Alcuni consiglieri regionali tra ieri e oggi hanno voluto stigmatizzare il comportamento dei cittadini aquilani che avrebbero voluto assistere ai lavori consiliari, il cui calendario prevedeva la ricostruzione della città e la nomina di un nuovo vice Commissario alla ricostruzione.

Normalmente, dopo diciassette mesi di inutili attese e di discutibili atteggiamenti assunti dal parlamento regionale in merito agli argomenti portati in Consiglio, dovrebbe essere più o meno giustificabile una qualsiasi forma di protesta civile e democratica. Fino al momento in cui i consiglieri sono restati in aula nessuno si è permesso di occupare gli ambiti “seggi”. Non sono stati “occupati” e non sono stati usurpati a nessuno. I cittadini vi si sono seduti solamente dopo che i consiglieri hanno abbandonato l’aula. Non è mio compito difendere l’operato dei comitati ma cerchiamo di rimettere le cose al giusto posto.

Se strumentalizzazione c’è stata ognuno dovrebbe farsi un attento esame di coscienza.

La lezione che il Consigliere Riccardo Chiavaroli avrebbe voluto dare agli aquilani appare quanto meno faziosa e, pertanto, prima di pronunciare sentenze che pesano come macigni (“il fatto che un gruppo violento di facinorosi possa irrompere in un’aula istituzionale ed interromperne i lavori, infatti, non è un buon servizio né alla democrazia né tanto meno alla città dell’Aquila”), sarebbe stato bene assistere con molta attenzione al dibattito. Lo stesso dibattito che avrebbero voluto ascoltare gli aquilani in ordine alla discussione degli argomenti relativi alla ricostruzione della loro città ed alla nomina dell’ulteriore vice commissario. È quanto mai giusto e scontato che l’assise regionale debba provvedere all’espletamento dei propri compiti senza interruzioni e senza pressioni. È verissimo, tutti siamo pienamente d’accordo. Allora Chiavaroli spieghi agli aquilani, agli abruzzesi, agli italiani perché ci sono voluti “solo” diciassette mesi per inserire all’ordine del giorno argomenti di tale portata. Spieghi, anche e soprattutto, le “alte” pressioni che vi sono state sul Consiglio regionale per la nomina del nuovo Commissario arrivate dai “comitati” del suo Partito, non da quelli aquilani che, certamente, non godono di tali poteri.

Si è mai chiesto Chiavaroli se le competenze della ricostruzione spettino ai Commissari o agli Enti Locali individuati nella normativa? E se tali poteri sono stati assegnati, come di dovere ai Sindaci, risulta, per caso, che essi non siano stati in grado di gestire questi compiti che rientrano perfettamente nella loro istituzionalità? Allora, sarebbe stato giustificabile ed apprezzabile il commissariamento dei medesimi. Ma sono stati eletti legittimamente dal popolo e non si può invocare la sovranità popolare solo quando conviene! Benissimo! Allora, visto che i Commissari non sono stati in grado di gestire proficuamente la materia, appare quanto mai doveroso “commissariare” gli stessi, non con la nomina di un terzo e scomodo commissario, ma con la restituzione di compiti e funzioni agli Enti locali titolati per legge. Questo mi sembrerebbe logico…

Il giusto è quello che conviene, vero? Diceva mio nonno. Ma attenzione. I cittadini hanno pari diritti degli eletti, anche se in realtà ne avrebbero qualcuno in più e potrebbero chiedervi conto della fine che ha fatto la loro delega affidatavi con il voto.

Anche questa è una presunzione?

Provate pure a contestarla e vi renderete conto del reale stato d’animo degli aquilani e degli abruzzesi tutti. Speravate, forse, che molti condividessero il vostro atteggiamento in proposito. Un mare di mugugni si ode dalle Alpi alle Piramidi.

Basta saper ascoltare attentamente per capire da che parte possa essere la ragione, la forma e il rispetto delle regole e questo ben prima dell’ultima bufera che si è abbattuta sulla nostra regione, senza ulteriori strumentalizzazioni.

di Maria Cattini
[tratto da Gli Editoriali del Direttore – IlCapoluogo.it]

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