di Maria Cattini – Un mese fa, in occasione della solenne celebrazioni del cinquantenario, molti avevano notato la clamorosa assenza tra gli ospiti di Gigi Proietti, probabilmente il personaggio vivente più famoso che ha in più occasioni incrociato la sua vita artistica con quella del Teatro Stabile dell’Aquila.

Nel corso della cena di gala, tante erano state le speculazioni degli invitati. Sarà stato epurato come i nomi dei reali fondatori del Teatro? Una presenza che rischiava di oscurare qualcuno? Dissapori con l’attuale dirigenza dello Stabile? O sarà stato semplicemente dimenticato?

In effetti, l’ultima esperienza di Gigi Proietti a L’Aquila, risalente al 1989 in qualità di direttore artistico, si era conclusa nei peggiori dei modi.

Questa sera su Raitre, nel corso della trasmissione “Che Tempo che fa”, condotta da Fabio Fazio, si è avuta la conferma dell’insofferenza di Proietti nei confronti del Tsa.

Incalzato da Fazio che voleva conoscere le origini della carriera di Proietti, l’attore ha risposto: “Il mio primo lavoro importante è stato “Il dio Kurt” con Calenda” -piccola pausa per riflettere esattamente cosa dire- “…in un teatro dell’Aquila…” e poi, senza aggiungere altro, ““Il dio Kurt” era un testo importante di Moravia”. Tutto qui il vago riferimento che Proietti ha voluto concedere a L’Aquila e al suo teatro. Quasi si vergognasse di citare il nome del Teatro Stabile. O di chi ne rivendica oggi la fondazione.

Condividi