di  Maria Cattini – “Un uomo della televisione qual e’ il vescovo ausiliario dell’Aquila, monsignor Giovanni d’Ercole, e’ certamente affascinato dalla visibilita’, a qualunque costo. Anche a denunciare – per averlo sentito dire da un medico dell’ospedale – che ‘nella nostra citta’ purtroppo esiste la piaga della prostituzione minorile’, dovuta al disagio sociale che vivono i nostri ragazzi entro i supermercati”. Il giornalista e storico aquilano Amedeo Esposito prende posizione sulla vicenda delle presunte baby prostitute e non e’ tenero con monsignor D’Ercole. “E’ chiaro che cosi’ la comunita’ aquilana tutta, laica e cattolica, s’e’ trovata dinanzi ad una ‘realta” impensabile, e del tutto ignorata dal questore Rizzo (persona di tutto rispetto nel suo mandato) che, giustamente – scrive Esposito in una nota – si e’ domandato come mai il ‘medico dell’ospedale’, che ha informato monsignor D’Ercole, non avesse fatto il suo dovere di professionista, ma soprattutto di uomo di scienza, di riferire tutto il suo ‘conoscere’ alle autorita’ competenti.”

A molti non è sfuggito, infatti, che la denuncia di D’Ercole di ragazzine che si prostituiscono per ricaricare il cellulare ricalcava in gran parte i contenuti dalla trasmissione Report, andata in onda solo la sera prima su Raitre. Il servizio di Report, in realtà, si riferiva a fatti risalenti a sette anni fa e serviva a introdurre la rubrica “Come è andata a finire?”, per annunciare l’assoluzione della giornalista da una causa intentata dalla compagnia telefonica 3, che si riteneva lesa dai contenuti di quell’inchiesta.

“Sara’ anche giusta la denuncia di monsignor D’Ercole come uomo della televisione quale egli e’, ma certo – osserva ancora il giornalista e storico aquilano – non lo e’ per un ‘pastore d’anime’ come si pensa che egli sia. E’ giusto – per quel che possa valere il nostro pensiero di giornalista d’altri tempi, anche cattolico – dire: fuori le prove! Siano gli organi preposti ad accertare i fatti, alla Chiesa di lenire le ferite prodotte. Ma di certo senza scoop giornalisti o televisivi”, commenta infine Amedeo Esposito.

INTERVENTO DI MONS. D’ERCOLE

Il Vescovo D’Ercole precisa il senso delle sue dichiarazioni e invita tutti ad ascoltare il disagio dei giovani che può sfociare nella ‘prostituzione minorile’

Martedì 5 novembre scorso, durante la conferenza stampa per presentare il dossier 2012 della Caritas regionale sulle povertà emergenti in Abruzzo, nello specificare che la povertà emergente non é solo quella economica prodotta dalla crisi, ho accennato al disagio umano ed esistenziale presente nella nostra regione e in particolare a L’Aquila e provincia per via anche delle conseguenze del terremoto. A questo punto ho fatto riferimento al disagio degli adolescenti che, qui come altrove, conosce il fenomeno preoccupante dei minori che talora per una ricarica di cellulare e per 100 oppure 200 euro possono giungere anche a prostituirsi. Ho citato a conferma la confidenza di un medico dell’ospedale aquilano che mi aveva parlato di circostanze preoccupanti di cui lui era venuto a conoscenza. Sull’identità del mio informatore e sulla vicenda per ragioni legate alla mia missione di sacerdote ho mantenuto l’assoluto riserbo. Ringrazio la stampa che ha voluto riprendere questa mia denuncia, ma credo siano necessarie alcune precisazioni.

Debbo infatti precisare che i fatti di cui sono venuto a conoscenza non si riferiscono ad abusi da parte di adulti nei confronti di minori, né tantomeno a casi di sfruttamento di prostituzione minorile.

La mia denuncia riguarda quell’insieme di “relazioni pericolose” fra minori con comportamenti sessuali e non solo che sono profondamente disordinati e costituiscono spesso l’anticamera dello sfruttamento della prostituzione. Come da più parti oggi viene sottolineato questa è una vera emergenza educativa che sommata a quella sociale ed esistenziale, costituisce un serio rischio per i ragazzi. Quando si verificano episodi clamorosi come questi, registrati purtroppo anche in altre città, emerge il forte disagio dei giovani. Mi auguro che, grazie anche a questa mia segnalazione, questi fenomeni possano essere prevenuti.

Con queste precisazioni intendo dunque ricondurre alla verità la mia denuncia che rimane chiara e ferma, perché possa suscitare in tutti la consapevolezza di dover investire sull’azione di prevenzione e di educazione che coinvolga in primo luogo le famiglie e poi tutte le istituzioni e le agenzie educative dalla scuola, alle pubbliche istituzioni, alle forze dell’ordine, alla comunità cristiana, ai media, alle associazioni di volontariato, ecc.

Giovanni D’Ercole

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