di Maria Cattini – “Ribadisco che attualmente lo scalo aquilano non ha bisogno di 60 persone, quindi i neo-assunti potranno essere impiegati anche in altre sedi, l’organico completo, invece, servirà quanto l’aeroporto sarà a pieno regime”. Lo ha voluto precisare Giuseppe Musarella, l’amministratore della XPress Spa che gestirà per 20 anni lo scalo aquilano. Musarella ha annunciato alla stampa che sono state 800 le domande in risposta al bando, scaduto ieri, per l’assunzione di 60 persone a tempo indeterminato. Ma in realtà, il numero esatto non è verificabile in quanto, alla consegna della domanda presso la sede dell’Aeroporto, i cittadini si sono visti negare il rilascio da parte della XPress di alcun visto di arrivo o numero di protocollo che possa certificare l’avvenuta consegna. La novità rimane solo la notizia, inedita finora, che gli assunti potranno essere dirottati nelle sedi di Milano, Milano Malpensa, Ispra, Venezia, Bologna, Pisa, Roma, Bari, Cagliari, Lamezia Terme, Reggio Calabria, Palermo e Catania, tutte elencate in una pagina del sito della XPress, misteriosamente nascosta dai link pur rimanendo ancora online. Anche perché, sempre molto curiosamente, gli unici riferimenti forniti delle fantomatiche sedi corrispondono agli indirizzi e i numeri di telefono ufficiali degli aeroporti collegati. “Xpress gestisce direttamente i prodotti radioattivi dallo stabilimento di produzione ( italiano o estero) fino alla consegna all’utilizzatore, tramite trasporto aereo e trasporto su gomma”, si legge inoltre sulla pagina maldestramente oscurata.

Ancora una volta, bisogna fidarsi “ciecamente” solo delle parole di Musarella, probabilmente costretto a fare certe precisazioni dopo i ripetuti richiami a fare chiarezza dell’Enac e del Ministero dei Trasporti. Come nessuno, al momento, può ancora garantire che l’escamotage di aver “spacchettato” le 60 assunzioni su di una altra società del gruppo XPress, evitando l’infrazione di utilizzare finanziamenti pubblici per lo sviluppo di un nuovo aeroporto privato, permetterà finalmente l’apertura dello scalo. Anche perché, a quattro giorni dall’incontro romano in cui il sindaco Cialente e Musarella affermano di “aver chiarito tutto”, né l’Enac né il Ministero dei Trasporti hanno ancora rilasciato alcun comunicato ufficiale per confermare questa tesi.

L’unica certezza è che tutti i futuri occupati saranno abruzzesi, come obbligato dal finanziamento da 880 mila euro della Regione, che servirà da start up per i primi 4-5 mesi, “dopodiché l’intera spesa sarà a carico della Xpress”, come ha spiegato ad AbruzzoWeb l’amministratore unico Giuseppe Musarella.

Il bando regionale “Lavorare in Abruzzo 3“, finanziato con i fondi Por FSE,  prevede bonus del valore di 10.000 euro per l’assunzione a tempo indeterminato di lavoratori, 15.000 euro per le donne e i giovani under 35.  Nel business plan presentato all’Enac e al Ministero, la XPress ha già inserito nella voce delle entrate gli 880.000 dei fondi della Regione. Da un punto di vista burocratico, la previsione dell’entrata è corretta, anche se basata su di un dato non certo, considerato che il bando pubblico andrà ad esaurimento e, in presenza di molte richieste, i fondi potrebbero non essere sufficienti. Inoltre, il bando contribuisce solo alle assunzioni a tempo indeterminato. Qualcuno a Roma, deve aver pensato che sia un vero e proprio azzardo prevedere già dal primo anno 60 assunzioni con applicazione dei contratti collettivi (le domande potranno essere inviate dal 10 dicembre al 31 gennaio 2013).

Presto la XPress ci sorprenderà ancora “precisando” che le 60 assunzioni, oltre a non avere sede a L’Aquila, saranno “scaglionate” nel tempo? Anche se i fondi pubblici per le assunzioni dovessero essere assicurati almeno per un anno, chi coprirà il milione e 800.000 euro, solo di stipendi, mancanti che peseranno sul conto economico dall’anno successivo?

Con queste premesse, qualcuno non sta solo giocando con le speranze di 60 persone per dare inizio, dal secondo anno, a un ricatto in modo che la società o le società riconducibili al gruppo XPress, continuino a ricevere fondi e concessioni dagli enti pubblici?

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