di Maria Cattini – Scoperchiare il vaso di Pandora dei residui attivi (i crediti) iscritti nel bilancio comunale dell’Aquila, in attesa di predisporre quello di previsione, si è rivelata una bomba a orologeria per l’Amministrazione pubblica. Tra diffide e pareri legali discordanti, pare che sia ‘opportuno’, per evitare la pubblica gogna, non rivelare i nominativi dei debitori del Comune per le mancate riscossioni di Tarsu e Ici, risalenti anche al periodo pre-terremoto.

Per quanto riguarda almeno uno dei grandi ‘evasori’, il nome è saltato fuori per personale ammissione. Eliseo Iannini ha presentato un esposto al Tribunale dell’Aquila, in qualità di amministratore della Ziaca Srl, per sottrazione di documenti pubblici, riguardanti proprio il mancato pagamento della Tarsu al Comune dell’Aquila

Il caso, per quanto è dato sapere, si protrae dal 2001 ad è ancora irrisolto. Coinvolge appunto la società Ziaca, che effettua lavori di zincatura metallica nello stabilimento del Nucleo industriale di Bazzano, e che nel 2005 ha ricevuto da parte del Comune un avviso di accertamento per l’importo di 559.736,61 euro per le annualità Tarsu dal 2001 al 2005. Il Comune nello stesso periodo aveva eseguito accertamenti simili a carico delle altre imprese insediate nella stessa zona. Contro tali verifiche si sono sollevati tutti gli imprenditori interessati, contestando che al Comune di voler applicare la Tarsu alle aree produttive di rifiuti speciali, e perciò soggette ad altro tipo di tassazione, che loro già sostenevano. Il Comune, perciò, agli inizi del 2006 istituiva una commissione, che per ogni stabilimento disponeva la rettifica della superficie tassabile, dovendosi scorporare proprio le aree produttive dei rifiuti speciali ed assimilate. La stessa Commissione quantificava da capo l’ampiezza delle superfici tassabili anche per la Ziaca, rifissandole in 1.618 mq, invece di 12.614 mq voluti dall’accertamento sbagliato. L’impresa però, anziché ricevere la dovuta rettifica, si vedeva consegnare la cartella Equitalia per 559.736,61 a titolo di Tarsu dal 2001 al 2005, completa di interessi e sanzioni, il tutto calcolato secondo l’accertamento errato. Subito dopo Ziaca proponeva, perciò, istanza in autotutela al Servizio tributi/Tarsu del Comune, chiedendo la correzione o l’annullamento dell’accertamento sbagliato. E sottoponeva, per due volte, l’intera vicenda anche all’ufficio del Garante del contribuente. Quest’ultimo, rilevando e dichiarando la correttezza della condotta della contribuente e della sua piena buona fede, nel 2008 e nel 2011 indicava al Comune la necessità di disporre la rettifica in autotutela per gli anni 2001-2005, ed anche per gli anni seguenti.

In questi anni però, nulla è accaduto, e si arriva così alla denuncia di questi giorni. Dalla richiesta di accesso agli atti da parte della Ziaca, al fine di tutelare i propri interessi, risulterebbe che non sia stato mai redatto il verbale in cui la commissione del 2006 aveva fissato i criteri di tassazione. In effetti sarebbe in dubbio se sia stato mai stilato, o sia andato perso o altro, il verbale della riunione del 7 febbraio 2006, della commissione, che però il Comune richiama in suoi atti successivi a proposito dei criteri per applicare la Tarsu anche negli anni seguenti. Il 30 maggio scorso il Sindaco assicurava personalmente il suo interessamento con nota indirizzata a Eliseo Iannini, al direttore di Equitalia Centro Spa e, per conoscenza, al Procuratore della Repubblica dell’Aquila. La richiesta riguardava la sospensione, per un periodo di novanta giorni, della procedura posta in essere nei confronti della Ziaca e, nel ricostruire la vicenda, parlava di meste risposte da parte del dirigente di volta in volta interessato, affermando che “il dirigente del servizio” non era in grado di fornire l’intero carteggio. Nella missiva in questione il sindaco testualmente affermava: “In particolare, la cartella in parola, per un valore di alcune centinaia di migliaia di euro, anno di riferimento 1997 e 2001 al 2005, è scaturita da un progetto interno all’ente “Equità Fiscale” con una farraginosa procedura i cui atti, non sono stati ancora integralmente rinvenuti, con l’intento di comprendere i criteri seguiti in ordine alle aliquote applicate (i criteri tutti elaborati da un’apposita commissione, delibera di nomina n. 568/2005, nella riunione del 7.2.2006), a cui ha fatto seguito un complesso contenzioso tra le parti e richiesta di annullamento in autotutela […].” Concludeva pertanto il Sindaco che era impossibile calcolare con certezza l’esatto ammontare di quanto dovuto dalla Ziaca per carenza dell’integrale documentazione chiedendo egli stesso a Equitalia la sospensione di ogni pagamento.

La domanda sorge spontanea. Perchè il Comune si rifiuta di correggere un proprio errore conclamato, imputando al contribuente –secondo il contenzioso evocato dal Sindaco- di non avere fatto ricorso alla commissione tributaria proprio mentre la Commissione comunale lavorava alla rettifica degli accertamenti sbagliati? Una vicenda poco chiara che potrebbe avere serie ripercussioni legali, nonché richieste di risarcimento per l’Ente, se venissero accertate anche le responsabilità dei dirigenti sulla non rintracciabilità di quei verbali.

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