di Maria Cattini –  Non era passata inosservata la lunga e intensa chiacchierata avuta, l’altra sera a L’Aquila,  tra il dirigente del PD trombato alle ultime elezioni politiche, Giovanni “Zizzetto” Lolli, e il candidato alla presidenza della regione, Luciano D’Alfonso. Incuriosito, qualcuno ha provato a chiedere a Big Luciano di confermare i rumors che vorrebbero proprio “Zizzetto” come componente di una sua eventuale Giunta regionale, addirittura nel ruolo chiave di vice presidente “a tutela degli interessi dell’Aquila”. Ma D’Alfonso, da bravo democristiano, alla domanda diretta di un cronista, pubblicata oggi da Il Centro, non ha voluto né confermare né smentire le voci che danno per assicurato “il patto di Zizzetto”.

Giovanni Lolli, medico mancato, già segretario provinciale del PCI, è stato due volte deputato, prima per i DS e poi per il PD. Non riuscendo ad essere eletto al Senato nel 2006, Prodi lo ripescò come sottosegretario allo sport nel suo governo. Nel 2012 ha ricevuto un’altra sonora bocciatura dal suo elettorato, prendendo solo 2600 voti alle primarie del PD. Molti esponenti del PD locale si esposero direttamente per chiedere, prima a Letta poi a Renzi, ancora una volta il ripescaggio di Lolli con un ruolo di governo, ma senza successo.
Da allora l’impegno politico di Lolli è stato limitato al ruolo di tutor del sindaco Cialente. L’apertura di D’Alfonso, strappata l’altra sera ai margini di una pantagruelica cena, potrebbe far resuscitare Lolli dal limbo nel quale sembra caduto. E nello stesso tempo rafforzare la triade aquilana composta, oltre che da Zizzetto, dai suoi storici compagni di avventure: Cialente e Pezzopane.

La notizia, che girava in realtà da tempo, ha sollevato molti mal di pancia all’interno del PD abruzzese, tanto che l’allarme sui malpancisti è stato lanciato anche dalle colonne del quotidiano nazionale Europa, house organ del PD. Molti nel centrosinistra ritengono la nomina di Lolli a vice presidente della Giunta regionale un riconoscimento troppo importante per un politico di professione, che può sì rivendicare una lunga storia di appartenenza al partito, ma che non si è mai “fatto contare” misurandosi con i voti sul suo territorio.

Solo il tempo e il risultato delle urne, potranno svelare se questo “patto di Zizzetto” è concreto oppure solo l’ennesima cambiale in bianco firmata da D’Alfonso per accrescere i suoi consensi.

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