di Maria Cattini, Linkiesta.it – «L’agevolazione è sospesa nelle more della verifica del rispetto del Regolamento UE 1998/2006 (“De Minimis”)»: questo è scritto in calce al lungo elenco ministeriale delle imprese del comprensorio aquilano che avranno, forse. diritto alle agevolazioni europee. Misure straordinarie che la cialtroneria dei politici aquilani continua a chiamare sui giornali Zona Franca Urbana, per non mortificare anni di battaglie perse per ottenere le misure sbagliate.

Dal 2010, infatti, i funzionari della Commissione europea avevano invitato i nostri rappresentanti a richiedere l’applicazione della misura del “de minimis”, applicabile su tutto il territorio colpito dal terremoto (infatti, su 4200 imprese, solo 1300 risiedono nel Comune dell’Aquila, le altre 3000 sino sparse sull’intero cratere). Inoltre il “de minimis” era una misura già rifinanziata e non sarebbe stato un problema ricevere i fondi.

«State perdendo anni e denari per inseguire la chimera della Zona Franca Urbana che, per come è stata concepita dalle normative europee, per scopi e modalità, ha pochissime possibilità di essere applicata sulla vasta zona terremotata». Inoltre, le misure del “de minimis”, a differenza di quelle della “Zfu”, potevano essere applicate a tutte le imprese aquilane, non solo a quelle di nuova costituzione. E’ divertentissimo leggere come nel documento ufficiale del Ministero istitutivo della “Zfu di L’Aquila”- orrore- si faccia riferimento esplicito solo al Regolamento CEE n. 1998/2006. Insomma, un’operazione di maquillage solo per non far fare la figura del peracottaro  a qualche politicuccio locale.

Trucchetti che fanno bene al popolo e alla politica.

Dopo quattro anni di polemiche e chiacchiere inutili, infatti, i politici aquilani sono arrivati ad un compromesso con il Ministero che gli deve essere sembrato geniale: chiedere finalmente l’applicazione del “de minimis” e chiamarla Zona Franca Urbana, tanto chi se ne accorge. E se il problema fosse soltanto quello di aver confuso e di voler continuare a confondere lucciole per lanterne ad uso e cosumo della propaganda, chi se ne frega? direte voi. Il problema è che, se saranno verificate positivamente le regole del “De Minimis”, avete solo perso per più di quattro anni la possibilità di avere quello stesso finanziamento solo per la cocciutaggine e l’ignoranza dei vostri amministratori. Contenti voi, contenti tutti. Ma attenzione: grazie sempre alla faciloneria degli azzeccagarbugli nostrani, L’Aquila è già sorvegliata speciale in Europa. La rincorsa al finanziamento, al sussidio, ai fondi, alle agevolazioni, alle esenzioni, al cambiare il nome alle misure dei regolamenti europei, ha innescato un cortocircuito burocratico che potrebbe riservare amare sorprese. Oltre a farci fare la magra figura dei soliti “italiani furbetti” sempre pronti a piangere con il cappello in mano. L’ultima vicenda del progetto Case, dove si rischia di dover restituire 350 mln di euro a Bruxelles, ne è solo un esempio.

Condividi