di Maria Cattini – La notizia di 6,2 miliardi di euro “freschi” che il Governo Renzi avrebbe stanziato per la ricostruzione dell’Aquila, annunciata ieri dall’intero gotha del Pd abruzzese- D’AlfonsoLolliPezzopane, Cialente-, riunita in un aula di consiglio comunale (sede istituzionale) e non nella sede del partito, per il clamore dell’annuncio, sarebbe dovuta apparire su tutte le prime pagine dei giornali nazionali. Se non le prime pagine, le seconde. Invece oggi, sfogliando i giornali, non se ne trova traccia neanche nelle pagine interne finanziarie dove, annunci su un volume di denaro così importante (solo l’Imu vale 4 miliardi di euro), rivendicherebbero di diritto almeno un titolo a sei colonne. Ed invece niente, neanche un titolo nei Tg. 
Come è possibile che sia stato ignorato dai media nazionali quel clamoroso annuncio che il Pd abruzzese si è litigato per tutto il pomeriggio di ieri, facendo a gara a chi dava per primo la notizia sul web e alla stampa? Molti abruzzesi, e tanti aquilani, leggendo le pagine dei giornali e dei siti web locali, gli unici ad aver dato ampio risalto alla “clamorosa notizia”, si chiedono se l’annuncio sia vero o la solita fuffa riscaldata per l’occasione. E soprattutto per far uscire il Pd aquilano dal cul-de-sac nel quale si è imbrigliato con le sue rivendicazioni fuori dal tempo.

La verità, infatti, è che, a leggere bene i conti, non c’è nulla di sostanzialmente nuovo rispetto agli impegni presi e annunciati dai quattro Governi nazionali che si sono alternati alla guida del Paese in questi ultimi cinque anni.

E lo si capisce già dal modo del tutto insolito in cui il Governo Renzi avrebbe informato della “clamorosa” notizia i “bellicosi” esponenti del Pd aquilano: non in una conferenza stampa a Palazzo Chigi; non in occasione della tanto promessa visita ufficiale di Renzi a L’Aquila, ma ai margini di un evento a Chieti con ospite il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Graziano Delrio. Proprio in questa occasione- secondo la versione di D’Alfonso e di tutto il Pd abruzzese che, in gran parte, ignorava la cosa fino a ieri pomeriggio-il braccio destro di Renzi avrebbe mostrato le coperture e dato tutte le garanzie per la ricostruzione dell’Aquila. 
Altro che le lettere a Obama! Altro che estenuanti incontri ai Ministeri! Altro che le marce su Roma o su Bruxelles, annunciate dall’impavido sindaco Cialente. Bastava scegliere il ristorante più possibile lontano da quei tristi figuri dei burocrati ministeriali e, dopo il caffè e l’ammazza caffè, per L’Aquila si sarebbe risolto tutto.

In realtà l’unica vera novità è che anche il Pd abruzzese, ritrovandosi al governo della città , della Regione e dell’intera nazione, oggi non ha più alibi o avversari con i quali prendersela ed è costretto ad accettare e rivendere quello che anche l’ex Ministro Trigilia cercò di spiegare dalle colonne del La Stampa. Infatti, poco meno di un anno fa- era il gennaio del 2014 e l’Italia intera “tremava” davanti la minaccia di dimissioni del sindaco Cialente- l’allora ministro alla Coesione territoriale, Carlo Trigilia, era il principale bersaglio degli strali del sindaco dell’Aquila.

«Qui dobbiamo intenderci- provava a spiegare Trigilia– C’è stata un’escalation di critiche fino al punto d’indicare il sottoscritto come un ministro incompetente, assente, addirittura disinteressato alle sorti degli aquilani. Le cose non stanno così. E mi spiego: il flusso di finanziamenti per la ricostruzione non si è mai interrotto e mai si interromperà. C’è un impegno politico del governo e il sindaco lo sa bene. È poi vero che gli ultimi stanziamenti sono limitati: 600 milioni. Occorrerà 1 miliardo all’anno per i prossimi 5-6 anni. Importante è l’impegno del governo, del ministro Saccomanni, del presidente del Consiglio, e mio, a non strozzare il flusso».
«Dal 2009 a oggi sono stati spesi circa 12 miliardi di euro; 43 mila persone, pari al 66% degli sfollati, sono rientrati a casa; all’Aquila sono aperti oltre 3mila cantieri; con l’apertura degli Uffici speciali per la ricostruzione all’Aquila si registra un aumento delle pratiche da 400 milioni di euro annui a 1,2 miliardi.»

«All’Aquila saranno spesi 18 o 20 miliardi dei contribuenti.- aggiungeva il Ministro- È possibile che questo fiume di soldi, di cui in ultima istanza è responsabile il governo, si spenda senza un progetto strategico? Possiamo domandarci se tutto va ricostruito come era e dove era? Anche quello che non aveva valore storico-artistico? Le nostre domande sono legittime. È su questo che avremmo voluto discutere e non solo di quanti soldi arrivano. Un governo non può essere solo un bancomat».E su questa ultima frase si accesero le ire della senatrice Pezzopane, non ancora sedata dall’amore.

Non solo. Trigilia “osò” successivamente riferire al Parlamento lo stato dell’arte dei finanziamenti per la ricostruzione, ribadendo che fino al 2012 erano stati stanziati 10,5 miliardi di euro- quasi 3 miliardi l’anno- e che solo nella legge di stabilità del 2014 ne erano stati previsti 600 milioni. Allora quella cifra fu duramente contestata da Pezzopane e Cialente che la ritenevano inverosimile alimentando un ulteriore strascico di polemiche.

Ma anche nel mostrare i conti e disaggregando la fatidica somma di 6,2 miliardi annunciata ieri per ottenere i titoli della stampa locale caduta nel tranello, gli stessi esponenti del Pd hanno parlato di “soli” 342milioni per il 2014, 384milioni per il 2015 (per un totale di 684 milioni di somme stanziate nel 2015, non lontano quindi dal totale dai “soli” 600 milioni di fondi garantiti dal ministro Trigilia nel 2014), 911milioni per il 2016, 1 miliardo e 297milioni per il 2017 e 3miliardi e 294milioni per il 2018 e gli anni successivi. Ricapitolando: quando Triglia prometteva “solo” 600 milioni per il 2014 e sommava quelli spesi fino ad allora (10 miliardi) era definito,da Cialente e Pezzopane, “un nemico dell’Aquila” incapace di fare i conti. Ora che il sottosegretario Delrio ne impegna 384 per il 2015 e ne promette 6,2 fino al 2018, tutti i problemi sembrano magicamente risolti.

Qualsiasi cifra, in un lungo periodo, era e rimane puramente teorica perché troppe sono ancora le incognite che si addensano su di un’Italia che, per il terzo anno consecutivo, non sembra trovare le forze per uscire dalla recessione. Alla fine, anche i 6,2 miliardi aggregati e sbandierati ieri in conferenza stampa come una “certezza”, ci saranno solo se ripartirà il paese intero e se non scatteranno “le misure di salvaguardia” che per molti rappresenterebbero una ulteriore iattura per i cittadini. Non a caso, la parte più importante dei fondi “freschi” arriverebbero solo nel 2018. Mentre la scadenza naturale del Governo Renzi è prevista, se tutto fila liscio, nel 2017.

Ma il Pd abruzzese, Cialente e Pezzopane in primis, questa volta se ne sono dovuti fare una ragione. Da una parte è stata rilanciata la figura politica della senatrice Pezzopane, dopo lo scotto della mancata nomina a sottosegretaria. Dall’altra l’obiettivo è dare l’impressione di aver risolto un problema- anche se inesistente- agli occhi degli abruzzesi “grandi e piccini”. Per tutti comunque la buona notizia è che Cialente&Co la pianteranno almeno per un po’ di battere cassa e fare i “cavalli pazzi”. Così infatti gli è stato imposto da Roma. Ed ecco svelato anche il motivo perché Renzi si è rifiutato fino ad oggi di venire in Abruzzo. Adesso che tutti si sono messi a fare “i bravi” e a battergli le mani senza contestarlo, il Primo ministro si convincerà a venire finalmente a L’Aquila? D’Alfonso assicura che questa volta ha un impegno scritto di Renzi. Anche perché- come direbbe qualcuno- “si sa, le bugie hanno le gambe corte!”.

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