di Maria Cattini – Massimo Cialente avrebbe dovuto confermare le dimissioni anche e soprattutto per i mancati risultati politici ottenuti in questi anni. “Un’amministrazione che ha condannato la città all’isolamento, non avendo nemmeno la capacità di dialogare con le altre istituzioni: l’Europa, l’Università, la Regione, il Governo. Questo è purtroppo il risultato dell’azione politica di Cialente. Il completo isolamento della città. E’ un risultato accettabile di cui gioire?”. Ettore di Cesare, consigliere comunale di Appello per L’Aquila, torna a parlare della situazione politica in cui si è venuta a trovare l’amministrazione comunale, dopo il balletto del ritiro delle dimissioni del primo cittadino avvenuto solo qualche giorno fa.

“Il vero fallimento di questa amministrazione -continua Di Cesare- sta proprio qui: senza strategia e programmazione basate sull’interesse collettivo per la ricostruzione e per il futuro economico e sociale del nostro territorio, si ricostruisce al più qualche aggregato ma non la città, che non è somma di aggregati. Non si da soprattutto una prospettiva al territorio al di là degli aiuti pubblici. Per rifondare L’Aquila c’è bisogno di studio, strategia e programmazione e di una classe politica adeguata”.

“Al momento delle dimissioni, Cialente – ha continuato Di Cesare – aveva affermato che, “in un momento di scontro durissimo col governo, un sindaco può presentarsi con forza solo se ha dietro la città, se è credibile” e aveva ritenuto, ancora sue testuali parole, di non essere più utile, ma di poter diventare un ostacolo per questa città. “Il problema – aveva detto ancora – è recuperare l’immagine della città, agli occhi aquilani e a agli occhi del paese””. E invece “torna al suo posto meno credibile di prima, senza aver ottenuto nulla di quanto aveva chiesto come condizione per il ritiro delle sue dimissioni. Un’operazione populista e basta”.

Per il consigliere di opposizione è discutibile che “per “recuperare l’immagine” oggi ci si affidi a un’operazione debole, di facciata, come quella del vice sindaco Nicola Trifuoggi che sostituisce Roberto Riga, indagato. Oggi si fa leva sulla garanzia della legalità, a guardia della quale si mette un magistrato, mentre finora non si è stati in grado di garantire la trasparenza. La trasparenza non va annunciata, ma va praticata quotidianamente attraverso atti amministrativi. Era necessaria una norma (la cosiddetta Legge Barca- ndr), da noi proposta al Governo e che oggi è legge, per rendere incompatibili queste situazioni che avrebbero potuto generare corruzione e conflitto di interessi?”

Di Cesare ha anche ricordato l’azione politica portata avanti da tempo da Appello per L’Aquila circa l’evidente inadeguatezza del dirigente comunale Mario Di Gregorio, nella sua funzione di responsabile degli affidamenti dei puntellamenti e dei recenti spuntellamenti: “Anche riguardo al bando di gara milionario sulla rimozione dei puntellamenti è mai possibile che sia gestito dallo stesso Di Gregorio che a suo tempo si occupò dell’affidamento dei lavori sui puntellamenti?”. La risposta di Cialente fu che sui puntellamenti furono fatte scelte oneste e trasparenti, attaccando Di Cesare, che veniva chiamato “ominicchio” e “quaquaraquà”. Oggi Di Cesare ringrazia “il tempo che è galantuomo visto che la storia ci ha dato ragione, anche in tempi brevi”.

Sulla questione relativa all’azione politica della maggioranza Di Cesare critica duramente Rifondazione Comunista e Sinistra Ecologia e Libertà. “Stupefacente la reazione dei partiti di maggioranza in questi giorni in difesa del sistema che tutti alimenta e sostenta. Evidentemente il sindaco garantisce un sistema che tutela proprio tutti. Avete sentito un’autocritica da parte dei partiti di maggioranza? – chiede Di Cesare  – Io no. Ho visto solo una pericolosa chiusura autoreferenziale, un arroccamento a difesa del sistema che tutti alimenta e tutti sostiene. I partiti della maggioranza hanno avuto l’ultima possibilità di dissociarsi davvero da questo sistema clientelare, ma a questo punto ne fanno parte a pieno titolo in qualità di complici. O si sta da un lato, o da un altro. Hanno fatto una scelta di campo, auguri”. E sull’opposizione di centro-destra, per giorni silente sulla vicenda: “E’ strano che De Matteis abbia proferito verbo il giorno prima dell’annunciato ritiro. Anche queste pantomime fanno parte di una concezione della politica lontana da noi anni luce”.

Altra nota dolente per Di Cesare, il consiglio comunale. “Si dimette il sindaco e non è stato convocato un consiglio comunale. Noi l’abbiamo chiesto il giorno dopo per mezzo stampa. Ma ci pareva ovvia la necessità della convocazione di un consiglio comunale. Carlo Benedetti è un presidente che ha totalmente abdicato alla sua funzione istituzionale. Inoltre, non è opportuno che sia il legale di Riga. E’ chiaro che non viola nessuna norma, ma esiste il senso di opportunità politica”.

E in conclusione Di Cesare ricorda tra le tante cose dette a sproposito per supportare il ritiro delle dimissioni ‘volontarie’ del sindaco. Dall’accusa di ‘sciacallaggio’ della senatrice Pezzopane, rivolto a chi chiedeva uno scatto di dignità a Cialente nel mantenere la decisione presa, all’allarme ‘strumentalizzato’ lanciato da Luigi Fabiani (Asm) circa il mancato rinnovo del contratto di servizio che avrebbe comportato problemi di lavoro ai dipendenti. “Un’amministrazione auto-delegittimata e senza un briciolo di credibilità può però far comodo a molti”, chiude Di Cesare.

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