L’Aquila – Finiti gli effetti speciali del berlusconismo, senza più la guida spirituale di “sua eccellenza” Letta, Chiodi si appresta a vivere, da orfano, il suo anno più difficile da Presidente della Regione. Un 2012 iniziato, peraltro, malissimo: con una Legge di Bilancio fantasma che, ancor prima di essere disponibile, è già oggetto di critiche ed emendamenti provenienti dalla sua stessa maggioranza e con il Patto di Stabilità – unico vero atto politico del Governo Chiodi – che va in pezzi dopo appena due mesi dalla pomposa firma a palazzo Chigi.
E non sono le uniche nuvole che si addensano all’orizzonte: ultimissima, se il Governo Monti manterrà le promesse, a Chiodi toccherà pure spiegare ai propri assessori che, molto presto, rimarranno a piedi. Da quest’anno, a parte i presidenti di Regione e i sindaci, tutti gli altri amministratori si dovranno muovere con i mezzi propri, niente più auto blu e autista a disposizione h24. Matteo Renzi, anche escluso dalle nuove norme,  si è già adeguato e solo cinque giorni fa ha annunciato «non abbiamo più le auto blu a disposizione del sindaco e della giunta: da oggi abbiamo solo due auto ‘verdi’ perché non inquinano».  Appresa la notizia della minaccia di nuove direttive da Monti, ci raccontano di momenti di sconcerto nei Palazzi del Governo regionale: «ma davvero?!”, «ma stiamo scherzando, non a noi!»; «va bene generali senza esercito, ma la macchina con l’autista no! Quella Monti non l’avrà mai!».

Per sedare gli attacchi di panico e le crisi di identità degli assessori regionali – che già piangevano miseria per i  “dolorosissimi” tagli –   un’alta schiera di papaveri della burocrazia regionale –  al solito, pronta a soccorrere le ragioni dei “potenti, un po’ meno quelle dei tartassati cittadini – si è messa subito allo studio su come aggirare “queste ingiustizie” dettate solo da quell’ingrato clima di “antipolitica” montato ad arte dai giornali. «Perché – ci spiegano i burocrati ed i politici in uno dei loro mantra preferiti – le spese e i problemi del Paese sono ben altri!».  Ma, anche fosse – rispondiamo noi – a poterle sapere queste spese!

Al 15 gennaio, infatti, non possiamo ancora verificare la versione definitiva del bilancio approvato lo scorso dicembre, nel cuore della notte, dal Consiglio regionale. Dopo aver cercato di recuperare, ricostruire, “riaddrizzare” i pochi documenti esistenti su internet- sul link ufficiale delle Leggi della Regione, al 15 gennaio, non risultava inserita nessuna legge per il 2012- possiamo evidenziare un solo dato, tanto chiaro quanto inaccettabile in ogni Paese dove regni il buon senso: anche per il 2012, la Regione Abruzzo spenderà in vitalizi 5 milioni e 600 mila euro, più dell’intera spesa di tutto il personale del Consiglio regionale, 4 milioni di euro, che registra, tra l’altro, una delle poche diminuzioni considerevoli rispetto al bilancio del 2011 (-115 mila euro). Ma si sa: nel medioevo i Principi sono sempre stati molto più costosi dei loro servi vassalli.

Ma non disperiamo: questa volta non siamo i soli ad avere delle perplessità e a cercare di capire cosa sia realmente successo nelle pieghe del bilancio regionale. Dagli articoli apparsi sulla stampa, ed in particolare da quelli de “Il Centro”, che portano l’autorevole firma dell’esperto e attento collega Antonio De Frenza, sembrerebbe che sono in molti, tra i consiglieri di maggioranza e di opposizione, a chiedersi che fine abbia fatto il testo definitivo del Bilancio regionale.

Chiodi – in un comunicato stampa dai toni spavaldi – assicura invece i cittadini che è tutto in ordine e disponibile su internet. Anzi, il Presidente della Regione ritiene che queste critiche politiche arrivino da chi “chiaramente non ha capito” o “gravemente non sa”. Se fossimo  in Chiodi, saremmo molto più preoccupati, invece, da chi comincia a capire e a sapere: come quei suoi colleghi di maggioranza che hanno avuto la fortuna di mettere mani sul testo finale del Bilancio e già promettono, dalle pagine dei giornali, la loro amara vendetta. Così, prima ancora di potere leggere il testo stampato sul Bollettino, c’è già chi chiede la concellazione  della neo Direzione della Struttura per i Rapporti Internazionali: Ventuoni, Di Matteo, Chiavaroli presumono, non senza malizia, che il taglio sarebbe sfuggito “per la fretta” di approvare il Bilancio .

Sembra incredibile ma viene quasi da rimpiangere gli anni in cui i capitoli del Bilancio della regione Abruzzo, a causa dei debiti della sanità e di altri dissesti economici causati dalla nostra gaudente classe dirigente, erano tutti ridotti a 0: nessuna lite, mal comune mezzo gaudio e si tirava avanti facendo finta di gestire una Regione quando, in pratica, si cercava solo di ripagare la mole di debiti accumulati dai loro predecessori.

Già oggi, rileggendo il discorso di insediamento di Chiodi del 2009, si può cogliere la distanza tra gli alti propositi di allora e i mesti risultati dell’odierna realtà. Differenze che provocano più di qualche ironia: non solo per la citazione di Carl Marx, vagamente iettatrice alla luce degli eventi che sarebbero accaduti di li a poco, ma anche per la promessa battaglia “contro l’antipolitica”- ed era solo il 2009- nell’intento di “ridare la giusta fiducia nelle istituzioni”; fino all’immancabile  ritornello sulla meritorcrazia, classico esempio di parole al vento alle quali nessuno, in realtà, aveva mai creduto. Se poi si pensa che l’anno in corso, penultimo del mandato, è iniziato, oltre che con la malaugurata storia del Bilancio fantasma, anche con delle prime, clamorose defezioni al Patto di Stabilità, unico vero atto politico della Giunta Chiodi in quattro anni di attività, si intuisce quanto siano  buie le nuvole all’orizzonte.

Il 2012, per Chiodi, sarà quindi l’anno delle verità: orfano delle coperture romane che avrebbero dovuto garantirgli un futuro politico, da solo dovrà fronteggiare i problemi e dimostrare finalmente il suo valore. Destreggiandosi, come in un videogame dove i “quadri” si susseguono con un livello di difficoltà sempre più alto, tra il rigore di Monti e i mugugni di una Giunta che rischia letteralmente di rimanere a piedi.

Se quest’anno non riuscirà a superare tutti questi ostacoli e a dare un segno tangibile della sua linea politica, Chiodi, come molti altri prima di lui, finirà semplicemente ad allungare di una tacca l’obsoleto elenco degli annales della politica abruzzese.

Uno dei tanti, appunto, che “c’ha provato” e niente di più.

di Maria Cattini

[tratto da Gli Editoriali del Direttore –  IlCapoluogo.it]

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