di Maria Cattini, Linkiesta – “Fondare biblioteche è come costruire granai pubblici, ammassare riserve contro l’inverno dello spirito che da molti indizi vedo arrivare” questa la frase di M. Yourcenar che compare sul profilo Twitter di Salvatore Santangelo, che sintetizza il suo lungo e intenso percorso di crescita culturale. Giornalista, saggista, direttore del Centro studi della Fondazione Nuova Italia, Salvatore Santangelo spazia a 360 gradi dalla comunicazione alla politica internazionale, dalla Storia del Novecento alla formazione politica, fino ad arrivare alla promozione della cultura d’impresa, con L’Aquila sempre al centro del suo mondo. Continuamente impegnato a cercare nuovi orizzonti per far ripartire la città e il suo territorio Il mese scorso è stato il promotore, grazie alla sinergia con Maurizio Rossi e H-Farm (il più importante incubatore d’impresa italiano) di nuove prospettive per i giovani abruzzesi sul fronte dell’imprenditoria digitale. Ma non solo. È di qualche giorno fa il “suggello” a un’operazione di marketing territoriale e culturale che vedrà ancora una volta L’Aquila protagonista, insieme a Roma Capitale e agli Archivi Segreti del Vaticano, di un evento mediatico con il fine di richiamare l’attenzione delle coscienze sulla ricostruzione. Lo incontriamo mentre rifinisce la sua ultima fatica in uscita in autunno: un saggio sull’interesse nazionale inserito nel volume collettivo “L’Italia, potenza globale?” (casa editrice Fuoco, specializzata in geopolitica e analisi strategica).
Sei stato il principale ispiratore dell’iniziativa che porterà a L’Aquila la missiva con cui i cardinali del Conclave di Perugia “supplicano” Pietro dal Morrone di ascendere al soglio pontificio. Un iter non facile, ma l’esito positivo è la dimostrazione che “volere è potere” anche quando le cose sembrano impossibili.

Effettivamente ho lanciato quest’idea nel marzo di quest’anno, ma riuscire a portarla a compimento è stato il risultato di un complesso gioco di squadra in cui tutti hanno esercitano il loro ruolo: le istituzioni, il mondo imprenditoriale e gli operatori culturali. Una piena condivisione di intenti del Comune e della Curia di L’Aquila ha incontrato il sostegno del sindaco di Roma Capitale, Gianni Alemanno, di Zetema progetto Cultura, della Confartigianato Abruzzo e della Banca d’Italia. Fondamentale è stata certamente la disponibilità degli Archivi Segreti, che hanno voluto dare un segno di speranza e di rinascita alla città attraverso Celestino V, aiutandoci nel riportare al centro lo spirito vero della Perdonanza celestiniana. Abile tessitore di tutti questi rapporti è stato il dirigente del Comune di  Roma Gianluca Scarnicci.

L’ipotesi di inserimento della Perdonanza Celestiniana nella “lista dei patrimoni immateriali e orali dell’Umanità” è “riemersa” proprio in questi giorni, “sponsorizzata” da Gianni Alemanno e dal Presidente della Società Geografica Italiana Franco Salvatori. Ma effettivamente è stata presentata questa candidatura, e che tempi ci sono?

È riemersa perché c’è una precisa strategia “mediatica” per dare ancora più forza e spessore a un dossier che comunque può vantare tra i “redattori” le principali Istituzioni culturali del Paese, come la Società geografica e l’Accademia della Crusca. Alemanno, lo scorso 27 febbraio, ha voluto sottoscrivere la candidatura per mettere tutto il peso di Roma Capitale. Sullo “stato dell’arte” e sui tempi tecnici ci aggiornerà il 27 agosto proprio il prof. Salvatori a latere della lectio magistralis di mons. Pagano su “Celestino V e le fonti degli Archivi Segreti”.

Non è andata così bene invece per la mancata candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2020, per la qual cosa ti sei più volte crucciato. Cos’è andato storto allora?

Innanzitutto parliamo di ordini di grandezza totalmente diversi… Una cosa è un riconoscimento, se pur prestigioso come quello dell’Unesco, un’altra cosa è organizzare un evento di portata globale come le Olimpiadi. Rinunciare alla candidatura di Roma per il 2020 è stato l’esito di una decisione sicuramente ragionata, ma che non ha permesso di guardare la questione nella giusta prospettiva. Infatti nessuno ha messo in discussione la bontà del progetto, neanche il presidente Monti, che non ha firmato proprio perché, paradossalmente, avevamo la “quasi” certezza di vincere. Se il progetto era “buono”’, lo erano anche le cifre che lo accompagnavano (redatte dalla “Commissione di compatibilità economica” presieduta da Marco Fortis). Il rapporto prevedeva una crescita cumulata del Pil nazionale pari a 17,7 miliardi di euro nell’arco temporale 2012-2025, pari a un aumento dell’1,4% rispetto al 2011. Un incremento che avrebbe coinvolto in particolare le regioni del centro Italia, con una crescita stimata intorno al 4%, con una media annua di nuovi occupati di 12mila unità, con un picco di 29 mila solo nell’anno 2020. La mia contrarietà (penso condivisa da quanti stanno apprezzando l’edizione londinese dei giochi) è resa ancora più forte dal fatto che si è trattato di un’occasione negata anche alla nostra città, perché L’Aquila avrebbe giocato un importante ufficiale. Un ruolo sancito proprio dalla presenza del sindaco Massimo Cialente durante la cerimonia in cui fu presentata la candidatura. Sulla decisione di Monti hanno giocato pesanti ragioni geopolitiche (delle quali ho parlato anche su Limes). Ogni paragone con la Grecia non tiene, perché loro hanno impegnato nei giochi il 3 % del Pil, noi avremmo investito appena lo 0,3. Il tutto appare ancora più paradossale se si pensa che Tokio, nonostante la catastrofe del 2011, appare come una delle candidate più accreditate. 

Sei considerato uno dei più stretti collaboratori del Sindaco Alemanno, sei il Direttore del Centro Studi della Fondazione Nuova Italia e in casa Pdl sei stato uno dei più strenui sostenitori delle Primarie. A L’Aquila, in occasione della scelta del candidato Sindaco, sono state un fallimento. Sei ancora convinto che siano uno strumento valido magari per la scelta del candidato Premier?

Prima del voto aquilano avevo detto in tutte le salse che senza primarie per il centro-destra non ci sarebbe stato candidato vincente. Purtroppo sono stato facile profeta. Non parlerei tanto di fallimento del metodo (le primarie non si sono svolte) quanto di un’incapacità del Pdl di cogliere questa opportunità. E ciò conferma la bontà del ragionamento complessivo che unico può portare alla rigenerazione del centro-destra italiano. Non a caso abbiamo rimesso le primarie al centro della nostra agenda politica, trovando una disponibilità impensabile anche solo pochi mesi fa. Siamo convinti della centralità della partecipazione popolare e siamo determinati a procedere su questo percorso.

Nei tuoi interventi ricorrono spesso le parole “memoria” e “identità”, due concetti che racchiudono bene anche la difficile situazione che sta vivendo L’Aquila in questo periodo alla continua ricerca di una ricostruzione che non c’è ancora. Nonostante tutti ne parlino, non ti sembra che manchi una prospettiva strategica della città?

Memoria e identità sono certamente le materie prime del nostro Paese e spetta a noi trasformarle nel carburante del futuro. Questa è la sfida a cui sono chiamate le nuove generazioni per poter affrontare e vincere la globalizzazione. Passando nello specifico alla condizione aquilana, sono convinto che attorno al tema dell’identità potremo trovare il punto di equilibrio tra ricostruzione materiale, sociale ed economica. Il tema della prospettiva strategica apre a un altro drammatico fronte: quello della classe dirigente in grado di interpretare il presente e disegnare il futuro della nostra città…

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