Midjourney e l’equivoco della cosiddetta “Intelligenza Artificiale”

Midjourney

Midjourney sta facendo parlare di sé con le sue realizzazioni di digital art. La piattaforma con questo nome viene presentata come una IA in grado di produrre contenuti artistici.

Midjourney è una piattaforma open source che permette di creare immagini (anche raffinate e stilisticamente ricercate) sulla base di input descrittivi di testo.

Per utilizzarlo è sufficiente registrarsi al sito tramite Discord, entrare in uno dei canali newbies e digitare il comando /imagine nella chat, seguito da un prompt ovvero una o più frasi descrittive di ciò che intendete chiedere al programma di produrre.

Per farlo si avvale di algoritmi impostati per creare immagini sulla base di descrizioni testuali e, suppongo, sulla ricerca di altre immagini esemplificative da vari database.

In realtà non è affatto una “intelligenza artificiale” che men che meno “mima” o “ricrea” il processo creativo artistico umano. Il programma usa stili grafici predefiniti e selezionabili per produrre contenuti grafici. Sostanzialmente si tratta di un originale programma di grafica di nuova generazione, che ha la sola caratteristica peculiare di decodificare un comando testuale anziché input vettoriali inseriti direttamente dal grafico. Il risultato è comunque perfezionabile e ritoccabile in seguito “manualmente” dall’operatore.

Sostanzialmente l’unica parte innovativa, predeterminata dai programmatori, è l’algoritmo di decodifica degli input descrittivo-testuali, che automatizza il processo rendendolo quasi un gioco, e soprattutto user-friendly, e permette anche a un utente curioso, e non troppo esperto di programmi di grafica professionali, di ottenere un esperimento gustoso e gradevole.

Midjourney oggi viene anche usato soprattutto per ricreare poster di videogiochi.

Nulla di quello che non sia nelle possibilità della programmazione informatica. Quindi la macchina non crea nulla che non sia già contenuto nei dati.

Ma quale sarà lo step successivo a tutto ciò?

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