di Maria Cattini – C’è tempo fino al 28 ottobre per presentare la domanda di partecipazione al bando del Consiglio regionale dell’Abruzzo che, a più di un anno dal pensionamento del compianto Giovanni Ruscitti, ha messo finalmente in concorso il ruolo di dirigente della Struttura Speciale di Supporto Stampa. Una posizione d’oro visto il compenso annuale che, tra stipendio e premio di produttività, supera i 100mila euro annui. La Dirigenza della Struttura Stampa, infatti, è equiparata a una vera e propria direzione regionale, malgrado diriga poco più di dieci dipendenti.

Tra questi, quattro giornalisti: due, figli di un dio minore, con contratto pubblico e due, Giampaolo Arduini e Rita Centofanti che godono, a tempo indeterminato, caso unico in Regione, del molto più remunerativo contratto nazionale dei giornalisti con la qualifica di redattori ordinari.

A leggere i requisiti richiesti dal bando, sono proprio questi ultimi due a partire in pole position per andare a ricoprire quel ruolo. Basta leggere il requisito al punto a) per capire subito che il redattore del bando non si è certo dimenticato di loro: per partecipare, infatti, serve aver ricoperto il ruolo di funzionario negli Uffici Stampa degli enti pubblici “ovvero nella posizione di Redattore qualora trattasi di personale a cui si applica il contratto nazionale dei giornalisti”. E in Abruzzo, da quel che ci risulta, ci sono solo loro Arduini e Centofanti a godere dell’applicazione del contratto esterno. Ed è piuttosto bizzarro che, nel bando, un redattore ordinario sia equiparato a quello di un Funzionario responsabile di Ufficio. Nella scala gerarchica prevista dal contratto nazionale dei giornalisti, il redattore ordinario occupa l’ultimo posto ed è coordinato da un capo-servizio, un capo redattore e, non ultimo, dal Direttore. Il redattore, in pratica, non ha nessuna responsabilità di gestione di altri colleghi, semmai, è tenuto a seguire le direttive di altri.

Al punto d) dello stesso bando, l’estensore dimostra di conoscere la differenza, ma solo per i giornalisti che non fanno ancora parte della pubblica amministrazione e per loro, solo per loro, prevede come requisito: “In relazione ai contenuti professionali delle qualifiche previste dal CCNL dei giornalisti con riferimento anche al coordinamento delle risorse umane, sono equiparate, a tal fine, alle funzioni dirigenziali quelle svolte con la qualifica di Capo Servizio (o superiore), nell’ambito del CCNL Giornalisti”. Quindi solo i capo redattori di qualche testata giornalistica abruzzese, e non i semplici redattori, potranno rispondere al bando.

Insomma, anche in questo caso, per la Regione Abruzzo, che può vantare il più ampio numero di fattispecie contrattuale applicata nei suoi uffici stampa, ci sono ancora  giornalisti più giornalisti degli altri.

L’ultima incredibile gaffe dell’altro Ufficio Stampa, quello della Giunta regionale, fa immaginare che il bando del Consiglio, alla fine, potrebbe servire a pescare dalla graduatoria anche il futuro sostituto dell’attuale dirigente di quella struttura, ora ricoperto dalla dirigente non giornalista Vanna Andreola.

Venerdì scorso, mentre il presidente 2.0, Gianni Chiodi, era a Roma a imbrodarsi sul livello di innovazione della nostra Regione- “siamo tra le migliori d’Italia”, ha assicurato- la sua Struttura Stampa ha pubblicato il bando d’antan per la realizzazione di un giornale formato tabloid da distribuire in 50mila copie, nelle 2000 edicole abruzzesi, al costo di “solo” 120.000 euro per la Regione.  E di 30 centesimi per quel cittadino che si dovesse mai sognare di ritirare in edicola una tale pubblicazione, diretta dal giornalista Carlo Gizzi, già impareggiabile animatore della corso di cucina “Scherza col Cuoco”.

Per buona pace del digital divide e dell’agenda digitale varata dal Governo Letta, sul bando della Regione Abruzzo si possono leggere, scritte nero su bianco, incredibili affermazioni del tipo: “una pubblicazione caratterizzata da una linea editoriale così innovativa non poteva che essere distribuita in maniera altrettanto innovativa: la rete delle edicole”.

Dei giornalisti esperti di comunicazione istituzionale della Regione Abruzzo, tutto si può dire tranne che manchino di senso dell’umorismo.

Sulla vicenda, oggi, è intervenuto anche il consigliere regionale di Rifondazione Comunista Maurizio Acerbo, che ha annunciato la presentazione di una risoluzione per il ritiro di quella “determina che grida vendetta”.

Laquilablog.it

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