Nell’immediato dopo guerra alcuni cittadini, per sbarcare il lunario, si erano dotati di una cinta di pelle, o di tela, alla cui estremità avevano legato una piccola gabbia contente un pappagallino verde. Alla base della gabbia era collocato un piccolo cassetto, al cui interno erano sistemati dei foglietti di vario colore: bianco, rosso, verde e marrone. Qualche volta il “soggetto” suonava anche una specie di flauto per richiamare l’attenzione dei passanti. Recitava qualche breve versetto e, poi, invitava gli curiosi a tentare la carta per conoscere l’eventuale fortuna. In cambio di poche monete offriva la “pianeta”. Apriva delicatamente lo sportello della gabbia e lasciava che il pappagallino ammaestrato pescasse la “pianeta” della fortuna. Un solo foglietto contenente la previsione di un roseo futuro con una possibile vincita al lotto, un lavoro inaspettato o una eredità lasciata da lontani parenti residenti in America. Poteva cambiare il colore del foglietto, ma le previsioni erano quasi tutte identiche. Tutte sulla stessa lunghezza d’onda, per cui la gente non volle più seguire le scelte del pappagallino.

Si affacciarono sulla piazza altri illusionisti che vollero sollecitare l’attenzione dei cittadini sul gioco delle “tre carte”. La carta rossa vince; la carta nera perde. Erano tre mazzetti di carte uguali mantenuti da elastici ed alla cui base erano state collocate due carte nere ed una rossa. L’illusionista invitava i passanti a tentare la carta della fortuna promettendo cospicue vincite. Bisognava fare molta attenzione al movimento ed alla manipolazione dei mazzetti. Le perdite dei giocatori erano notevoli, specialmente quelle dei più accaniti.

Il progresso, se così si può chiamare, e l’evoluzione dei tempi hanno portato all’applicazione di nuove strategie con l’impiego delle più moderne tecniche dell’elettronica e dell’informatica. Oggi, si parla di previsioni, di proiezioni, di interpolazioni statistiche con correttori di deviazioni. Siamo arrivati alla mistificazione dei pronostici calcistici con la prepotente introduzione della toto-candidatura, ma i pappagalli che estraggono la consueta “pianeta” sono sempre gli stessi, così pure sono sempre gli stessi i candidabili ed i possibili assegnatari di paradisiaci incarichi di commissariamento. Non c’è più gusto neppure a tentare possibili ed fantasiose previsioni, tanto i soggetti sono sempre i medesimi. Osservate da soli quello che sta avvenendo in questi giorni. Se vi fosse sfuggito qualche passaggio, ve lo rammento volentieri.

Nel momento in cui il “faraone” d’Italia, Guido Bertolaso, si faceva appuntare sul petto l’ennesima medaglia della cittadinanza onoraria, attribuita dal Comune di Popoli, per cercare di bilanciare il “gran rifiuto” del Comune dell’Aquila, si è lasciato sfuggire delle dichiarazioni che hanno dell’inverosimile. In pratica, ha bocciato pubblicamente l’operato del presidente della Regione, Gianni Chiodi, ponendone in palese evidenza l’inefficienza, l’inefficacia e l’incapacità di gestire ruoli e funzioni proprie del delegato alla ricostruzione dei comuni distrutti dal sisma.

Ha lasciato sottintendere le conflittualità tra Chiodi e Cialente quale causa determinante per la nomina di un super-commissario con deleghe sovrapponibili a quelle già in essere. Dal tono della voce si è potuto capire che si è trattato di una imposizione “divina”, alla quale si può soltanto ubbidire.

Se tutto ciò viene drasticamente operato sulla spalle ed alla faccia dei cittadini, che senso ha parlare di democrazia, di scelte partecipate, di trasparenza? I colleghi della stampa nazionale hanno cercato di mettere in guardia i centri nevralgici dai quali partono le nomine. Fino a questo momento, però, sembrerebbe che i “falchi” abbiano già spiccato il volo, per cui diventa quasi impossibile far pervenire agli stessi le proteste ed i mugugni dei cittadini e dei contribuenti.

Non voglio entrare nel merito di alcune valutazioni espresse dalla stampa nazionale, circa le allegre gestioni della Perdonanza aquilana, ma una riflessione ritengo sia doverosa, raccogliendo i concetti espressi da moltissimi cittadini del cratere: “se nel curriculum personale non figurano almeno un paio di condanne certe e qualche inchiesta in corso non si rappresenta nessuno” e, quindi, non si ha diritto ad alcun incarico. Ci sarebbe da aggiungere anche un’altra considerazione: se un modesto cittadino dovesse riportare una pur minima condanna, anche per una semplice infrazione, verrebbe inevitabilmente isolato e posto all’indice, se non addirittura esiliato. Se, invece, un qualsiasi infiltrato politico dovesse riportare una o più condanne verrebbe insignito della massima onorificenza di Cavaliere della Repubblica e, magari, potrebbe essere nominato “cameriere segreto in soprannumero” del Papa.

Vi sembra logico e corretto questo sistema?

Allora, lasciate da parte i mormorii ed i chiacchiericci, fate sentire la voce del dissenso con l’espressione dei vostri giudizi critici, solo così potete essere una vera spina nel fianco, estremamente fastidiosa ma molto vigile.

di Maria Cattini
[tratto da Gli Editoriali del Direttore – IlCapoluogo.it]

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