di Maria Cattini – Non è bastata la puntata di Report per far capire all’Italia intera quali alte professionalità si celano dietro la chimera dello scalo aeroportuale aquilano, che lo stesso ‘mitico’ gestore dell’Aeroporto, nonché distributore nazionale di salvifiche pastiglie alle olive, Giuseppe Musarella, rinvigorisce il progetto con una trovata marketing tanto bizzarra quanto eloquente della ennesima farsa all’aquilana: un concorso via internet per sapere verso quali ambite mete vorrebbero volare le potenziali migliaia di trepidanti viaggiatori concittadini. Geniale! Essere presi in giro più di così proprio non si può!

Da quello che si evince dalla puntata di Report-  al contrario di quello che era stato tentato di far credere lo scorso agosto tramite una nota ufficiale-  questo progetto di ennesima cattedrale nel deserto è stato finanziato, eccome, con fondi pubblici:  oltre ai milioni utilizzati per il lavori del G8, vanno aggiunti altri 500 mila euro per l’adeguamento della pista sborsati dalla Regione e altri 600 mila- 200 mila all’anno per i primi tre anni di gestione- dal comune dell’Aquila. Il gestore privato si è solo occupato di affidare direttamente i lavori di restyling ad una ditta sua fiduciaria (pagata con i soldi che ha passato finora il Comune?). Ed il bello è che siamo già arrivati alla fine dei tre anni senza che nessuna rotta verso l’ignoto sia stata ancora inaugurata. E non siamo neanche sicuri che siano arrivate tutte le autorizzazioni richieste visto che di piani aeroportuali, dallo scorso anno, ufficialmente non ne sono usciti altri. Sul sito, oltre alla pagina di raccolta di dati personali, compreso il codice fiscale, dei poveri beoni che parteciperanno al premio di uno sconto del 50% su di un biglietto del quale non si conosce l’entità- non c’è la minima traccia dei dati relativi al gestore o alle autorizzazioni ministeriali attese da circa un anno. Tutto risolto? Forse. Ma l’unica foto visibile dell’aeroporto è un’immagine realistica ma virtuale- generata, cioè, con un rendering al computer- di quello che dovrebbe essere l’aspetto finale del tanto agognato aeroscalo aquilano. Le immagini di Report- trattandosi di un aeroporto e non di un self service- raccontano di una struttura molto indietro con i lavori per essere aperta al pubblico a Luglio. Ma per “l’aeroporto eucaristico”- come l’avevamo scherzosamente chiamato mesi fa, commentando l’ennesima bizzarra nota del Comune- non si escludono miracoli. Anzi sembra proprio che ci si affidi solo a quelli, soprattutto se unti con denaro pubblico.
Se è vero- sempre secondo i dati ufficiali citati anche da Report-  che nessuno aeroporto italiano con meno di 500 mila viaggiatori l’anno è in utile, il Comune dell’Aquila quanti altri soldi sarà disposto ad elargire per inseguire questo sogno privato, assurdo e antieconomico? Oppure, come prevede il Piano Passera, dovrà essere la Regione Abruzzo ad incollarsi le inevitabili perdite di gestione?
Un aeroporto con l’irrilevante impegno di attivare un volo uno- solo andata o solo ritorno?- L’Aquila-Milano quante possibilità di successo economico può avere? Oppure ritornerà la balla del “turismo religioso” a risollevare le sorti e a convincere gli enti locali a sganciare qualche altro quattrino?
Siamo sicuri che neanche in Kazaghistan si permetterebbe una gestione così improvvisata del denaro pubblico. Non per noi, ma per un minimo rispetto a una città morente- morente anche per l’incapacità amministrativa dei locali e l’affair Aeroporto dei Parchi ne é un’ultima riprova- vi chiediamo una sola cortesia: piantatela di prenderci in giro.

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