Alle 3 e 32 del 6 aprile noi non ridevamo. Prima in 300, poi la domenica dopo in 1000 a gridare “L’Aquila è nostra”, fino ad oggi e così si sono riaccesi i riflettori. Dopo la simbolica riconsegna delle chiavi, di domenica scorsa, ci voleva la “rivolta delle carriole”, all’Aquila, per rianimare il dibattito sulla destinazione delle macerie.

Un’ossessione.

In centro storico ci sono più di quattro milioni e mezzo di tonnellate di macerie da rimuovere e gli aquilani, stufi di bugie e ritornelli sulla “ricostruzione più veloce della storia”, questa mattina hanno deciso di fare da soli e la città ha avuto, finalmente, uno scatto di orgoglio. Macerie che a distanza di 11 mesi dal terremoto sono ancora lì.

Oggi, in 6.000, dati non taroccati ma diffusi dalla Questura, tutti insieme, gli aquilani si sono dati appuntamento per gridare “liberiamo L’Aquila dalle macerie”. Si sono dati appuntamento nel cuore della città per sgomberare i detriti, chi con le carriole chi a mani nude, un gesto per riaffermare simbolicamente il vuoto istituzionale in cui siamo stati lasciati. Alcune carriole piene di macerie sono state poi depositate davanti al Consiglio regionale, per ricordare alle istituzioni che le macerie sono una priorità per la ricostruzione.

Con i berretti con la scritta “L’Aquila rinasce dalle sue macerie” hanno gridato la voglia di partecipazione con il grande senso di responsabilità, il nervosismo tenuto sotto controllo e un’organizzazione impeccabile per la catena umana che ha passato di mano in mano le macerie raccolte e differenziate in piazza Palazzo, sino a piazza del Duomo. Studenti, docenti, commercianti, professionisti, piccoli artigiani, donne, anziani, bambini che oggi si sono sentiti vivi e meno soli: questo è il “popolo delle carriole”. Sì perché in tanti ci si sente più forti.

E oggi L’Aquila ha dimostrato di essere una comunità che non si vuole disperdere e non si sente vittima di strumentalizzazioni politico elettorali. Ha semplicemente, come unico obiettivo, quello di riprendersi la propria città e tornare a vivere il centro storico: la paura di perdere la propria identità, la possibilità di riconoscersi in un luogo, un simbolo, ricco di storia e di storie che è il nostro centro storico.

Questo è un momento storico per la città di cui forse non tutti si rendono conto. Non è stata una protesta, ma la manifestazione della volontà comune, la voglia di dire: gli aquilani, finalmente, ci sono! Oggi le cose sono cambiate e gli aquilani hanno dimostrato che dalle macerie si può anche rinascere.

PS – Il ‘popolo delle carriole si è dato appuntamento anche domenica prossima, per ripulire la zona del Castello.

di Maria Cattini
[tratto da Gli Editoriali del Direttore – IlCapoluogo.it]

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