Basta critiche su FaceBook che “ledano la sua dignità personale” e basta ostruzionismo in Aula: secondo quanto riportato oggi dal quotidiano Il MessaggeroLuciano D’Alfonso ha dato mandato all’avvocato Carla Tiboni di vigilare i commenti e i post pubblicati dai cittadini su web e social network. Nello stesso tempo, il sottosegretario di Giunta Camillo D’Alessandro cercherà di dare un senso alla nuova carica politica inventata su misura per lui, chiedendo di modificare lo Statuto e il regolamento al fine di disinnescare l’ostruzionismo delle opposizioni. Per intenderci, quello stesso ostruzionismo di cui, per tanti anni, il centro sinistra è stato maestro.

Già i commenti di tre utenti di FaceBook sarebbero stati intercettati dalla sentinella del web, l’avvocato Tiboni, e per questo chiamati in causa civile per danni da 70 mila euro. Altri 200 mila euro sarebbero stati chiesti al consigliere regionale del Movimento 5 Stelle, Domenico Pettinari, reo di aver insinuato il coinvolgimento del Presidente D’Alfonso nell’affare dell’acquisto di un immobile della ASL di Pescara. Inoltre il Presidente della Regione avrebbe fatto causa civile a Il Fatto Quotidiano per 150 mila euro, mentre 100 mila li avrebbe ottenuti per un altra causa contro Libero, soldi che- ha dichiarato il Presidente -investirà “in opere pubbliche dedicate al bello e all’estetica”. E’ stato lo stesso D’Alfonso, con un pizzico di piglio presidenziale, a dare notizia di queste sue iniziative legali nel corso dei lavori dell’ultimo Consiglio regionale. Lavori che, per altro, hanno turbato non poco l’assessore Donato Di Matteo, vittima di una specie di sfiducia dell maggioranza sulla discussione di 70 milioni di tagli per la rimodulazione dei fondi FAS. “Io non la ritiro”, aveva minacciato Di Matteo. “Ritirala”, gli ha invece imposto con il voto la sua maggioranza, terrorizzata dai 260 emendamenti presentati dalle opposizioni.

Stanco da tutte queste sceneggiate e brutte figure- all’Emiciclo ultimamente non si vede altro- D’Alfonso ha dato il via al piano B sulla modifica del regolamento dei lavori dell’Aula.

Ecco perché  a “raddrizzare le reni” nell’Aula della massima istituzione democratica regionale, già più volte definita pubblicamente “una cloaca” dallo stesso Big Luciano, ci penserà l’onnisciente sottosegretario Camillo D’Alessandro, già ex capogruppo del PD, al quale evidentemente proprio non gli riesce di dire qualcosa “de sinistra”.

“Non per mettere il bavaglio all’opposizione ”- ha assicurato D’Alessandro buttandosi subito avanti sulla stampa- “ma perché il confronto in Aula sia più sui contenuti politici che su chi è più bravo a proporre o a aggirare gli emendamenti”. Peccato che D’Alessandro non possa rivedere le sue splendide performance ai tempi in cui era un valoroso e fermo combattente all’opposizione del governo regionale di centro destra. C’è da scommettere però che, se a un Chiodi qualsiasi fosse venuto in mente di nominare un sottosegretario “balilla” per cercare di impedire alle opposizioni di emendare o discutere nell’aula “cloaca” dei tagli alle scuole o alla sanità, il primo a saltare sui banchi e a denunciare la “deriva fascista” sarebbe stato proprio il prode D’Alessandro.

“Eia! Eia! Eia! Alalà!”, avrebbe allora esultato il compagno d’Annunzio. Anche su FaceBook.
Laquilablog.it, 23 aprile 2015

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