“Lo stadio sarà completato entro il 31 marzo 2014”: in un primo momento, l’’assessore all’Aviazione del Comune dell’Aquila, Emanuela Iorio, proprio come si farebbe con i bambini, prova a rasserenare tutti gli ospiti della trasmissione sportiva di Laqtv condotta da Enrico Giancarli.

Passano pochi minuti e, a mezza bocca, esce un’altra verità: “… ma poi-  precisa sempre la Iorio- ci vorranno almeno due, tre settimane per il collaudo”. Quindi lo stadio non sarà aperto ai tifosi e alla squadra prima della fine di aprile. Quasi a fine campionato e con ben quattro mesi di ritardo rispetto ai precedenti impegni dell’Amministrazione comunale. 
A questa notizia, il volto del presidente dell’Aquila Calcio, Corrado Chiodi, si trasforma in un’espressione di incredulità e sgomento. Se fino ad allora aveva semplicemente seguito annoiato il cantilenare della Iorio, all’ennesimo rinvio non si trattiene e per riflesso si mette le mani nei capelli. Sembra pensare preoccupato “Ma in mano a chi stiamo?”

Ma in mano all’assessore all’Aviazione e allo Sport del Comune dell’Aquila, la pediatra Emanuela Iorio, “of course”. La  stessa Iorio pronta a festeggiare, quasi un mese fa, ’inaugurazione del primo volo di un aeroporto che, al momento, nessuno sa se e quando aprirà. Insomma, una persona seria, da prendere sulla parola.

Come quando spara cifre sui costi dell’Acquasanta: “si parla appunto di 5 milioni e mezzo di euro”, afferma. Forse l’sssessore Iorio dovrebbe chiedere alla sua guida politica, Giampaolo Arduini, che i 30 anni della storia dell’Acquasanta la conosce bene, avendo ricoperto, dal 1982 in poi, più volte la carica di Assessore allo sport del Comune. Ma probabilmente ad Arduini, tenendo conto i suoi prossimi impegni politici, resta più facile e conveniente parlare di altro e fare un bagno di folla allo stadio con la bandiera dell’Aquila Calcio in mano invece che spiegare alla sua assessora gli sprechi di tempo e denaro che si celano dietro a quello scandalo.

Sullo stato dei lavori dell’Acquasanta, ad esempio, è stato detto che: «C’è ancora da lavorare, come installare le altre due torri per l’illuminazione del terreno di gioco, rifinire le due tribune, ma non potevamo aspettare, visto l’impegno con la Federazione. Bisognerà anche adeguare il terreno di gioco alle nuove normative internazionali, Quando è stato progettato il campo, le norme erano diverse. Per il campionato, invece, non ci sono problemi». Potrebbero sembrare le recentissime assicurazioni della Iorio, o a quelle di Giampaolo Arduini. In realtà queste dichiarazioni risalgono al 31 ottobre del 2004, alla vigilia dell’unica partita di rugby mai giocata in quello stadio. Ad affermarle, con maggiore sicurezza e credibilità dell’assessore all’Aviaizone Iorio, fu nientemeno che il sindaco Biagio Tempesta. Allora a essere presi palesemente in giro furono i tifosi e la squadra di rugby. Ma le analogie con le attuali polemiche non finiscono qui.

Sempre dalle cronache del 2004 si apprende che il completamento dei lavori è costato- guarda che coincidenza- “5 milioni di euro”. “Subito dopo il progetto, c’è stato un finanziamento di 500 mila euro,- spiegavano allora- per aprire il cantiere e iniziare i lavori. Poi, però, si è dovuto attendere il finanziamento legato alla legge sui Mondiali di calcio di Italia ’90 e quello di Acquasanta è stato l’unico progetto approvato per L’Aquila, di 3 milioni di euro. In seguito, nel 1999, il Comune, per portare avanti l’opera, ha fatto ricorso alla Cassa depositi e prestiti per sborsare un altro milione di euro e, infine, recentemente altri 300 mila euro per i parcheggi”.

“Abbiamo portato a termine un’altra delle incompiute di questa città”, arrivò a sostenere un soddisfatto sindaco Tempesta, “questi lavori sono durati più del ventennio fascista, un intero regime dittatoriale, e possiamo dire che oggi siamo tornati in ‘democrazia’”.

Sembra quasi che l’attuale amministrazione comunale, per trovare nuove scuse e giustificazioni, prenda ispirazione dalle vecchie rassegne stampa.

“Se li abbiamo ‘cojonati’ così facilmente per tutti questi anni”, dovranno pensare al Comune, “perché cambiare. Tanto alla fine ci rivotano sempre.” Forza L’Aquila!

di Maria Cattini, Laquilablog.it, 16 ottobre 2013

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