi gli aquilani e, forse, sarebbe doveroso che il Presidente della regione attuasse i principi dettati dai vertici del suo partito per la scelta e la nomina di quei rappresentanti politici liberi da qualsiasi vizio, peso giudiziario, anche se destinatari del solo avviso di garanzia.

Aspetto ed aspettiamo tutti il responso dell’”oracolo regionale”, meglio conosciuto come Commissario alla ricostruzione.

di Maria Cattini
[tratto da Gli Editoriali del Direttore – IlCapoluogo.it]

Condividi