di Maria Cattini – Gli straordinari anni della gioventù, quando siamo stati tutti giovani e capaci di sognare un futuro glorioso. Ed è vero: il Tsa ha vissuto un momento di gloria che coincide esattamente con gli anni gagliardi della gioventù di almeno due di quelli che ne diventeranno i futuri, controversi protagonisti: Errico Centofanti e Luciano Fabiani.

“Nell’estate del 1955- ricorda il giornalista Antonio Di Muzio, che ha appena ultimato un libro dettagliato e documentato sulla storia del Tsa -venne costituito a L’Aquila un Ente aquilano per il Teatro drammatico e successivamente (il 18 dicembre) la Scuola di Cultura drammatica. La nascita di un  teatro stabile, però, restava un’idea lontana dato che le normative ministeriali dicevano che tali strutture potevano sorgere solo in città di almeno 300 mila abitanti.” “A questo punto- spiega sempre Di Muzio-  per creare un  teatro stabile non bastava più la passione di qualche commendatore o dei componenti dei gruppi amatoriali, ma piuttosto urgeva l’intervento della classe politica del capoluogo”. Già dalla fondazione del Tsa, quindi, la politica aquilana dovette pretendere, con molta più convinzione e risultati di oggi, delle modifiche alle leggi dello Stato. Una situazione che potrebbe ricordare la più recente battaglia aquilana per la Zona Franca Urbana o per l’Aeroporto.

Nell’ottobre del 1963 l’élite culturale e politica aquilana fu tutta unita per ottenere il primo importante risultato. I consiglieri comunali ed i rappresentanti degli altri Enti votarono all’unanimità per la nascita del Teatro stabile  aquilano, che ebbe come padrino di eccezione il ministro Lorenzo Natali, già allora presidente dell’Ente aquilano per il Teatro drammatico e che, dal 1963 al 1966, rivestì proprio la carica di presidente del Tsa.

Solo dopo un anno dalla fondazione, per riuscire a conquistare i finanziamenti necessari e lo status di Teatro Stabile, entrarono veramente in gioco quelli che oggi qualcuno vorrebbe far passare  come “i fondatori del Tsa”. Per alcuni, nel 1964, Giuseppe Giampaola, che ricopriva l’importante ruolo di responsabile dell’Ente Teatrale Italiano, era l’ideologo; Luciano Fabiani era il giovane – aveva solo 34 anni- politico colto e intellettuale che mise a frutto le amicizie della Dc e il giovanissimo “comunista“ Centofanti era, a soli 23 anni,  probabilmente poco più che l’autista di quell’avventuroso viaggio in macchina “verso Genova, dove l’indomani si sarebbe svolta una riunione dei direttori di tutti i teatri stabili italiani.”

“Per il Tsa, racconta sempre Centofanti- quel riconoscimento era essenziale, non solo ai fini del sostegno finanziario statale ma anche in termini di legittimazione nel sistema teatrale nazionale. Fu dopo quella notte “buia e tempestosa”- ama ancora compiacersi Centofanti- che il Tsa nacque veramente”.

Alla fine, fu “merito dei nostri fondatori- si legge oggi anche sul sito del Tsa- se la Direzione Generale del Ministero della Cultura modificò la norma istitutiva dei Teatri Pubblici in senso territoriale, accettando il Tsa nel novero dei grandi Teatri”. Ma, in realtà, fu la figura di Lorenzo Natali a mantenere un ruolo determinante per il futuro sviluppo del Teatro. Natali, nel 1968, sarà messo a capo del dicastero del Turismo e dello Spettacolo, una vera garanzia per le finanze del Teatro Stabile dell’Aquila. “Non è dunque azzardato- sostiene Di Muzio documenti alla mano- “affermare che il Tsa è nato dalla volontà non tanto di uomini di teatro, ma della classe politica-amministrativa del tempo, che creò uno spazio culturale per poi occuparlo.”

Il battesimo ufficiale del Tsa ci fu il 13 gennaio 1964 all’Auditorium del Forte spagnolo, mentre il debutto del primo spettacolo- “Alì Babà ed i quaranta ladroni”, con i burattini di Maria Signorelli, diretto dal regista marsicano Raffaele Meloni- avvenne tre giorni dopo alla presenza dei rappresentanti del Piccolo teatro di Milano e del Teatro stabile di Torino. Per il  Tsa  fu il riconoscimento ufficiale anche da parte di quelle due massime strutture pubbliche nazionali. Tra le autorità presenti ad assistere all’evento ci fu naturalmente il presidente dell’Ente, Lorenzo Natali, che all’epoca, in pieno boom economico, ricopriva il ruolo di sottosegretario al ministero del Tesoro. 
Le produzioni successive, sempre di burattini, furono il “Faust” (con le scene di Fulvio Muzi) e “Il bambino e il vento”.

“La svolta del  Tsa- certificano i dati raccolti da Di Muzio-  arrivò nel 1966 con gli “Incontri teatrali”, voluti fortemente da Errico Centofanti e Luciano Fabiani, che di fatto, da allora, presero le redini dello Stabile. La rassegna sul teatro contemporaneo portò all’Aquila fino al 1971, il “Royal Experimental Group” di Londra, il “Marionetteatern” di Stoccolma, il “Living Theatre” di New York, l’”Open Theatre” di Joseph Chaikin e il “Gruppo Teatro Estudio” dell’Avana, oltre ai migliori gruppi dell’avanguardia teatrale italiana.”

Sempre nel 1966,  proprio mentre si cominciava a capire che il teatro a L’Aquila, oltre a premiare le ambizioni culturali della città, poteva diventare un collettore di ingenti somme di finanziamenti pubblici e una risorsa per la gestione del potere, da una “costola” del  Tsa nacque la prima “gemmazione” delle istituzioni teatrali aquilane: il Tadua (Teatro accademico dell’Università dell’Aquila) che si dimostrò per molti versi un’appendice dello Stabile aquilano. Nicola Ciarletta, docente di Storia del Teatro presso la Facoltà di Magistero negli anni ’70, fu il primo animatore e teorico del Tadua, col quale egli intendeva realizzare una sorta di “utopia ideologica”, predicando e ideando un luogo per l’incontro ed il confronto delle idee giovanili. I primi componenti del Tadua furono i cugini Antonio ed Errico Centofanti, Maria Cristina Giambruno– che diventerà la moglie di Antonio con il quale, meno di dieci anni dopo fonderà L’Uovo- Federico Fiorenza, Claudio Guidi, Giovanni Incorvati, Walter Tortoreto, Paolo Rubei, ai quali si affiancavano di volta in volta alcuni consulenti.

Da allora, per quasi quaranta anni, avevamo sottolineato sin dal primo articolo, l’importanza che il Teatro Stabile ha avuto, dal 1960 ad oggi, nella formazione culturale e sociale della città. L’Aquila, infatti, dovrà imparare a convivere con la gran parte di questi personaggi che rimarranno, a vario titolo, i referenti della “cultura” cittadina e i maggiori beneficiari di tutto il fiume di denaro che verrà per i quarant’anni a venire. L’intera città e l’originale fervore culturale invecchieranno insieme a loro. Mentre quelli che verrano ritenuti “inaffidabili” o non funzionali ai propri interessi, verranno via via emarginati e esclusi dalla vita cittadina.

Mentre i giovani delle generazioni successive saranno costretti a mettersi perennemente in fila o a cercare fortuna altrove.

Con gli anni ’70 arriva quella che viene definita propriamente “l’età dell’oro” della cultura aquilana. E i primi scandali finanziari che porteranno molti di quei protagonisti, non più giovani e idealisti, a dividersi e a litigarsi i posti nella ricca mangiatoia dei finanziamenti pubblici.

(continua)

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