“Leggo con un certo sdegno le parole usate dal sindaco, Massimo Cialente, che, parlando di infiltrazioni dei Casalesi nei cantieri aquilani, non si è potuto esimere dal gettare gli omosessuali nel calderone delle statistiche che dovrebbero giustificare queste ‘presenze’ e pacificare il suo operato di fronte ai cittadini”.

Così il segretario dell’Arcigay “Massimo Consoli” dell’Aquila, Leonardo Dongiovanni, dopo il commento di ieri del primo cittadino del capoluogo alla notizia dell’arresto di un camorrista che voleva accaparrarsi lavori di ricostruzione: “Che ci sia un infiltrato dei casalesi tra chi lavora su 2 mila cantieri di ricostruzione mi sembra normale, è un fatto di statistiche. Qualcun altro sarà omosessuale, qualcun altro tabagista, ci sono gli alti, i bassi, i magri, i grassi, perciò andiamoci piano con le etichette”.

“Certo, nel suo flusso di coscienza non mancano neppure i tabagisti, gli alti, i bassi e i mori, ma non importa: se si parla di criminalità organizzata, statistiche o no, infilare le persone omosessuali in un discorso sull’impatto delle mafie nella città terremotata, non si deve fare – dice Dongiovanni – Conosco Massimo Cialente come un sindaco simpatico, un po’ moderato magari, e posso supporre che non sia il caso di mettere in piedi dietrologie su cosa egli pensi o meno degli omosessuali, anche perché probabilmente il sindaco non si è semplicemente mai occupato del tema ed evidentemente ne sottovaluta la portata”.

Secondo il segretario dell’associazione Lgbt aquilana, “resta il fatto che, mentre altrove sindaci del calibro di De Magistris aprono i Consigli nazionali della mia associazione, gli attivisti ricevono riconoscimenti per il valore civile e gli assessori alle Pari opportunità guardano all’Arcigay come a un punto di riferimento e una ricchezza per il loro ruolo, all’Aquila a me e ai ragazzi viene persino omesso di rispondere (in modo positivo o negativo non importa) a una richiesta protocollata per una sede ufficiale. Essendo Arcigay L’Aquila l’unica associazione per i diritti delle persone Lgbt sul territorio provinciale – evidenzia – non capisco da dove provenga tutto questo imbarazzo”.

“Ma se L’Aquila è il capoluogo di una regione italiana, allora a maggior ragione un primo cittadino deve esimersi da certe gaffe, perché il linguaggio è tutto, né nella sua città gli omosessuali godono di un tale benestare da poter accettare una tale caduta di stile – prosegue ancora – città in cui, pur essendoci un Arcigay molto attivo, evidentemente gli omosessuali vengono tirati in ballo solo per gli scandaletti, i deliri fascisti di qualche consigliere comunale di vecchio stampo e le battute di Cialente”.

“È forse questo lo spirito con cui L’Aquila pensa di diventare una città moderna ed ambita dai giovani?”, conclude.

Laquilablog, 18 marzo 2015

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