di Maria Cattini, Linliesta.it – La retribuzione del lavoro femminile inferiore a quella degli uomini che svolgono le stesse mansioni danneggia non solo le donne, ma anche le famiglie e le comunità di cui esse fanno parte, limitando le possibilità di consumo delle famiglie.

E’ una realtà vecchia e nota.Non è un femminicidio ma un grosso danno alle donne sì.
Per l’Italia, Emanuela Medoro, esperta di politica americana,  cita come riferimento per questo problema il testo di Miriam Mafai Pane Nero, che tratta per esteso, con abbondanti dati ed esempi, l’argomento dell’entrata delle donne nel mondo del lavoro, prima della guerra riservato esclusivamente agli uomini ed occupato dalle donne quando essi furono richiamati alle armi.

E così gli imprenditori scoprirono che potevano avere gli stessi risultati di prima della guerra impiegando le donne, mentre le pagavano molto meno, con evidenti vantaggi di cassa.

E le impiegavano volentieri nonostante la propaganda del regime, tradizionale e di ispirazione cattolica, esaltasse il ruolo femminile di “moglie e madre esemplare”.
In tempi di rottura di ogni argine ideologico che sosteneva ed ispirava la vecchia politica, di ricerca del più vasto consenso possibile degli elettori su argomenti concreti, fisco, lavoro, ambiente, casa, istruzione, sanità etc., con l’uso scaltro di mezzi di comunicazione che fanno passare per vero e reale ciò che non lo è in un abbagliante turbinio di informazioni e contro informazioni, è bene ricercare qualche linea di confine precisa che funzioni da bussola, necessaria ad orientarsi nel bosco.
Per questo scopo un bel contributo viene dalla campagna elettorale in corso negli USA. La prof. Medoro ci riporta dei brani traducendo dalla lettera firmata da Lilly Ledbetter, del partito democratico, sul problema dei salari per le donne lavoratrici. Nella lettera firmata il 6 giugno Lilly Ledbetter ricorda che il primo progetto di legge approvato dall’amministrazione Obama, all’inizio del mandato presidenziale, fu il Fair Pay Act, la legge per la paga giusta, che garantisce a milioni di giovani donne che entrano nel mondo del lavoro di poter agire in caso di discriminazione. In tempi più recenti era stato presentato, come corollario del Fair Pay Act, il progetto di legge Paycheck Fairness Act, Legge sull’equità nella busta paga, che avrebbe reso più facile per le lavoratrici informarsi per le eventuali discriminazioni, ed avrebbe impedito che esse fossero licenziate nel caso che avessero diffuso e condiviso notizie sul loro salario. Mentre il partito repubblicano batteva in parlamento questa importante proposta di legge che sarebbe stata un bel balzo in avanti per le donne, il candidato repubblicano per le prossime presidenziali, Mitt Romney, non si è pronunciato. Ed allora giustamente L. Ledbetter chiede a M. Romney di pronunciarsi e far sapere con chiarezza da che parte sta riguardo ad una legge che finalmente farebbe diventare realtà l’equità nei salari. E questo per dimostrare se lui è degno della leadership che chiede al popolo americano.
Interessante apprendere che negli USA una chiara presa di posizione su una legge concreta che tocca e pone fine alle disparità salariali fra uomini e donne a parità di funzioni sia un aspetto della leadership, cioè della funzione guida. E in Italia?

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