Il Sindaco dell’Aquila Massimo Cialente affida, ancora una volta, un suo sfogo a Facebook precisando che «non ce l’ha con il Prefetto Alecci, né con la Guardia di Finanza o con la Polizia, o con i Carabinieri o con la Corte dei conti». Come del resto è convinto che la Procura della Corte dei Conti, o la Guardia di Finanza, e tutte le altre istituzioni non lo stiano delegittimando o ce l’abbiano con lui.

Leggo brutti titoli, interpretazioni liberissime da parte di alcuni organi di stampa, espressioni della città e quindi dei suoi interessi, che descrivono un mio scontro istituzionale fatto di delegittimazioni di figure istituzionali e in primis di S.E. il Prefetto.

Non è certo alla stampa che mi rivolgo, ma ai cittadini, che credo, in scienza e coscienza, di stare difendendo tutti, insieme a questa povera città martoriata.
Le letture di ogni evento come scontro tra guelfi e ghibellini sono categorie ormai superate che dovrebbero essere lasciate forse solo, in modo non violento, sugli spalti degli stadi.

Il sindaco dell’Aquila non ce l’ha né col Prefetto, al quale riconosce anzi il difficilissimo lavoro che sta conducendo e ribadisce sinceri attestati di stima, né con la Guardia di Finanza o con la Polizia, o con i Carabinieri o con la Corte dei conti. Come del resto sono convinto che la Procura della Corte dei Conti, o la Guardia di Finanza, e tutte le altre istituzioni non mi stiano delegittimando o ce l’abbiano con me. Al contrario, la mia battaglia è su due versanti.
Il primo, difendere comunque questa città ed il cratere come ho sempre fatto, anche con scelte ridicolizzate dalla stampa come la vicenda della fascia restituita al Presidente Napolitano. Tutti sanno, perché ufficialmente detto dallo stesso Enrico Letta, che senza quell’atto non sarebbe stato erogato il famoso miliardo e duecento milioni di euro con il quale si stanno ricostruendo i comuni del cratere e la ricostruzione si sarebbe fermata già dal settembre dello scorso anno.

La seconda battaglia, e su questo mi sento in sintonia con il nuovo Governo, è quella di farsi carico del dovere, che dovrebbe essere proprio di ogni cittadino, di mettere in evidenza tutte le contraddizioni ed incoerenze normative, legislative o burocratiche dello Stato che proprio a L’Aquila, area di assoluta emergenza e crisi, si appalesano con maggiore evidenza e con effetti devastanti. Il terremoto dell’Aquila ed i numerosi ed importanti problemi ed esso legati, hanno evidenziato con la massima intensità tutti i punti nevralgici del paese che non funzionano, come in un’automobile si evidenziano problemi meccanici e di carburazione solo quando è al massimo dei giri.
Quindi dico ai miei concittadini che non ho nemici né fra coloro che evidenziano i miei errori o mi rinviano a giudizio, facendo il loro lavoro, né nei confronti di coloro che in scienza e coscienza chiamo a svolgere coerentemente il proprio ruolo istituzionale (come io stesso, a mia volta, sto cercando di assolvere con terribile fatica) cominciando dal Governo.

Ho sempre pensato che una comunità democratica, qualunque sia la dimensione, sia un piccolo comune, sia un intero paese, sia paragonabile ad una barca nella quale ciascuno ha un compito assegnato, timoniere, nostromo, rematore e quant’altro, dove, però, tutti facciano il proprio dovere avendo chiara la rotta. La rotta non è dettata solo dalle scelte politiche ma anche dalle leggi, senza le quali non c’è democrazia, e tutti le devono rispettare ed interpretare, soprattutto, con maggior senso di etica della responsabilità, chi si ritrova a stare sul ponte di comando.

Questa è la democrazia, questa è la politica, questa è l’organizzazione istituzionale di una democrazia moderna. Questo è, e dovrebbe essere, la politica ed il franco rapporto fra tutte le istituzioni. Solo in questo modo io credo l’Italia potrà essere migliore.

Pensare di continuare a risolvere i problemi nelle segrete stanze, in silenzio, magari con trattative riservate filtrate poi con ammiccanti atteggiamenti agli organi di stampa che possono mediare a piacimento, a mio avviso vuol dire non informare i cittadini, non renderli democraticamente partecipi, liberi di farsi la propria opinione e soprattutto serve a far sentire alcuni protagonisti vessali di caste che la storia del paese sta travolgendo. E’ quello che ho capito in questi anni di esperienza politica, in modo particolare negli anni trascorsi a Roma, tra classi dirigenti completamente avulse dalla realtà dei cittadini e soprattutto dei giovani italiani.
Purtroppo però, viviamo in un Paese pieno di contraddizioni. Un esempio per tutti. La Procura della Corte dei conti, giustamente, guardando un pezzo della luna, mi accusa di non aver sfrattato coloro che non pagano e soprattutto di non essermi preoccupato, con i miei collaboratori, di indagare su chi fosse povero e chi invece non paga per indolenza o furbizia.

Ebbene, un mese fa, il garante per la privacy mi ha condannato ad una multa di 12.000 euro perché, in sede di censimento dei residenti dei progetti C.A.S.E. e M.A.P. avremmo osato chiedere, per coloro che l’avessero voluto, di presentare l’ISEE vale a dire il modello reddituale con il quale qualsiasi amministrazione stabilisce se un nucleo familiare ha diritto o meno a prestazioni di aiuto di natura sociale.

Cosa deve fare un’amministrazione comunale? Se prova ad acquisire elementi scatta il garante della privacy, se non lo fa scatta la Procura della Corte dei Conti.

Ha un futuro in Europa un Paese così?

Si dice che la verità sia fatta di tanti pezzetti e che fosse riposta in un satellite come la nostra luna.

Questo satellite precipitò sulla terra e la verità si frammentò in mille pezzi. Questo vuol dire che ciascuno di noi ha in mano un pezzetto di verità, ma in una comunità che voglia andare avanti con coraggio, qualcuno deve dire che questi pezzetti devono essere ricomposti come un puzzle e che nessuno ha il diritto di specchiarsi e cullarsi sul proprio pezzetto.

Credo che questo stia cercando di fare Matteo Renzi.

L’Aquilablog.it, 18 luglio 2014

Condividi