Le Olimpiadi della Belle Époque: quando lo sport era ancora un'avventura

- Olimpiadi della Belle Époque. Alle origini: gli eroi di Olimpia
- Il barone, il motto e la rinascita
- Spiridon Louis: il portatore d'acqua che divenne leggenda
- Parigi 1900: quando le Olimpiadi divennero un circo meraviglioso
- Il primo oro italiano: Gian Giorgio Trissino a cavallo
- Il nuoto nell'acqua corrente (e tra le barche)
- Il tiro alla fune e il primo atleta olimpico di colore
- Duelli di pistola e manichini alla gola
- Pallacorda: quando la rivoluzione giocava a tennis
- Scherma col bastone: Albertson Van Zo Post, americano o cubano?
- Jim Thorpe: l'olimpionico cancellato
- Sport scomparsi, storie immortali
Olimpiadi della Belle Époque. Alle origini: gli eroi di Olimpia
I Giochi olimpici nacquero come celebrazioni atletiche e religiose, svolte ogni quattro anni nella città di Olimpia, in Grecia, storicamente dal 776 a.C. al 393 d.C. Durante queste olimpiadi le guerre erano sospese da una sacra tregua, e gli atleti convergevano da tutto il mondo greco per competere davanti agli dèi.
Tra i campioni dell'antichità, il più leggendario fu senza dubbio Milone di Crotone, lottatore imbattuto per oltre vent'anni e vincitore in sette edizioni olimpiche tra il 540 e il 512 a.C. Il suo palmarès comprendeva anche 7 vittorie ai Giochi Pitici, 10 agli Istmici e 9 ai Nemei: 33 vittorie nelle principali competizioni dell'epoca, un primato che ancora oggi fa tremare i polsi. La leggenda narra che alla sua settima e ultima Olimpiade, il suo avversario — il giovane concittadino Timasiteo — si inginocchiò davanti a lui rifiutandosi di combattere, per rispetto o per paura, lasciandogli la vittoria senza combattere. Un epilogo degno di un mito. Non meno epica la morte: secondo Strabone e Pausania, ormai anziano, Milone si imbatté in un ulivo cavo nel bosco, cercò di spaccare il tronco con le mani e restò intrappolato, divorato dai lupi.
Tra le altre discipline c'erano lo Stadion (192,28 metri di corsa), il Diaulos (circa 380 m), il Dolichos (resistenza su circa 4800 m), il Pentathlon, il Pugilato, le Gare equestri, il Pancrazio — combattimento misto di lotta e pugilato — e l'Hoplitodromos, la corsa in armi. Nel 393 d.C., dopo 292 edizioni, l'imperatore Teodosio abolì i Giochi, considerandoli usanze pagane incompatibili con il cristianesimo, da poco divenuto religione di stato con il suo editto.

Il barone, il motto e la rinascita
All'origine delle Olimpiadi moderne c'è Pierre de Coubertin, pedagogo francese e appassionato dell'antica Grecia, affascinato sin da bambino dagli scavi di Olimpia iniziati nel 1870. Il 25 novembre 1892 lanciò il suo appello, e il 23 giugno 1894, a Parigi, durante il primo Congresso olimpico, propose la rinascita dei Giochi con il motto che ancora oggi risuona: Citius, altius, fortius — più veloce, più alto, più forte. Fu anche l'uomo che coniò la frase più citata dello sport mondiale: "L'importante non è vincere, ma partecipare" — pronunciata parafrasando il vescovo episcopale Ethelbert Talbot in occasione dei Giochi di Londra.
Nel 1896, Atene ospitò la prima edizione moderna. Il primo campione olimpico dell'era moderna fu James Connolly, studente americano di Harvard, che il 6 aprile 1896 vinse il salto triplo con 13,71 metri, diventando campione dopo 1500 anni di silenzio olimpico. Ma la gara più indimenticabile fu la maratona.
Spiridon Louis: il portatore d'acqua che divenne leggenda
La storia più bella di Atene 1896 porta il nome di Spiridon Louis, pastore e portatore d'acqua del villaggio di Marousi. Aveva quasi mancato la qualificazione: alla gara di selezione era arrivato diciassettesimo, ma gli organizzatori decisero di includere anche lui nella lista dei partenti per un cavillo. Il 10 aprile 1896, diciotto atleti si allinearono sul ponte di Maratona per affrontare 40 chilometri verso Atene in pieno caldo e polvere. Louis era sesto al trentesimo chilometro, quando i favoriti cominciarono a cedere: prima il francese Lermusiaux, poi l'australiano Flack. Entrò nello stadio Panathinaikos scortato dal principe ereditario Nicola e dal principe Giorgio, accolto come un eroe nazionale, con il tempo di 2h 58'50''. Non corse mai più una gara, prima né dopo. La sua unica richiesta per i doni ricevuti? Un cavallo e un carro, per portare l'acqua ad Atene più facilmente. Riapparve ai Giochi solo nel 1936, a Berlino, per una cerimonia commemorativa, e morì nel 1940.

Parigi 1900: quando le Olimpiadi divennero un circo meraviglioso
I Giochi di Parigi si svolsero in contemporanea con l'Esposizione Universale del 1900, il che aprì le porte a discipline che non sarebbero mai entrate in un programma olimpico ordinario. Il risultato fu un catalogo di sport bizzarri, alcuni affascinanti, altri semplicemente surreali — ma tutti perfettamente in sintonia con lo spirito curioso e sperimentale della Belle Époque.
Il primo oro italiano: Gian Giorgio Trissino a cavallo
La prima medaglia d'oro olimpica italiana arrivò dall'equitazione, e porta il nome del conte Gian Giorgio Trissino dal Vello d'Oro, sottotenente del reggimento Genova Cavalleria, allievo del grande Federico Caprilli — il padre dell'equitazione moderna — che aveva ottenuto il permesso di espatrio annullato all'ultimo momento. Trissino montò allora i cavalli del maestro: il 31 maggio 1900 conquistò l'argento nel salto in lungo con Oreste (5,70 m), e il 2 giugno 1900 vinse l'oro ex aequo nel salto in alto — sempre con Oreste — pareggiando il francese Dominique Gardères all'altezza di 1,85 m. È anche degno di nota che nella stessa gara si classificò quarto montando il suo altro cavallo, Mélopo, fermato a 1,70 m. Una storia degna di un romanzo cavalleresco.
Il nuoto nell'acqua corrente (e tra le barche)
La Senna, all'epoca ancora balneabile, fece da corsia olimpica per discipline che oggi sembrano fantascienza. Nel nuoto a ostacoli su 200 metri, i 12 nuotatori dovevano arrampicarsi su una pertica piantata nel fondo, scalare una fila di barche da un lato e tuffarsi dall'altro, poi passare sotto altre imbarcazioni. A vincere fu l'australiano Frederick Lane con 2'38"40: un vantaggio inatteso, spiegarono le cronache, era che il suo lavoro portuale a Sydney gli aveva dato grande dimestichezza con il salire e scendere dalle imbarcazioni galleggianti.
La gara di nuoto subacqueo, disputata lungo una corsia di 60 metri della Senna, assegnava punti sia per la distanza percorsa sott'acqua che per il tempo in apnea. La vinse il francese Charles de Vendeville, che percorse l'intera corsia in 1 minuto e 84 secondi. Il danese Peter Lykkeberg rimase in apnea per 1 minuto e mezzo — un risultato straordinario — ma non arrivò a metà percorso e dovette accontentarsi del bronzo.
Il tiro alla fune e il primo atleta olimpico di colore
Il tiro alla fune non era semplicemente una gara scolastica: a Parigi 1900, le squadre potevano essere miste per nazionalità, come quella danese-svedese che vinse la prima edizione. La disciplina detiene un primato storico spesso dimenticato: nel 1900 gareggiò in questa gara il primo atleta olimpico di colore della storia moderna.
Duelli di pistola e manichini alla gola
I duelli di pistola entrarono nel programma olimpico nel 1908 e nel 1912, con un sistema di punteggio che premiava chi colpiva il manichino di 1,70 m alla gola — il punto di massimo valore. Un retaggio diretto della cultura del duello d'onore che ancora permeava l'aristocrazia europea della Belle Époque.
Pallacorda: quando la rivoluzione giocava a tennis
La pallacorda, nota anche come jeu de paume (gioco di palmo di mano, perché originariamente la palla veniva colpita con la mano guantata), è la madre del tennis moderno e una delle prime discipline professionistiche della storia, già cinque secoli fa. A Parigi 1900 gareggiarono solo squadre francesi; a Londra 1908, ironia della sorte, nessun francese partecipò: la gara vide solo 9 britannici e due statunitensi, tra cui il vincitore. La sala in cui si giocava a pallacorda aveva già fatto la storia: nella Salle du Jeu de Paume di Versailles, nel 1789, fu pronunciato il giuramento che avviò la Rivoluzione francese.
Scherma col bastone: Albertson Van Zo Post, americano o cubano?
La scherma con il bastone, di origini rinascimentali italiane e rilanciate in Francia nell'Ottocento, entrò nel programma olimpico a Saint Louis 1904. A vincere fu Albertson Van Zo Post, uno schermidore che compare nelle classifiche con doppia nazionalità — americano in alcune, cubano in altre — un mistero identitario perfettamente calzante con l'atmosfera cosmopolita dell'epoca.
Jim Thorpe: l'olimpionico cancellato
A Stoccolma 1912, il nativo americano Jim Thorpe vinse sia il pentathlon che il decathlon in modo straripante, tanto che il re di Svezia lo definì "il più grande atleta del mondo". Ma la sua vittoria fu annullata perché aveva giocato a baseball semi-professionistico prima dei Giochi, violando le norme sull'amatorialismo. Settant'anni dopo, nel 1982, le sue medaglie gli furono restituite postume.
Sport scomparsi, storie immortali
Dalle mongolfiere sorvolanti Parigi alle corde arrampicate nelle palestre delle prime Olimpiadi (dal 1896 al 1932), dalla pelota basca scommessa nei frontones iberici al korfball olandese — unico sport di squadra misto per definizione — le Olimpiadi della Belle Époque furono uno specchio fedele del loro tempo: un'Europa che credeva nel progresso, si affascinava per il corpo atletico e non aveva ancora stabilito confini rigidi tra sport, spettacolo e avventura. Alcune di quelle discipline scomparvero nel silenzio; le storie degli atleti che le praticarono, no.





