Il governo Draghi ha stanziato mezzo miliardo per aumentare la paga dei sindaci.

Al fine di supportare e rafforzare la continuità dell’azione dei sindaci, anche in relazione all’impegno aggiuntivo richiesto dall’attuazione del Pnrr, l’art. 146 del DDL di Bilancio 2022 (che comunque dovrà passare al vaglio del Parlamento) prevede un significativo aumento dell’indennità di funzione spettante ai primi cittadini.

In totale, per finanziare la misura, vengono resi disponibili 100 milioni per il 2022, 150 milioni per il 2023, 220 milioni a decorrere dal 2024. Quindi 480 milioni di euro solo per coprire i primi tre anni di aumenti.

La disposizione è contenuta nell’art.146 della bozza della Legge di Bilancio, intitolato

“Disposizioni in materia di indennità dei sindaci metropolitani, dei sindaci e degli amministratori locali”.

Ma la norma, come già in passato aveva fatto l’articolo 57-quater, comma 2, del decreto legge 26 ottobre 2019, n. 124 (convertito, con modificazioni, dalla legge 19 dicembre 2029, n. 157), rimette all’autonomia degli enti il compito di determinare, nel rispetto del limite massimo fissato dalla legge, la misura concreta dell’incremento dell’indennità di funzione spettante ai sindaci.

Il nuovo meccanismo previsto dalla Manovra del Governo Draghi parametra le indennità dei sindaci al «trattamento economico complessivo dei presidenti delle regioni».

La base di calcolo, insomma, è rappresentata dai 13.800 euro lordi al mese fissati da una legge di fine 2012.

L’aumento però sarà legato alla popolazione, quindi “100 per cento per i sindaci metropolitani; 80 per cento per i sindaci dei comuni capoluogo di regione e per i sindaci dei comuni capoluogo di provincia con popolazione superiore a 100.000 abitanti; 70 per cento per i sindaci dei comuni capoluogo di provincia con popolazione fino a 100.000 abitanti; 45 per cento per i sindaci dei comuni con popolazione superiore a 50.000 abitanti” e così scalando.

Detti incrementi, peraltro, produrranno effetti a cascata anche sui compensi spettanti a tutti gli altri componenti delle giunte comunali e dei presidenti dei consigli comunali, essendo gli emolumenti spettanti a questi ultimi parametrati a quello del sindaco.

Si risparmiano 82 milioni l’anno per il taglio dei parlamentari (riduzione della rappresentanza parlamentare da 945 a 600 membri) e, nel contempo si provvede all’aumento dei costi delle amministrazioni locali.

Dura lex sed lex.

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