«Centomila euro già pagati e un pezzo di storia della messa in sicurezza dell’Aquila che finiranno nel cestino del pc perchè non interessano più», questa l’ultima notizia su costi del terremoto del 6 aprile. A denunciarla è Sergio Ciarrocca, regista e documentarista che ha convocato i giornalisti per raccontare una vicenda che, se confermata, avrebbe del paradossale.

«Nell’immediato post-terremoto sono stato praticamente ‘sequestrato’ dalla Protezione Civile per iniziare un lavoro di documentazione video sulla fase emergenziale post-sisma. Ho iniziato a lavorare per i primi sei mesi gratuitamente e poi contrattualizzato dal 2010 al 2012 con l’Ufficio Speciale per la Ricostruzione, alle dirette dipendenze dell’ufficio del vice commissario, Luciano Marchetti. Il mio servizio consisteva nel documentare l’inizio e la fine della messa in sicurezza degli edifici vincolati e chiese». Si tratta di una buona parte di centro storico, dalla fase di rimozione delle macerie fino ai puntellamenti e inizio dei restauri. Lo scopo era quello di raccontare ai cittadini, ma non solo, tutte le difficoltà oggettive legate alla fase della messa in sicurezza, dalle motivazioni dei crolli alle ipotesi di tecniche di restauro futuro.

Questo archivio di ben 36 terabyte (unità di misura pari a 1 000 000 000 000 byte), girato in hd (alta definizione) è composto di immagini video, interviste a tecnici, strutturisti, vigili del fuoco, tutti direttamente o indirettamente coinvolti nella prima fase emergenziale di questi edifici. Un archivio storico incredibile dei primi due anni del post terremoto, oltre alla documentazione del progetto “Le 100 Chiese”.

Dal primo ingresso nella Prefettura fino allo svuotamento del Duomo, con documentazione dei reperti archeologici inediti ritrovati. Il lavoro commissionato per 100mila euro è stato regolarmente pagato con i soldi dei contribuenti e doveva essere concretizzato per l’utenza in una serie di puntate di documentari dal titolo “Memoria ferita”, curate dalla giornalista Angela Ciano.

«Il problema è sorto quando alla fine della fase emergenziale legata all’ufficio di Marchetti, con l’arrivo del direttore regionale per i Beni culturali e paesaggistici Fabrizio Magani, questo tipo di lavoro viene stoppato e dimenticato in un cassetto», continua Ciarrocca. «Come da fine incarico avevo inviato una relazione finale con una copia del materiale alla segreteria di Marchetti che, però, mi dicono, è andata persa. In tutto questo tempo, un anno e mezzo, Magani non mi ha mai voluto ricevere, se non una sola volta per intercessione del Sindaco, Massimo Cialente. Da allora nessuna comunicazione, nè intervento». Tutto dimenticato, secondo Ciarrocca. «Se è vero che i diritti d’autore sono i miei, io non posso certo continuare questo lavoro senza un committente. Ho già presentato ben due volte il progetto “Totem” sia alla Fondazione Carispaq nel 2012 che alla Regione Abruzzo e tutte e due le volte è stato bocciato».

E lancia un appello: «Che devo farci con questo materiale, eccezionale dal punto di vista storico ma anche come costi di manutenzione, senza alcuna prospettiva futura di utilizzo? Ma soprattutto per quale motivo Magani e la direzione regionale per i Beni culturali non sono interessati a un lavoro del genere,  già pagato peraltro? Io a fine mese, al mio ritorno da una viaggio di lavoro, sarò di nuovo qui a farvi vedere in diretta la cancellazione fisica dei file». Conclude perentorio Ciarrocca.

Fabrizio Magani, interpellato, si dice estraneo alla questione della quale dichiara di non sapere nulla e aggiunge: «Un libero cittadino può fare quello che vuole di materiale a sua disposizione».

L’Aquilablog.it, 16 giugno 2014

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