di Maria Cattini – Un brutto pasticcio quello che ha riguardato il rimpatrio coatto e ‘poco chiaro’ della moglie del dissidente kazaco Ablyazov, esplulsa da Roma, in fretta e furia, il 1 giugno con la figlia di sei anni. «Le procedure sono state perfette. Tutto in regola e secondo la legge». Il ministro della Giustizia, Anna Maria Cancellieri, ha valutato così il rimpatrio in Kazakhstan di Alma Shalabayeva e di sua figlia. Vista l’amicizia di Berlusconi con il premier kazaco, il dittatore Nazarbayev, l’imbarazzo politico è stato notevole e la vicenda è  finita sul tavolo del ministro dell’Interno, Angelino Alfano, e dei vertici del Viminale.

Una successiva sentenza del tribunale di Roma dice però chiaramente che non c’era nessuna irregolarità nel passaporto della moglie di Mukhtar Ablyazov, principale oppositore del regime dittatoriale di Nursultan Nazarbayev in Kazakistan, paese ricco di materie prime e strategico per gli interessi dell’Eni, come ha riportato Il Fatto Quotidiano. Al di là della questione del passaporto, diverse critiche sono arrivate anche dal Consiglio Italiano per i Rifugiati, una onlus patrocinata anche dall’agenzia dell’ONU che si occupa dei rifugiati, l’UNHCR.

Nel rimandare la signora Alma Shalabayeva nel suo paese di origine, l’Italia potrebbe aver violato il Testo Unico Immigrazione secondo cui nessuno può essere in nessun caso rimandato verso uno Stato in cui rischia di subire persecuzioni. Il CIR ritiene che potrebbe essere stata violata anche la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo che prevede che nessuno può essere respinto o espulso verso un Paese in cui rischia di essere sottoposto a trattamenti disumani o degradanti. Non ci sembra che le autorità italiane abbiano pienamente valutato le conseguenze che tale rimpatrio forzato potrebbe avere.

Una volta aperta l’inchiesta il nostro premier ha dichiarato in aula sul caso Ablyazov: «Non tollereremo ombre e dubbi». Oggi anche Roberto Saviano ha lamentato che «il nostro paese viola le regole in materia di rifugiati». Ma il silenzio dei principali partiti politici è assordante. Tacciono a livello nazionale  ma anche a L’Aquila ci troviamo di fronte al trionfo dell’ìpocrisia.  Va bene che il Kazakistan è un nostro benefattore ma ci saremmo aspettati una presa di posizione ferma di fronte ad una palese violazione dei diritti umani. Dobbiamo sì ringraziare il governo Kazaco per la donazione che ha dato vita al restauro dell’Oratorio di S. Giuseppe dei Minimi, ma anche condannare fermamente questa vicenda che ha l’aggravante di aver riguardato anche una bambina di 6 anni! 

I nostri parlamentari, dal sottosegretario alle senatrici aquilane tanto presenti sui media, se ne sono accorti e hanno fatto finta di nulla, oppure…

Il Kazakistan è una terra ricchissima di risorse naturali, e uno dei principali partner commerciali del regime è l’azienda parastatale italiana Eni. Attiva nel paese dal 1992, Eni ha stretto accordi di cooperazione. Gli ultimi sono del 2012. Si tratta delle estrazioni di gas e petrolio nell’immenso giacimento di Karachaganak (5 miliardi di barili di riserve) e le trivellazioni a Kashagan (dove s’ipotizzano 13 miliardi di barili).

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