Silveri, manager della Asl L’Aquila Sulmona Avezzano, è come il mago «Zurlì», attinge dal cilindro un coniglio per volta, secondo come viene sollecitato dal pubblico. Se non avessimo cominciato a mettere il dito sulla piaga della sconcertante gestione del nosocomio aquilano, non saremmo mai arrivati a capire quale via e quali meandri avrebbero dovuto subire i finanziamenti ed i rimborsi per la ristrutturazione e ammodernamento del nostro vituperato ospedale.

Inizialmente, si era sparsa la voce che fosse crollato e fu evacuato solo per precauzione, come ci ha riferito il commissario regionale. Successivamente fu ritenuto inaffidabile staticamente e, perciò, nei giorni seguenti il sindaco ritenne opportuno chiederne il sequestro. Infine, dopo gli accertamenti di rito, visto che su 2.800 pilastri ne erano «collassati», in maniera non grave, solamente otto, la procura ritenne opportuno e necessario dissequestrare il fabbricato e riconsegnarlo alla ASL per i successivi adempimenti di competenza.

Da allora, i lavori di ripristino, di ristrutturazione, di messa in sicurezza e di ammodernamento, hanno avuto una esecuzione talmente lenta che, per la messa a regime del nosocomio, ci vorranno diversi anni prima che ritorni la normalità.

In diverse circostanze, raccogliendo le lamentele dei pazienti, dei cittadini e dei contribuenti, abbiamo cercato di sollecitare il manager, affinché potesse dare una notizia rassicurante alla città, al territorio ed alla provincia. Silenzio assoluto. È stato necessario eseguire un lungo lavoro ai fianchi per indurlo ad abbassare la guardia di difesa ed a confrontarsi con il mondo dell’informazione.

Nell’evidenziare alcune disfunzioni nella gestione di un prestigioso reparto oncologico, invidiatoci da tutto il Paese, il manager per ‘sviare’ le attenzioni sul trattamento riservato al qualificato professionista Antonucci, ha organizzato una conferenza stampa per parlare di ben altro, della funzionalità dei locali della Dialisi, di recente recupero, sulla scorta di un disegno progettuale effettuato da un altro medico posto, anch’egli, nelle condizioni di abbandonare il nostro nosocomio. Anche in questo caso non si è trattato di fuga, come qualcuno vorrebbe fare apparire.

Nel corso della conferenza stampa è stato sottoposto, al manager, un ragionevole quesito. Come mai tanto ritardo nella esecuzione dei lavori di ripristino, quando la ASL dispone di ben 49 milioni di euro rimborsati dalla società di assicurazione? Risposta immediata per rettificare la cifra. Riporto le testuali parole pronunciate da Silveri: «non si tratta di 49 milioni, ma soltanto di 47 milioni e 500 mila euro, in quanto 1 milione e 500 mila euro sono stati abbonati alla compagnia assicuratrice al fine di ottenere la più celere disponibilità del denaro». Il tutto a fronte di danni riportati per il terremoto pari a 31 milioni di euro. Saltano subito all’occhio l’affermazione priva di credibilità, dato l’elevato importo dello sconto e, inoltre, il rimborso dei danni dell’assicurazione che non sono stati iscritti in bilancio, come dovuto, in una partita di giro. Sono stati impiegati, invece, per risanare il deficit della ASL che ammonta a ben 51 milioni di euro, dando luogo a un disavanzo negativo di 3 milioni e 500 mila euro.

Silveri non accenna però a parlare della somma posta a disposizione dal ministero ai sensi della legge 67/1988, art. 20. Incalzato ulteriormente, niente, la risposta non arriva. Parla di problemi contabili che non stanno nel modo in cui si crede. Sta di fatto che i 47 milioni della richiamata legge non si sa che fine abbiano fatto.

Dalla conferenza stampa del 24 scorso spunta un’altra cifra, mai citata fino ad oggi: 22 milioni di euro presenti nel portafoglio della Asl, un vero e proprio «coniglio» spuntato all’improvviso dal cilindro dell’abile illusionista Silveri. Per cui, almeno fino ad oggi, la disponibilità finanziaria della Asl dovrebbe essere pari a 116 milioni e 500 mila euro, di cui 47 milioni e 500 mila dell’assicurazione, 47 milioni del ministero e 22 milioni rinvenuti per caso nel portafoglio della Asl. Tutti fondi finalizzati e vincolati alla ricostruzione delle opere per il recupero, la messa in sicurezza e l’ammodernamento dell’ospedale aquilano.

Ammesso, e non concesso, che si vogliano attingere dal predetto importo per intero i 51 milioni di euro della esposizione negativa del bilancio della Asl, di cui si dovrebbe rendere pubblicamente conto della formazione, resterebbero liquidi ben 65 milioni e 500 mila euro, guarda caso, pari alla necessità economica per l’esecuzione di tutti i lavori illustrati dal manager Silveri, forse su indicazione della stessa impresa di costruzioni che aveva proposto a Cialente di realizzare un nuovo ed inutile nosocomio, trascurando tutte le necessità prioritarie di cui ha bisogno la città per ripartire.

I conti, malgrado l’ultima sorpresa di Silveri, non tornano ugualmente. Mancano quelli, e sono tanti, delle donazioni piovute sull’ospedale aquilano e di cui nessuno ha parlato, né in termini contabili, né in termini di semplici enunciazioni.

Dal momento che il manager ha annunciato una nuova conferenza stampa, voglio augurarmi che vorrà presentare per la pubblicazione, onde rendere edotta la pubblica opinione e lo stesso commissario regionale, un dettagliato ed analitico prospetto nel quale siano indicate le singole entrate delle donazioni, con l’indicazione del capitolo di bilancio in cui sono state correttamente calate e le spese sostenute per quei pochi lavori appaltati, con l’indicazione delle spese previste per l’esecuzione dei lavori e l’indicazione delle imprese appaltatrici.

Da una verifica circa le dichiarazioni di Silveri sui ritardi burocratici della regione per l’approvazione dei progetti presentati, sfortunatamente per lui, non abbiamo trovato alcun riscontro positivo, anzi, proprio il commissario ha voluto precisare che se fossero stati presentati i progetti sarebbero stati approvati nei termini commissariali e, cioè, con tutta la celerità che il caso richiede.

Per non chiedere troppo vorremmo avere il prospetto dei nove punti dei lavori di ammodernamento dell’ospedale con a fianco indicati i relativi importi stimati dall’ufficio, o dall’impresa, che ha redatto il progetto di fattibilità. Prendiamo atto, infine, che dalla tabella delle ipotesi di finanziamento del progetto è scomparsa la vendita dell’ex ospedale psichiatrico, il cui trasferimento ai privati era stato già dato per certo dalla pubblica opinione. Mentre oggi compare l’immobile dell’ex Inam di via XX Settembre.

Ma perché vendere proprio questi gioielli che, messi a frutto, potrebbero dare tangibili redditi, quando la disponibilità liquida necessaria per realizzare un San Salvatore tutto nuovo, come ha detto Silveri, appare più che sufficiente, tanto da far ipotizzare una rimanenza attiva assai cospicua? Speriamo e ci auguriamo di ottenere risposte chiare, decise e definitive una volta per tutte.

di Maria Cattini
[tratto da Gli Editoriali del Direttore – IlCapoluogo.it]

Condividi