di Maria Cattini – Anche in Provincia dell’Aquila Matteo Renzi, a differenza di appena un anno fa, ha vinto a mani basse. Un risultato prevedibile. Dopo la batosta delle politiche che ha costretto il Partito Democratico nella blasfema alleanza con il nemico di sempre, il Pdl, e  il successo senza precedenti del M5S,  Renzi è diventato il nuovo Obi Wan Kenobi del centro sinistra: l’ultima speranza alla quale aggrappare il futuro del Pd.

Ecco perché i vecchi della nomenklatura del Partito, quelli che vantano ancora una claque pronta a nascondere ogni loro fallimento, sono passati con estrema disinvoltura, e senza pudore, dal dichiararsi Bersaniani convinti, prima di assistere alla triste fine dello smacchiatore di ghepardi, e adesso a neo Renziani.

Proprio come la senatrice Pezzopane, da trent’anni impegnata a ricoprire incarichi politici, che ieri è stata la prima ad esultare per alla vittoria del giovane ex rottamatore. Ma lei era avvantaggiata: bastava sostituire nelle frasi di rito il nome di Renzi a quello di Bersani.

«Un risultato straordinario ed emozionante anche in termini di partecipazione», ha scritto SuperStefy dopo essere riuscita a scalciare via dal posto di capolista un renziano doc come Americo Di Benedetto. E risultare così eletta a componente dell’Assemblea Nazionale al suo posto. Operazione che agli elettori aquilani non è passata inosservata. Tanto che Renzi nel capoluogo abruzzese ha perso ben il 10% di voti rispetto al risultato provinciale, regionale e nazionale, fermandosi al 57%.

Molti, quindi, a seguire l’esempio di Americo Di Benedetto che già nei giorni scorsi aveva rimarcato la sua amarezza: «Proprio al fine di sgombrare il campo da eventuali equivoci- aveva scritto su FaceBook- è bene che io dichiari cosa farò l’otto dicembre: non voterò assolutamente Matteo Renzi!”. E, appena dopo aver preso atto dei risultati, sempre Di Benedetto ha scritto rivolto ai suoi ex compagni renziani: “Non ho voluto, né chiesto a chi si è speso per un progetto politico oggi realizzato di seguire la mia linea di principio e di principi. Ma ciò nonostante, sui loro visi, ieri sera, mancava un sorriso, quello degli occhi. Mi dispiace, davvero!”

Invece, lontano dall’Aquila, in tutti gli altri centri come  Celano, Pacentro, Carsoli, Collelongo, Pratola Peligna, Sulmona e Castelvecchio Subequo, Renzi è andato benissimo, come è stata costretta ad ammettere la stessa Pezzopane. Si sarà pentita la vecchia senatrice? Assolutamente no! Anzi, anche lei su FaceBook, dimostra tutte le sua abilità manipolatorie trasformando la sconfitta in vittoria: “Particolarmente significativo il risultato nella città dell’Aquila, dove nelle precedenti consultazioni per le convenzioni, in cui si  erano espressi solo i tesserati del Pd, la lista Renzi si era attestata al 31%. Adesso raggiungiamo il 59%. Ventotto punti guadagnati in pochi giorni, nonostante qualcuno apertamente abbia voltato le spalle a Renzi proprio nella fase finale”.

“Meno male che Stefy c’è!”: ha cantato più di un suo sodale mentre cambiava le foto dei leader carismatici nelle cornici sulla scrivania della senatrice.

Il successo di Renzi ha dato una scossa anche a Pierpaolo Pietrucci che un anno fa, malgrado le affinità generazionali, si mostrava molto più scettico sul Sindaco di Firenze. «La schiacciante vittoria di Matteo Renzi alle primarie consegna alla storia del Paese due dati inconfutabili.- scrive oggi Pietrucci- Il primo è la voglia di esserci del popolo della sinistra, in tempi di proteste e di antipolitica. È un’attestazione di fiducia, data però non più a scatola chiusa, ma nel nome del cambiamento e con questo ineludibile imperativo, per la nuova classe dirigente del Pd.
Il secondo fattore emergente è rappresentato proprio dalla constatazione che i consensi ottenuti dalle mozioni Renzi e Civati indicano come quattro quinti del partito vogliano mandare a casa la vecchia nomenclatura e sostituirla con una una nuova dirigenza. Un cambiamento che deve essere generazionale e di contenuti.”

Mentre riecheggiano ancora le parole pronunciate da Renzi ieri sera- «non finisce la sinistra ma i suoi dirigenti. Noi oggi cambiamo i giocatori…- rimane tutta la nostra curiosità di vedere che ruolo avranno nella partita i campioni aquilani del gattopardismo.

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