Incontro con Alessandro Giangiulio, un giovane imprenditore nelle liste di Ettore Di Cesare,

Centinaia i candidati nelle liste che sostengono gli otto aspiranti sindaci al Comune dell’Aquila. Un piccolo esercito di persone che per vari motivi ha deciso di affrontare forse la tornata elettorale più complessa degli ultimi decenni, legata a doppio filo con le sorti della “ricostruzione” dell’Aquila, con tutte le implicazioni di cui si dibatte ampiamente da tre anni. Una gran parte di quella che viene chiamata società civile è rappresentata. Molti anche i venti-trentenni. Alcuni definiti “bizzarri” per elettori “frizzanti”, per citare Giorgio De Matteis a proposito delle due liste che appoggiano Ettore Di Cesare. Visto allora che questi “tipi” destano curiosità sia a destra che a sinistra, forse per la difficoltà a racchiudere sotto un’etichetta un gruppo di persone che dice di volersi impegnare per la trasparenza, partecipazione, sostenibilità, avviciniamo lo sguardo e proviamo a capire meglio.

Abbiamo scelto di sentire un giovane imprenditore di questa “armata arancione”, Alessandro Giangiulio, candidato nella lista “In Comune”. Alessandro appartiene alla web generation, che con il web ha fatto anche impresa, all’Aquila. La prima domanda che gli rivolgiamo è “Perché? Perché candidarsi in una lista civica”.

Scegliere di candidarsi con le liste di “Appello per L’Aquila” è sicuramente una scelta che si fa di slancio, non per calcolo. E’ un soggetto politico del tutto nuovo e soprattutto con nuovi contenuti per lo sviluppo di questa città, o almeno che in questa città faticano ad “attecchire”. Argomenti che sono le vere opportunità su cui lavorare, nell’ottica di una progettazione partecipata dai cittadini, insieme agli amministratori. Davvero.

Ha mai partecipato alla vita politica cittadina prima?

Se intende nel senso di una candidatura, no. Se intende nel senso di partecipare attivamente alla vita cittadina, sì: tramite il mio lavoro e la mia professionalità, il mio contributo a questa città sento di averlo dato e di continuare a farlo attraverso l’azienda che ho creato 12 anni fa. Una web agency che ha un suo indotto, fatto di persone competenti che lavorano con me, collaboratori e progetti che si attivano in Abruzzo e fuori regione, sulla base della qualità di quello che facciamo.

Cosa avrebbe dovuto offrire di più L’Aquila e le sue strategie di sviluppo ad un settore come il suo?

Prima di tutto si sarebbe dovuti partire da un’analisi del territorio e delle sue vocazioni. Banalmente: non siamo un territorio industriale, la nostra vocazione sono il turismo, la cultura, la ricerca; non abbiamo grandi vie di comunicazione materiali verso l’esterno, siamo isolati da un punto di vista delle infrastrutture (basta pensare alla ferrovia). Allora dovremmo proprio sfruttare le reti di comunicazione telematiche che ormai da tempo sono il principale veicolo di promozione di un territorio. E senza neanche doversi inventare troppo, basterebbe aprirsi e guardarsi intorno: abbiamo un patrimonio culturale e ambientale di enorme valore che assolutamente non viene compreso, prima di tutto dai nostri amministratori… provi a cercare su Google e vedrà subito la disaggregazione delle informazioni relative al nostro territorio rispetto ad altre realtà… Ad esempio L’Aquila città della cultura. Ma scherziamo? Non c’è assolutamente nulla, in rete, che presenti la città da questo punto di vista. Pochissime informazioni sul sito istituzionale… Turismo a L’Aquila? Identico discorso. Pensiamo invece a progetti che permettano alla città di essere conosciuta all’esterno, che le permettano di entrare nel circuito delle città turistiche: e quale mezzo oggi è più efficace, ed anche economico, per raggiungere questo obiettivo? Per non parlare poi dei servizi che si potrebbero offrire direttamente sul territorio tramite la rete. Certo fino ad ora non è stata un priorità portare la banda larga in tutte le zone del territorio, figuriamoci il resto…Si pensa sempre che lo sviluppo passi per cose complicatissime, in parte può essere vero, ma iniziamo anche a pensare alle azioni più “banali”, sempre che si sia in buona fede nell’amministrare un territorio. Poi c’è stato un terremoto, sono d’accordo, il “turismo” e la “cultura” vivono un momento non facile, ma se rinunciamo, tanto vale andarsene da qui. Oppure vogliamo continuare ad investire in scatole di cemento vuote?

 Un settore come il suo cosa potrebbe offrire a L’Aquila?

Nell’immediato, sicuramente la trasparenza e lo snellimento dei processi. Su questi aspetti, come Appello per L’Aquila abbiamo consegnato al ministro Barca le nostre proposte: open data e messa online di tutti i dati inerenti i passaggi e le pratiche della ricostruzione. Il ministro ha parlato di utilizzare gli open data, ma intanto, a 26 giorni, nulla si è mosso (noi controlliamo e monitoriamo, si può vedere sul sito internet dell’Appello).

Poi può offrire visibilità e promozione: chiunque si sposti oggi cerca di farsi il più possibile una chiara idea dei luoghi da raggiungere attraverso la rete. Qui troppo spesso c’è carenza di informazione: mancano dati aggregati sulle nostre risorse, manca la promozione online, mancano politiche che facilitino ed incentivino gli operatori sul territorio a lavorare in sinergia. E’ chiaro che la rete deve essere il principale strumento di promozione del territorio: attraverso internet si possono far conoscere le risorse turistiche ed ambientali, incentivare le persone a venire qui; poi ovviamente ci devono essere i servizi sul territorio.

Avere informazioni attraverso internet su appuntamenti, percorsi turistici, iniziative che si svolgono nel nostro territorio è ancora troppo difficile… Pensi invece ad altre regioni. Perché dobbiamo dire sempre che altrove si fa meglio.

Si rimane stupiti da luoghi che hanno un fascino forse minore di quello che caratterizza questo territorio, ma tutto viene segnalato e promosso. E, prima di muoversi per un viaggio, è possibile raccogliere tutte le informazioni attraverso internet: hotel, luoghi, eventi, fino al più piccolo sentiero percorribile per una passeggiata…

 Investire nel web può offrire opportunità per la creazione di posti di lavoro a L’Aquila?

Investire su internet e sulle professionalità che vi ruotano intorno non è una cosa astratta, significa creare vere opportunità di lavoro; non solo perché si favorisce, come detto, ciò che gira intorno alla promozione del territorio – strutture ricettive, turistiche, culturali, eccetera, ma anche perché si porta il territorio ad aprirsi, con competenza, verso l’esterno. Lo ripeto: abbiamo una vocazione ‘immateriale’ e potremmo diventare una realtà in cui, nel resto di Italia, se non del mondo, potremmo essere visti come un luogo di cui si dice: avete visto a L’Aquila che hanno fatto? A L’Aquila ci sono opportunità. Quella cosa come si fa a L’Aquila non si fa da nessuna parte.

In questo modo, oltre a frenare la sempre maggiore fuga di persone (le assicuro che diventa complesso anche trovare personale ormai sul territorio), si incentiverebbero le persone a venire qui da fuori, perché qui si crea lavoro in un ambito che in questo momento è appetibile, moderno, connesso con tutti i settori della vita economica della città.

La cosa è fattibile, noi con la nostra piccola realtà aziendale ogni giorno ci confrontiamo e competiamo con realtà fuori dal territorio, che ci riconoscono competenza e professionalità. E come noi ci sono altre piccole realtà. Queste realtà vanno incentivate e promosse, altrimenti le competenze che in città sono tante, sempre più spesso saranno costrette ad andare via, con un enorme danno sociale ed economico per la città.

Non possiamo continuare ad ignorare queste prospettive che, insieme allo sviluppo di altri settori produttivi davvero affini al nostro territorio, possono contribuire a far uscire L’Aquila dal pantano in cui si trova da troppi anni.

Maria Cattini, L’Aquilablog.it

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