Facebook è disposta a pagare un corposo risarcimento per chiudere una class action avviata nel 2012, che la accusa di tracciamento indebito delle attività web.

La società di Mark Zuckerberg che oggi si chiama Meta ma anche con il nuovo nome ha ancora gli stessi problemi fatti di cause legali, multe e accuse di violazione della privacy o di scarsa trasparenza sui termini d’uso del social network. Per mettersi alle spalle almeno uno di questi problemi, che si trascinava da quasi dieci anni, l’azienda di Mark Zuckerberg è disposta a pagare 90 milioni di dollari: a tanto ammonta la cifra proposta come risarcimento a un tribunale distrettuale del Northern District of California per chiudere una class action in corso dal 2012.

Così riporta Variety, precisando che la corte deve ancora esprimersi, accettando o rifiutando la proposta di patteggiamento. Facebook è accusata di aver utilizzato i cookie in modo spregiudicato, andando oltre i termini di utilizzo previsti per gli iscritti al social network.

Le condizioni d’uso, infatti, prevedevano il tracciamento delle azioni e delle pagine visitate finché, in una data sessione del browser, l’utente risultava “loggato” su Facebook. L’attività, tuttavia, proseguiva anche in caso di log out, attraverso cookie capaci di tracciare le interazioni degli utenti con i plugin del tasto “like” inseriti su siti Web di vario genere, come portali giornalistici e blog.

La class action era stata inizialmente respinta nel 2017, al termine del procedimento di primo grado, perché secondo la corte i consumatori non avevano dimostrato di aver subìto danni economici o violazioni di privacy. In appello, però, la sentenza era stata ribaltata a favore degli utenti. Facebook aveva fatto ricorso, incassando poi il “no” della Corte Suprema. Da qui la decisione di lavorare in direzione del patteggiamento. Oltre a pagare 90 milioni di dollari, Meta dovrà cancellare tutti i dati raccolti attraverso i cookie “abusivi”.

Variety fa notare che, se andrà in porto, l’accordo finirà nella top-ten statunitense dei risarcimenti per violazione di privacy più elevati. Ma la cifra è comunque lontana da quella, colossale, dei 650 milioni di dollari della class action chiusa lo scorso anno: in quel caso, Facebook aveva accettato di risarcire un milione e mezzo di utenti per aver impiegato, senza consenso, tecnologie biometriche per la schedatura delle immagini pubblicate online.

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