I giudici della Corte dei Conti non sono impazziti. Nè tantomeno sono quei cinici e insensibili burocrati descritti nelle lettere che il Sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, ha spedito all’universo mondo annunciando la volontà di sottrarsi, ancora una volta, ai suoi doveri di primo cittadino. Anche perché- come emerge dagli stralci della citazione pubblicati nel dettaglio oggi da News Town– la Corte dei Conti non fa altro che richiamare la mancata esecuzione di due delibere la 171 e la 172 del 2011, votate dal consiglio comunale dove si stabilivano i criteri dei pagamenti dei cosiddetti canoni di compartecipazione spettanti agli assegnatari degli appartamenti Case, Map, Fondo Immobiliare e affitto concordato. Documenti approvati dalla stessa maggioranza di centro sinistra che sosteneva e sostiene il Sindaco Cialente. E’ dunque singolare, afferma il procuratore Leoni, che siano stati disattesi, dal sindaco, da due assessori e da un alto funzionario del Comune, due provvedimenti partoriti dall’organo politico dell’Ente che “corrispondono ad una precisa e non controversa scelta gestionale”.

E quindi le argomentazioni avanzate dalla difesa di Cialente, Moroni e Pelini per giustificare la mancata attuazione delle due delibere consiliari- l’allarme sociale di possibili disordini e l’impossibilità di fare i controlli- secondo il Procuratore sarebbero “argomentazioni del tutto incomprensibili”. E in più “si connotano per le pregiudiziali preoccupazioni che egli covava di perdere consenso nell’ipotesi dell’attuazione delle delibere”. L’accusa che più ha mandato su tutte le furie Cialente. Sarà il giudice della Corte a stabilire se le accuse del procuratore sono esatte. Certo che i numeri dei casi contestati dalla Procura rendono i sospetti di calcolo elettorale verosimili se non totalmente veritieri. I casi contestati dalla Procura della Corte sono infatti 817, molti di più, dunque, delle 326 famiglie morose di cui hanno parlato recentemente il vice presidente regionale Giovanni Lolli e la senatrice Stefania Pezzopane, amici e compagni da sempre di Cialente e delle sue fatiche elettorali. Se si considerano almeno due componenti con diritto al voto per famiglia, ci rende ben conto dell’opportunità politica della quale stiamo parlando.

Il Procuratore, nell’atto di citazione composto da trentasei pagine, ha modo di approfondire le sue argomentazioni e di contestare quelle di Cialente.

Il danno erariale, si legge nel documento, “non si riferisce alla mancata riscossione di canoni di compartecipazione e di canoni d’utenza vari dovuti dagli occupanti degli immobili. Il danno è invece quello del tutto attuale e non più emendabile, della mancata esecuzione delle delibere consiliari (171 e 172 del 2011) in base alle quali l’insolvenza protratta per il termine ivi stabilito avrebbe provocato la perdita del diritto di occupazione: conseguentemente gli immobili resisi liberi a seguito della perdita del diritto da parte degli insolventi (molti), avrebbero potuto essere assegnati ai percettori del contributo di autonoma sistemazione (Cas) derivandone il risparmio”.

“Il Comune – inoltre- avrebbe potuto distinguere (ma non l’ha fatto, avendo omesso di verificare in concreto le singole posizioni per lasciare che il pagamento dei canoni e delle utenze fosse rimesso al senso di responsabilità e al civismo individuali), i pochi morosi di necessità, legati a particolari condizioni di bisogno materiale, dai molti morosi di comodo” .

Anche per quanto riguarda la mancanza di personale per poter effettuare i controlli, il Procuratore segue una linea di ferrea logicità piuttosto che quella sentimentale, dove potrebbero ripararsi gli speculatori del dolore, i furbetti, o i tipici “chianni e fotti” all’italiana.

“Nella discussione consiliare”, scrive il procuratore, “mai emerge né da parte del sindaco, né degli assessori né dei consiglieri comunali di maggioranza e opposizione, alcun problema circa l’impossibilità di provvedere conformemente quanto disposto dalle delibere per carenza di adeguate risorse umane e finanziarie”.

Inoltre, nota sempre Leoni, per fare un’operazione di controllo e verifica non sarebbero servite particolari risorse umane o finanziarie. Basti dire che un anno dopo l’entrata in vigore delle delibere, di fronte a tassi di morosità del 30%, il Comune  stipulava una convenzione con la Guardia di Finanza finalizzata a stanare i furbetti e a individuare tutte le altre illegittimità nella gestione dell’assistenza alla popolazione.

Osserva il procuratore che “in pochissimo tempo e con sole due unità di personale, la Guardia di Finanza è riuscita ad assicurare tutti i dati che hanno poi portato all’individuazione di tutte le situazioni di morosità, su parte delle quali lo stesso Comune ha intrapreso azioni di recupero crediti.”

L’Aquilablog.it, 21 luglio 2014

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