di Maria Cattini – Tra metropolitana, megaparcheggio e Perdonanza, il Comune dell’Aquila si trova a dover affrontare ‘pesanti’ debiti fuori bilancio che si porta ciclicamente in eredità. Tra questi ce n’è uno silente, semplicemente perché in attesa del secondo grado giudizio, che riguarda ancora una volta la vicenda dell’Aeroporto dei Parchi.

Si tratta del lodo arbitrale del 2006, proposto dall’Aeroclub di L’Aquila contro il Comune dell’Aquila, che riassume un quarantennio di rapporti.

Nell’impossibilità di raggiungere un accordo al momento della scadenza della convenzione sottoscritta tra l’Aeroclub dell’Aquila e il Comune per la gestione dell’aeroporto, il lodo si è pronunciato, nel 2009, sulla stima riguardante il rimborso dei costi sostenuti dall’Aeroclub per la realizzazione delle opere aeroportuali su terreni non gravati da uso civico, quindi meno della metà dell’intero appezzamento di circa 30 ettari. La cifra rivalutata a carico del Comune si aggira, ad oggi, intorno ai 350mila euro.

Con convenzione redatta in data 5 marzo 1968 era stato concesso in uso all’Aeroclub dell’Aquila un appezzamento di terreno situato a Preturo di 14 ettari, ad esclusiva destinazione aeroportuale, di cui una porzione gravata però da uso civico, sulla quale aveva giurisdizione l’amministrazione separata di Preturo.

La questione dei 10 ettari di proprietà degli Usi civici di Preturo, su cui sorge l’aeroporto è stata risolta solo poche settimane fa con la sclassificazione (determinazione dirigenziale della Regione Abruzzo n. DH31/13 del 14/1/2014), sulla quale ora il Comune dovrà pagare un indennizzo all’amministrazione separata di Preturo. La cosa strana è che, anche in altre occasioni, vedi il bando di gara per l’affidamento della gestione alla X-press, lo stesso Comune non si è preoccupato del fatto, assodato, di non essere, all’epoca della procedura di gara, proprietario di tutto il sedime aeroportuale, ma si è comportato come se lo fosse.

La scadenza della convenzione originaria del ’68 con l’Aeroclub era biennale, salvo tacito rinnovo che si è protratto fino al 5 marzo 2006, allorché il Comune si è avvalso della facoltà di disdetta.

Nella convenzione si precisava che “tutte le installazioni aeroportuali e le relative pratiche con le competenti autorità dovevano far carico all’Aeroclub”. Durante la concessione l’aeroporto ha iniziato a funzionare con infrastrutture realizzate in parte dall’Aeroclub o anche direttamente da parte del Comune; ciò attraverso interventi intesi ad assicurare, dapprima la sua apertura e successivamente il potenziamento della sua funzionalità. Per consentire la realizzazione dell’aeroporto da parte del privato il Comune aveva previsto nel 1968 un compenso molto modesto pari a 12.000 lire annue, compenso che è diventato simbolico negli anni. Le spese di ordinaria e straordinaria manutenzione erano a carico dell’Aeroclub. Le opere aeroportuali realizzate dall’Aeroclub hanno comportato automaticamente l’acquisto della proprietà da parte del Comune medesimo, avendo, il complesso, assunto la qualificazione di bene demaniale.

Nella convenzione era specificato anche che al momento della cessazione della convenzione il Comune avrebbe dovuto rimborsare all’Aeroclub, mediante stima concordata tra le parti, le anticipazioni fatte da quest’ultimo per la realizzazione delle opere aeroportuali al netto degli eventuali contributi erogati dallo Stato o dal altri Enti pubblici.

Con delibera di giunta del 3.8.85, il Comune di l’Aquila esprimeva “…la volontà di non rinnovare la convenzione in essere con l’Aeroclub di Preturo e di non aderire alla nuova proposta di convenzione avanzata in data 11.2.2009”, anche sulla base dell’intendimento di potenziare l’attività dello scalo mediante la diversificazione dell’utilizzo -oltre che per fini turistici- anche per fini commerciali e di protezione civile”. L’esplicita motivazione al mancato “rinnovo” di una diretta gestione aeroportuale da parte dell’amministrazione comunale faceva riferimento al cattivo funzionamento dell’aeroporto e sulla precaria situazione patrimoniale e finanziaria dell’associazione che aveva portato alla pendenza di procedure espropriative per 11 aeromobili. Di qui la necessità di ricorrere al  lodo arbitrale, non avendo trovato un accordo sui rimborsi dovuti.

Complessivamente all’Aeroclub vengono riconosciuti, dal lodo arbitrale, costi sostenuti per l’esecuzione di lavori pari a circa 208.000 mila da rivalutare con gli interessi legali. Ad oggi la somma rivalutata si aggirerebbe intorno ai 350mila euro. A questa somma vanno detratti circa 23mila euro per contributo erogato al Comune nel 1985, anche questi da rivalutare. Al Comune sono state imputate anche le spese legali, già liquidate, pari a circa 38mila euro per il Ctu, ing. Paolo De Santis, e 100mila euro per il Collegio arbitrale.

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