di Maria Cattini – “I gufi, bagnini guasconi, speculano pure sulle slavine. Poracci!”, così il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, commenta su FaceBook la conferenza stampa di alcuni consiglieri di opposizione, rei di aver lanciato l’allarme che, anche quest’anno, il Centro turistico del Gran Sasso rischia di arrivare per ultimo all’apertura per della stagione sciistica nella nostra regione.

Come direbbe la folkloristica Maria: ma di che si lamentano questi consiglieri? Che li pagano loro i debiti del Ctgs? Se non gli sta bene, andassero a sciare a Campo Felice!

Ecco, a Cialente sfugge di non ricoprire esattamente il ruolo della locandiera graziata negli anni proprio dall’inefficienza della macchina comunale.

Come gli sfugge che le sue argomentazioni- basate sull’esistenza di “gufi”, “bagnini guasconi” e vari nemici immaginari spinti dall’odio per L’Aquila- denunciano un’arretratezza culturale disarmante, paragonabile solo a quella dei peggiori capi ultra’ della peggiore squadra di calcio. Roba da medio evo, insomma.

Sembra chiaro che Cialente sia il tipico politico politico pronto ad assumersi le responsabilità, e gli onori, solo se le cose vanno bene. Se, come capita molto più frequentemente, qualcosa non funziona o si fanno magre figure a livello internazionale, la colpa è sempre di altri. Man mano che passano gli anni la lista dei “colpevoli immaginari” si allunga, insieme a quella dei fallimenti reali della sua giunta. 
Un deprimente scaricabarile al quale, ormai, crede solo lui.

In otto anni, le cronache non hanno mai registrato un solo caso in cui il magnanimo sindaco avesse detto pubblicamente ai cittadini: “scusate, ho sbagliato è colpa mia.”

Al contrario, scuse risibili e attacchi personali contro chiunque osi criticare il suo operato o pretenda di fare chiarezza sulle scelte scellerate che caratterizzano la sua amministrazione.

Possiamo aspettarci che un sindaco del genere sia capace di immaginare e progettare una “smart city” del XXI secolo? Certamente no. Ed infatti, nel bilancio del Comune di quest’anno sono stati destinati solo 50 mila euro per il progetto “smart city”. 70 mila, invece, sono stati investiti per sostenere la candidatura dell’Aquila capitale europea della cultura, da lui tanto valorosamente sostenuta. Adesso che anche questo suo fumoso progetto è stato bocciato dalla giuria europea- ovviamente solo per colpa dei gufi di turno- utilizzerà quei fondi per assumere la consulenza di una Maga Magò esperta a togliere il malocchio?

A questo punto, sarebbe l’unica mossa “smart” che potremmo aspettarci dal Sindaco.

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