di Maria Cattini – Luciano D’Alfonso, tra una preghiera al volto santo di Manoppello e una riunione con i transfughi di centrodestra, ha preso la sua decisione: «Sono certo che verrò assolto anche in appello, ma se così non fosse, ricorrerei in Cassazione e continuerei a governare». Parole chiare, per una volta, pronunciate da Big Luciano nel corso di un incontro con il leader di Abruzzo Civico, Giulio Borrelli, trasmesso in diretta streaming. Forse è stata proprio questa presa di posizione a indurre Romano Prodi a prendere immediatamente le distanze dal candidato alla presidenza del centro sinistra.

Ma tutto questo poco importa al PD: piccoli dettagli dei quali gli abruzzesi neanche si accorgono. E poi si sa, l’Abruzzo è ormai una Regione che fa scandalo. Uno più uno in meno, che volete che cambi?

L’importante è vincere le elezioni e prendere d’assalto quei (pochi) posti a disposizione rimasti e vivere cinque anni spensierati grazie ai lauti stipendi percepiti senza neanche doversi fare carico di particolari responsabilità politiche, prima ancora che penali. Come insegnano i casi dell’ex assessore regionale Donato Di Matteo e l’ex presidente dell’ente d’ambito Ato Giorgio D’Ambrosio, oggi in prima fila nelle liste del PD malgrado lo scandalo delle acque di Bussi. Anche loro ringraziano, prima ancora che la madonna, l’incredibile capacità degli abruzzesi di dimenticare e perdonare. Amen.

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