Alle dosi abituali di confusione e di caos che sconcertano i cittadini sulle sorti del capoluogo post-sisma, si aggiungono, ultimamente, le ipotesi e il chiacchiericcio quotidiano sulle prossime candidature a sindaco. Si contano già ben sei candidature ma potrebbero anche aumentare, oltre a una folta schiera di aspiranti al consiglio comunale.

Tra primarie “ventilate” e “annunciate” sembra già di essere nel turbine calciomercato con riunioni plenarie e conclavi per scegliere i migliori politici rappresentativi. Le tradizionali contrapposizioni “centrodestra” o “centrosinistra” sono ormai un antico ricordo della scorsa campagna elettorale. Lo “strambo” comportamento politico del Sindaco che ultimamente è molto più vicino a certi uomini dell’opposizione che non a quelli del “suo” stesso partito, ne sono la riprova. A “incartare” ancora di più la poco lucida situazione politica aquilana c’è l’ipotesi che aleggia di una lista civica che vedrebbe Massimo Cialente scendere in campo con Carlo Benedetti e il sempre presente Enzo Lombardi. I più maliziosi ricordano che questo sodalizio non nasce oggi, bensì parte da lontano, all’indomani del sisma del 6 aprile con alcune scelte che hanno portato il nostro Sindaco a stare più tranquillo tra i banchi dell’opposizione che in casa propria. Una vera e propria assicurazione sulla vita per l’esecutivo.

Ma se nel centrosinistra le acque sono agitate, il centrodestra non dorme sonni tranquilli. Le divisioni che non piacciono agli elettori e le “prove muscolari” non sempre sortiscono gli effetti sperati. L’eterno dilemma della politica aquilana De Matteis sì, De Matteis no, che vide sacrificare nella scorsa tornata elettorale Angelo De Nicola, oggi inizia a stancare i cittadini. Se da una parte il vice presidente vicario del Consiglio regionale incassa l’appoggio di un Chiodi sempre più bisognoso di “aprire” una sponda sull’Aquila e la “benedizione” del suo vice commissario Antonio Cicchetti, oltre all’appoggio di D’Eramo e della Mannetti, dall’altra deve fare i conti con l’asse di ferro Giuliante/Piccone. I due super alleati non hanno alcuna intenzione di lasciare libero il campo a un esponente di un partito minoritario come l’Mpa, che a livello nazionale ancora non decide da che parte stare e di sicuro vedrebbero di buon occhio la candidatura di un Marotta molto più gradito a buona parte del Pdl. Strascichi di veleni atavici che sarà difficile sanare se non con un conto molto salato. Per De Matteis si profila un cammino con fucile ed elmetto, pronto a rispondere al nemico ma con la consapevolezza di doversi guardare dal fuoco amico.

Sul versante “comitati”, invece, si sta premendo per una possibile candidatura di Vincenzo Vittorini che per ora pare abbia risposto picche anche se in molti, nella società civile, potrebbero convincere il medico a rompere gli indugi e a presentarsi come una delle punte di diamante in una lista civica.

Di sicuro non mancano già i mal di pancia. E pare siano anche bipartizan. Giovani che scalpitano, arrabbiatissimi, delusi. Sono gli under 30 che reclamano le primarie e una regolamentazione che permetta loro di partecipare e cambiare le regole del gioco da sempre appannaggio dei dinosauri della politica.

Outsider del momento Roberto Museo che vedrebbe il favore della Curia, di parte dell’elettorato moderato e di una buona parte del centrosinistra, capeggiato da qualche illustre scontento/a delle scelte del partito. La sua discesa in campo, come uomo “nuovo” della società civile potrebbe sparigliare le carte tanto da indurre alcuni elementi del centrodestra a non seguire il candidato “prescelto”. Grandi manovre in vista di qualcosa di più strutturato? Difficile dirlo, ma in politica certe cose non si fanno per caso, soprattutto se c’è una certa convergenza trasversale.

Ci aspetta comunque un esercito di persone che, in un modo o nell’altro, vorranno darsi alla politica, provare a fare qualcosa, impegnarsi nella vita amministrativa della città. E se da una parte questo fenomeno va salutato positivamente, come un risveglio di una parte della popolazione che ha deciso di tornare ad essere “parte attiva”, c’è anche l’altra faccia della medaglia, quella meno brillante. E cioè: questo piccolo esercito di cittadini è realmente preparato per il compito che si accinge a svolgere? O non è piuttosto una manovra di disturbo, quando non addirittura un’affermazione patologica del proprio “io”, che sia personale o di partito? O peggio: non è che il “boom” previsto sia orchestrato dagli stessi partiti che, stante l’assunto iniziale che la “gente è stanca” organizzerà liste di sostegno inquadrate in strategie di coalizione ma mascherate da “civiche”?

Alla luce dello stato di agonia in cui versa L’Aquila sarà meglio che i nostri politici incomincino a parlare concretamente di progetti per la città, di programmi per i territori, di idee per migliorare la qualità della vita e se è vero che i politici si mandano messaggi trasversali, anche l’elettorato sa “avvertire”. Forte e chiaro. Perché c’è un limite a tutto, anche alla pazienza degli aquilani, e questo limite è stato oltre passato…2011 –

di Maria Cattini

[tratto da Gli Editoriali del Direttore – IlCapoluogo.it]

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