G20 – Il summit del G20 tenutosi a Roma, nella Nuvola di Fuksas, nelle giornate del 30 e 31 ottobre si è concluso, ma sulla crisi climatica si delinea ancora una volta la scarsa capacità di prendere impegni concreti.

Nel documento finale sul clima approvato a Roma si parla di “impegno con azioni immediate per tetto a 1,5°”, e di “decarbonizzare entro il 2050”.

Per la stampa italiana è stato un successo (Draghi un “tessitore” e “l’Italia guida la svolta” di un “nuovo corso mondiale”), per quella estera un flop (“debole riunione” (Cnn) o “limitati progressi” (The Guardian), per finire al Frankfurter Allgemeine Zeitung (“I paesi del G-20 non riescono a concordare obiettivi climatici più ambiziosi” e “Al vertice di Roma, i governi dei paesi del G-20 si sono limitati a riaffermare gli obiettivi dell’accordo di Parigi sul clima”).

A ben vedere, no, non è stato un successo il G20 di Mario Draghi. Impegni vaghi, senza scadenze, senza una reale convergenza tra le diverse aree geopolitiche in competizione.

La transizione energetica? Un accordo annacquato molto vago, almeno per quanto riguarda L’Italia e poche certezze di miglioramento climatico.

Nota positiva: in Italia l’obiettivo è di piantare 3 miliardi di alberi entro il 2030. “Grazie alla proroga del bonus verde prevista dalla manovra appena approvata, che pone l’Italia all’avanguardia nel piano del G20 per combattere lo smog ed i cambiamenti climatici”. commenta Coldiretti.

Ma bisogna anche difendere gli 11 mln di ettari di superficie boschiva nazionale, “vulnerabili al degrado e agli incendi, perché è mancata l’opera di prevenzione”, ricorda Coldiretti (al G20).

“Tramontate stelle, all’alba vincerò”. Nella magia della Terme di Diocleziano, il coro intona il Nessun dorma di Puccini.

Ma la realtà non fa sconti. No, sul clima il G20 non vincerà.

Possiamo solo sperare che alla Cop26, il vertice globale sul clima che quest’anno si tiene a Glasgow, organizzato dalla Gran Bretagna con il supporto dell’Italia, succeda qualcosa di diverso.

Ma l’esordio non lascia ben sperare. Intanto il rapporto dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale diffuso a Glasgow per Cop26 annuncia che la temperatura media del 2021 è stata in media più alta di 1,09 gradi rispetto ai livelli preindustriali, mentre gli ultimi 7 anni sono stati i più caldi mai registrati.

Il livello degli oceani ha cominciato ad alzarsi più rapidamente a partire dal 2013: si è passati da 2,1 millimetri annui del periodo fra il 1993 e il 2002 ai 4,4 fra il 2013 e il 2021. Il tasso acidità dei mari è il più alto da 26mila anni per l’eccesso di CO2.

Queste le parole di Johnson alla Cop26, “il tempo sta scadendo, un minuto all’ora X’. L’umanità ha esaurito il tempo” per invertire la rotta sui cambiamenti climatici che minacciano il pianeta: “resta un minuto prima della mezzanotte, se non saremo seri” qui e ora “per i nostri figli sarà tardi”.

Intanto la Cina ha annunciato al G20, in queste ore, di aumentare la produzione di carbone di più di un milione di tonnellate, per far fronte alla propria carenza di energia. Negli ultimi mesi il Paese ha dovuto affrontare diverse interruzioni di corrente, che hanno recato non pochi disagi alla popolazione e alla filiera produttiva. Per tale motivo la produzione di carbone è salita, a ottobre, a 11,5 milioni di tonnellate. .

P.S. – Secondo  Bloomberg , Arch Resources, la seconda più grande miniera di carbone degli Stati Uniti, ha già venduto ogni pezzo di carbone che estrarrà dal terreno per il 2022. La società ha venduto il carbone del prossimo anno a un prezzo superiore del 20% rispetto a quello attuale. Peabody Energy Corp., la principale miniera di carbone degli Stati Uniti, ha venduto il 90% di tutto il suo carbone dall’area del bacino del fiume Powder per il 2022. 

“È praticamente esaurito”, ha detto giovedì il CEO di Peabody Jim Grech durante una teleconferenza. “Ci rimane solo una piccola parte da vendere per il 2022 e per il 2023”.

Alliance Resource Partners LP, una miniera di carbone che spedirà 32 milioni di tonnellate quest’anno, ha già stipulato contratti nel 2022 per consegnare 30 tonnellate e 16 tonnellate nel 2023. 

L’aumento della domanda di carbone in vista dell’inverno nell’emisfero settentrionale arriva mentre la crisi energetica globale ha portatio i prezzi del gas naturale a livelli record in tutto il mondo. Le centrali elettriche stanno abbandonando la produzione di natgas perché è antieconomico ai prezzi attuali, da qui la crescente domanda del combustibile fossile più inquinante. (Fonte: ZeroHedge)

Condividi