di Maria Cattini – Il recente decreto legislativo anticorruzione, n.39 dell’ 8 aprile 2013, entrato in vigore il 4 maggio, che stabilisce le cause di incompatibilità tra incarichi dirigenziali e cariche elettive, ha portato un bel po’ di scompiglio nelle pubbliche amministrazioni. Continuare a fare politica, onorando il mandato degli elettori, può costare a questi professionisti lo stipendio di dirigente a fronte di compensi per consigliere comunale o provinciale che spesso non arrivano a mille euro al mese.

In materia di incompatibilità e inconferibilità degli incarichi, praticamente ci dovremmo trovare davanti a sindaci, assessori, consiglieri, dirigenti comunali, regionali e provinciali, amministratori di società partecipate o controllate costretti a dare le dimissioni. Il tutto in un Paese dove le poltrone si collezionano e il conflitto di interessi resta un “emerito sconosciuto”. E la norma parla chiaro: l’applicazione è immediata. E non solo: gli atti che verranno emanati in regime di incompatibilità saranno nulli. E chi conferirà incarichi poi dichiarati nulli sarà responsabile delle conseguenze economiche degli atti adottati.

Ebbene, in caso di dubbio, a tutto ciò il governo Letta (nel “Decreto del fare”) ha risposto decidendo di avocare a sé il potere di emanare direttive sull’interpretazione e sulla applicazione della legge anticorruzione. E così è stato per il salvataggio del sindaco di Avezzano, Giovanni Di Pangrazio, che non dovrà rinunciare allo stipendio di 140mila euro da dirigente ‘plenipotenziario’ della Provincia dell’Aquila, dopo che il provvedimento è stato inserito nella legge di conversione del “decreto del Fare”, in attesa di diventare definitivo: «gli incarichi conferiti e i contratti stipulati prima della data di entrata in vigore del decreto 39 non hanno effetto come causa di incompatibilità fino alla scadenza già stabilita per i medesimi incarichi e contratti». Salvata anche l’incompatibilità del parlamentare e Sindaco di Celano, Filippo Piccone. Per Massimo Cialente il segretario comunale (responsabile del piano anticorruzione) si era già pronunciato: non c’è alcuna incompatibilità tra il ruolo di sindaco e quello di medico Asl, non dirigente. Dopo la scelta ‘temporanea’ dell’assessore comunale Alfredo Moroni che si è dovuto mettere in aspettativa da dirigente regionale in attesa di conoscere l’interpretazione della norma, ora tocca ad un esercito di personaggi che ancora gravitano nel sottobosco delle incompatibilità in attesa di essere scovati e ‘costretti’ alla scelta sancita dalla normativa.

Se da una parte abbiamo la decisione presa dal Consiglio comunale contro Piero Di Piero, consigliere e architetto, incompatibile ai sensi della Legge Barca, è vero che ‘fatta la legge trovato l’inganno’. Quanti progettisti hanno intestato ad altri i propri studi professionali per eludere la norma? Ci sono Sindaci/progettisti che continuano a firmare i progetti dei propri Piani di Ricostruzione, per esempio.

Prima della Legge Barca di incompatibilità si parlava anche al comma 3 dell’art. 78 del Testo Unico delle Leggi sull’ordinamento degli Enti Locali, TUEL D.Lgs. 267/2000, relativamente alle condizioni giuridiche degli amministratori locali. «I componenti la giunta comunale competenti in materia di urbanistica, di edilizia e di lavori pubblici devono astenersi dall’esercitare attività professionale in materia di edilizia privata e pubblica nel territorio da essi amministrato». Pertanto dalla norma si evince che chiunque, competente in materia di edilizia e urbanistica, Ingegnere, Architetto, Geometra, o comunque libero professionista, eserciti la libera professione non può essere, contemporaneamente, nello stesso territorio amministrato componente della Giunta Comunale.

Quindi prima il TUEL, poi la Legge Barca e ora il nuovo decreto anticorruzione, ma chi le controlla le incompatibilità? Secondo la normativa è il responsabile del piano anticorruzione che deve contestare l’insorgere delle situazioni di inconferibilità e incompatibilità previste dal decreto, per poi passare la segnalazione all’Autorità nazionale anticorruzione (Civit), all’Autorità garante della concorrenza e del mercato, nonché alla Corte dei Conti.

Appello per L’Aquila, recentemente, ha ribadito «invitiamo Pirozzolo (segreatrio comunale, ndr) alla celere verifica di altre possibili incompatibilità di membri di giunta e consiglio riguardanti incarichi di dirigente sanitario e scolastico e in tutti gli altri Enti pubblici e privati partecipati da amministrazioni pubbliche. Sono infatti più di due mesi che la norma parrebbe disattesa nel nostro Comune ed è necessario che venga fatta subito chiarezza rispetto a temi così delicati».

Se è vero che chi ha incarichi di dirigenza nella pubblica amministrazione non può rivestire incarichi in organi politici, quanti sono gli incompatibili in circolazione che si trovano sulla graticola? Dal Sindaco di Ocre, Fausto Fracassi, ingegnere progettista che ancora siede al suo posto, a Salvatore Placidi, consigliere nella lista “Cattolici democratici per L’Aquila”, che è anche procuratore speciale del Consorzio 1848, a Angelo Mancini, dirigente Scolastico, ma la lista è lunga.

Se facciamo leggi ad hoc ma poi manca la volontà politica di un controllo serio che vigili, non c’è da meravigliarsi che continuino a proliferare nelle pubbliche amministrazioni le incompatibilità che, in fin dei conti, nessuno vuole veramente risolvere.

 

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