Le grandi manovre elettorali per la definizione del candidato sindaco al comune dell’Aquila, per la verità, sono state avviate da molto tempo. Coincidono perfettamente con il deludente risultato elettorale per la conquista della presidenza della provincia. Gli strateghi del Pd hanno ritenuto urgente provvedere al recupero della sconfitta, inserendo, la presidente, nella nutrita squadra dell’esecutivo comunale, allo scopo di non farle perdere visibilità e credibilità. Hanno individuato così l’agnello da sacrificare. Hanno sottratto deleghe agli assessori e qualcuna anche al sindaco, in maniera da creare la figura dell’onnipotente nuovo assessore quale vera e propria eminenza grigia dell’amministrazione comunale. Con la nomina dell’onnipotente, naturalmente, gli strateghi avrebbero potuto realizzare un altro recondito progetto: l’oscuramento della figura del sindaco che, con il terremoto, ha recuperato una certa visibilità non solo sul territorio, ma anche in campo nazionale. I progetti, però, sono naufragati entrambi sul nascere. Visibilità e credibilità del nuovo assessore sono stati vanificati da un’attività sterile e inconsistente, basata essenzialmente sull’effervescenza dei comitati appositamente costituiti. L’oscuramento del sindaco non è avvenuto ad opera dell’eminenza grigia. E’ stato automatico e, perciò, non ha visto premiate le subdole manovre dei grandi strateghi del partito.

Le operazioni elettorali, quindi, potrebbero essere dichiarate chiuse in quanto prive di successo. Cialente, però, non si è dato per vinto. Nelle vesti dell’’ebreo errante’, ha tentato di recuperare terreno, visibilità e credibilità attraverso due azioni convergenti, le cosiddette convergenze parallele. La pubblica dichiarazione di essere rimasto sempre solo nella veste di sindaco, completamente abbandonato dal suo partito, nel quale, tra l’altro, non si riconosce più ed al quale non è mai appartenuto, la dice lunga. La genuflessione ai piedi di Letta per tentare di scalzare la struttura commissariale delegata alla ricostruzione è stata un’operazione troppo grande per le potenzialità del povero sindaco, caduto nelle fauci dell’intellighenzia politica del Pdl. Letta non avrebbe mai corso il pericolo di essere scomunicato dalle super potenze clericali per aver messo in pericolo le poltrone della struttura commissariale e, in particolar modo, quella del protetto e imposto Cicchetti. È sfumata anche la possibilità della rimozione dei corvi dalle comode e laute poltrone commissariali per tentare di ottenere nuovamente la nomina di vice commissario unico, per tentare di bilanciare la quasi certa bocciatura come candidato sindaco. Per cui, è tornato in città con le ossa rotte. Conferma del commissario, del vice commissario, dello stesso Fontana e con cinque milioni in meno per l’ossigenazione delle asfittiche casse comunali. E, forse, non ha ottenuto neppure l’impossibile promessa di candidatura nelle file del Pdl.

Gli errori, le banalità, la disperazione di Cialente, hanno consentito al Pd di organizzare un ulteriore trabocchetto, nel quale il povero sindaco è incappato totalmente, nella speranza di potersi collocare ai vertici della graduatoria dei candidabili. Ha abbracciato, senza riserve, la tesi di provvedere alla vendita dell’ex ospedale di Collemaggio, i cui proventi, uniti a quelli dell’assicurazione e dei finanziamento ministeriale oltre alla cospicue donazioni, di cui ancora non si riesce a capire l’esatta collocazione nei libri contabili della Asl, sarebbero stati impiegati per la costruzione di un nuovo inutile ospedale, solamente per fare il gioco del manager e dei suoi compagni di cordata che avevano già pronto nel cassetto il progetto, guarda caso, pensato ed ideato in anticipo senza che nessuno ne sapesse nulla.

Oggi il massimo esponente del Pd locale, l’onorevole Giovanni Lolli, ha decretato che l’area dell’ex ospedale psichiatrico di Collemaggio «non si vende per nessuna ragione». Così, non solo sfumano i progetti degli affaristi che avevano sognato guadagni da nababbo ma cadono, inevitabilmente, anche le aspettative di tutti coloro che pensavano di poter ottenere benefici personali dalla conclusione dell’affaire. Gli effetti dell’azione di Lolli non sono solamente questi. Una delle maggiori e più dirompenti azioni sta nel fatto che la dichiarazione del parlamentare costituisce un sonoro e plateale schiaffo, a mano aperta, alla faccia di Cialente per le sue ingenuità. È una chiave di lettura inequivocabile: chiusura totale ad una possibile candidatura di Cialente alle prossime amministrative. Questo è quanto si legge tra le righe di comunicati. Dichiarazioni e dispotici atteggiamenti nella disperata speranza di poter aprire qualsiasi spiraglio per il rilancio dell’eminenza grigia. Tutto ciò, naturalmente, nel nome del progresso, del rinnovamento, dell’apertura all’ingresso di nuove leve, giovani e fresche intelligenze locali. Di diverso avviso, guarda caso, sono gli elettori e gli stessi simpatizzanti del Pd i cui malumori iniziano a emergere.

La partita è ancora aperta e tutta da giocare. Staremo a vedere, comunque, gli sviluppi della situazione per la definizione della rosa dei candidati alla conduzione e gestione di ciò che resta di una disastrata amministrazione comunale.

di Maria Cattini
[tratto da Gli Editoriali del Direttore – IlCapoluogo.it]

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