#Elezioni #Abruzzo: vince il CDX con il 48% ma astenuti il 47%. Trionfo #Lega, male il #M5S, malissimo il #PD

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Il candidato romano del CDX Marco Marsilio convince gli abruzzesi sulla sua supposta abruzzesità e alla fine vince le elezioni per la Presidenza della Regione Abruzzo con il 48% delle preferenze. Successo sì ma trionfo no. Basti pensare che cinque anni fa il candidato del CSX D’Alfonso vinse con il 44% dei voti per un totale di 319.887 voti, Marsilio è stato premiato in termini percentuali ma ha preso “solo” 270.000 voti. Chiodi, ad esempio, ne prese 295.000, equivalenti al 47% delle preferenze espresse. Come si spiega quindi che Marsilio abbia quasi sfiorato il 50% pur pretendendo decine di migliaia di voti in meno dei predecessori? Semplice: tutto sta nel più grande partito abruzzese, ossia quello degli astenuti che sale rispetto al passato raggiungendo il 47%. Circa 260.000 abruzzesi che non hanno avuto la neve e il maltempo come scusa per non andare a votare, ma una bellissima giornata primaverile che li ha convinti a farsi una bella passeggiata piuttosto che sprecare il loro tempo per dare la preferenza a questi politici.
Come avevamo scritto fin dall’inizio di questa tornata elettorale, il successo di Marsilio era tutto legato al successo della Lega che, con il 27,45%, alla fine, ha registrato un vero trionfo delle urne trascinando alla vittoria i partitini della coalizione che non arrivano neanche al 10%, tanto che la loro somma sfiora a malapena il 20%.
Il M5S, che già partiva svantaggiato, è andato peggio del previsto. Nel 2014, Sara Marcozzi aveva conquistato il 21% con 148.000 voti. Ieri si è fermata a 120.000, limando le preferenze al 19%. Qualcosa non deve aver funzionato, ancora una volta, nella formazione delle liste. Eccetto i consiglieri uscenti, gli altri candidati del Movimento 5 Stelle erano dei perfetti sconosciuti che non hanno attratto un voto. L’astensione, alla fine, ha punito soprattutto loro. Il Movimento 5 Stelle dovrebbe evitare di continuare a fare questo errore ma probabilmente è molto più semplice scegliere anonimi candidati ed assicurarsi la propria elezione che tentare la vittoria. Per la candidata Sara Marcozzi il Movimento “non ha nulla da rimproverarsi, è la sconfitta di Pd e Fi che hanno ceduto voti alla Lega”.

Chi esce realmente devastato è il PD, che continua a dimezzare ad ogni elezione i propri voti: passando dal 25% delle scorse regionali, al 32% delle europee, 16% del 4 marzo, fino al misero 11,2% di ieri. Il commento del candidato del Centrosinistra (31,34%): “Ci davano terzi, siamo largamente secondi”, rivendica Legnini, secondo cui il risultato degno di nota è il crollo del Movimento il cui elettorato “si è spostato a destra”. Legnini sognava il recupero che in parte è avvenuto ma, con un PD ai minimi storici con una percentuale poco più di Forza Italia che si ferma al 9%, non è bastato a raggiungere quel 34% di voti che gli assegnavano le ultime proiezioni degli istituti demoscopici.
I complimenti a Marsilio arrivano dal presidente di Forza Italia Silvio Berlusconi che fornisce la sua chiave lettura: “L’Abruzzo lo ha confermato ancora una volta, il Centrodestra è la maggioranza naturale fra gli elettori” anche se  Forza Italia al 9% è peggio delle aspettative ma comunque più di Fratelli d’Italia che arriva al 6,5%. Può sembrare nulla, ma è un risultato molto importante in termini di equilibri interni, considerando che il partito della Meloni ha già il Presidente.

Come previsto, tutta la stampa nazionale si affanna a leggere il risultato delle elezioni abruzzesi come un test sul Governo Conte. Sono solo speculazioni giornalistiche: nei territori sono tantissimi i fattori che condizionano l’elettorato e poco hanno a che fare con le tematiche nazionali. L’astensione al 47% lo conferma. In breve: in Abruzzo c’è un vincitore ed è la Lega. Ma attenti a festeggiare troppo: a ben guardare, i risultati elettorali, con un’astensione così alta, lasciano aperti tutti gli scenari per il futuro. Comprese le prossime europee.

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