Il terremoto qualche effetto lo ha pure prodotto soprattutto nella vita politica. Non ha soltanto gettato nel panico i cittadini dell’Aquila e dei centri del cratere ma il movimento sussultorio e ondulatorio ha rimesso in moto la cosiddetta «mota» che, nella decantazione, si era depositata sul fondo dei meandri pensanti dei nostri amministratori.

Non a caso i consiglieri comunali nel corso delle sedute consiliari si sono esibiti, nel dare fuoco alle micce, in botti e , lancio di petardi fumogeni, vere e proprie «stelle cadenti» che hanno lasciato nell’aula consiliare, e anche fuori, un’aria pesante e irrespirabile. Tutto sommato, non è detto che poi dessero fastidio più di tanto, anche perché gli aquilani si sono abituati a questo genere di spettacolo.

Diciamo che queste non sono le uniche esternazioni. Negli ultimi tempi i consiglieri si sono accorti che il loro livello di gradimento negli elettori è precipitato drasticamente, in virtù dello scarso impegno politico prodotto, per il mancato conseguimento di obiettivi importanti e per il troppo tempo perduto inutilmente. Occorre creare un po’ di movimento per attrarre l’attenzione dei cittadini per cercare di riconquistare almeno il minimo dei consensi e di condivisioni delle iniziative.

Ecco, in apertura del nuovo anno una prima raffica di botti per annunciare l’inizio della festa, se così si può chiamare. Una iniziativa «trasversale» del presidente del consiglio comunale e dello sparuto gruppetto dei consiglieri dell’opposizione, che, in carenza di idee, hanno dato fiato alle trombe di primo mattino, annunciando la ricostruzione dell’asse centrale della città in soli dodici mesi.

Mi è tornato alla mente il «teatrino dei pupi» che teneva banco in Piazza Duomo, abilmente manovrato dalle abili mani di consumati artisti. Nel nostro caso, però, i «pupi» risultano più aderenti all’atteggiamento degli attivisti consiglieri, se non altro per la solennità delle idee progettuali: ricostruzione totale dell’asse centrale della città, costituito da una continuità di edifici, in soli dodici mesi.

Non sappiamo se definire la notizia una bomba, oppure una bufala, sta di fatto che la stessa è stata ampiamente reclamizzata e sponsorizzata. Il bello è che non si sono fermati a recitare la «farsetta». Sono andati oltre, fino a portare l’argomento all’attenzione del consiglio comunale, facendolo approvare non so con quale stratagemma. Pensavo che l’argomento della ricostruzione del centro storico, data la particolare delicatezza della situazione che non consente di definire con certezza gli edifici da abbattere e quelli da recuperare, potesse costituire la fatidica buccia di banana sulla quale avrebbe potuto scivolare l’amministrazione comunale. Invece, proprio sulla buccia di banana, con una bislacca proposta bipartisan, i consiglieri di maggioranza e minoranza si sono ricompattati per paura di dover perdere banalmente la «poltrona del potere», nonostante le minacce di sfiducia delle settimane scorse. Il «teatrino dei pupi», insediatosi nella sede istituzionale del consiglio comunale, non si è fermato ad analizzare positivamente la proposta del cosiddetto «gruppo misto». È andato oltre, inserendo nel piano anche la ricostruzione della traversa ortogonale, allo scopo di ricreare la famosa croce che divideva il vecchio centro storico negli antichi quattro quarti. Forse il pudore, o qualche opportuna riflessione, ha fatto fermare l’intervento a Piazza Palazzo, ben sapendo che i preventivati dodici mesi su Via Roma avrebbero potuto rappresentare una vera utopia.

Ammesso, e non concesso, che possano ritenersi attuabili le previsioni di ricostruzione in dodici mesi delle principali arterie storiche della città, vorrei azzardare una proposta, non in alternativa a quella comunale, ma solamente di monitoraggio alla luce del sole. Perché non installare sulla facciata del palazzo municipale un vistoso tabellone elettronico con scritto, a caratteri cubitali e in rosso, il numero 365, magari anche 366, pari ai giorni corrispondenti ai dodici mesi preventivati, ed iniziare il conto alla rovescia, in modo da verificare se, in corrispondenza dello zero, siano terminati tutti i lavori programmati? I consiglieri comunali, sulla scorta dei deludenti risultati conseguiti fino ad oggi, potrebbero avere una sola certezza: nell’arco di tempo preventivato: non arriverebbero neppure a redigere il progetto esecutivo delle opere da eseguire. A meno che tale progettazione non sia stata già redatta e corredata di tutte le autorizzazioni del caso. Se esiste, perché non viene resa pubblica e perché non vengono palesati i reali progettisti?

Ma la fiera delle ‘ideone’ sbucate dal cilindro di questa amministrazione non finisce qui. Infatti, il sindaco, non troppo contento della produttività del «parlamentino» comunale e in attesa della messa in esercizio dell’aeroporto dei parchi, ha voluto tentare il primo volo, senza motore, imbarcandosi sulla sempre attuale astronave di «Pindaro», per lanciare nell’etere a dall’etere una ulteriore proposta utopistica per la costruzione del nuovo ospedale della città. Così, la prima volta, l’originario progetto dell’ospedale regionale subì una clamorosa declassificazione per la lotta titanica tra gli allora potenti della politica regionale. Oggi, con la forza e le capacità contrattuali dell’amministrazione comunale, il nuovo ospedale potrebbe essere dimensionato sul modello dei centri minori del territorio provinciale.

Qualche collega medico, sommessamente, ha voluto suggerire al «Pindaro» della politica aquilana il più appropriato indicatore di valutazione: «non è la struttura la base di una razionale funzionalità ospedaliera, ma sono i professionisti che vi operano all’interno a formare, dimensionare e a rendere credibile la funzionalità del nosocomio». Parametro azzeccato ed inconfutabile. Risultato! Il suggeritore è stato aggredito e beffeggiato dagli «untori pindarici» e screditato, agli occhi della pubblica opinione, come se fosse un appestato. Sta di fatto, però, che nessuno ha osato esporre una seria ed antitetica teoria sulla necessità, o meno, di costruire un nuovo ospedale con tanti problemi più seri ed impellenti legati alla ricostruzione della città e del tessuto sociale cittadino. Nessuno ha voluto prendere in esame correttamente, con la più distaccata obiettività, che la struttura ospedaliera, formata da ben 2.800 pilastri, ha dato la palese dimostrazione di aver retto ed assorbito l’urto sismico.

Prima che i «marchiatori» del nostro «primo cittadino volante» possano tentare una rivolta, sarebbe bene che lo stesso scendesse dall’astronave pindarica, sulla quale si è imbarcato, per tornare con i piedi per terra e guardare da vicino le disponibilità economico finanziarie della sua amministrazione. Con quali soldi intenderebbe costruire il nuovo ospedale? Se ho ben capito con i 47 milioni e 500 mila euro rimborsati dall’assicurazione e con il ricavato della vendita dell’ex ospedale psichiatrico di Collemaggio? Ipotesi astruse, non perseguibili e inconsistenti. Evidentemente, il primo cittadino non segue le notizie pubblicate dalla stampa locale. Il rimborso dell’assicurazione del nosocomio è stato completamente assorbito per ripianare il debito dell’Asl dell’Aquila, Avezzano e Sulmona, almeno stando alle dichiarazioni rilasciate dal manager ospedaliero. L’area dell’ex manicomio, sulla quale gravano pesanti attenzioni da parte di possibili speculatori edilizi, non è facilmente vendibile, così come ritiene il sindaco. L’uso, la gestione e la destinazione della medesima sono regolate da una ferrea convenzione ripassata, a suo tempo, tra la Provincia e la Regione. Anche la cessione dello stabile in quell’area all’Accademia dell’immagine fu un’operazione dubbia. La proprietà dell’immobile è della Provincia che, all’epoca, realizzò il fabbricato con i fondi pubblici della cassa per il mezzogiorno. Gli ulteriori 47 milioni di euro, posti a disposizione del competente ministero nel post-terremoto per la ricostruzione dell’ospedale ancora non hanno una destinazione ben precisa, visto che non sono passati per le scritture del bilancio della Asl.

La proposta del manager, scaturita all’improvviso per accattivarsi credibilità all’interno della macchina regionale, forse, comincia a delineare la realtà dei fatti. Non occorrono alchimie contabili, basta fare solamente delle semplici operazioni matematiche. L’assicurazione ha rimborsato circa 47 milioni e 500 mila euro, a cui vanno sommati altri 47 milioni posti a disposizione dal ministero, per ottenere la ragguardevole somma di circa 94 milioni e 500 mila euro. Se si pensa che la Asl ha fatto redigere dal proprio ufficio tecnico una capillare perizia dei danni e delle ristrutturazioni da effettuare, il cui ammontare è stato accertato in 31 milioni e 500 mila euro, resterebbero a disposizione ben 63 milioni di euro che potrebbero consentire l’esecuzione delle opere prospettate dal manager Silveri. Ma non sono un po’ troppi visto che potrebbero portare quasi al raddoppio dell’attuale cubatura ospedaliera? L’ulteriore sviluppo, inoltre, come si prevede con giacitura delle opere in orizzontale, o in verticale? Mi sembra una ulteriore proposta, nella quale si è tuffato il primo cittadino del capoluogo regionale, certamente in maniera del tutto antitetica con i faraonici progetti iniziali, relativi alla costruzione del nuovo ospedale in «quattro e quattr’otto», così come ha affermato l’icariano sindaco aquilano in uno dei suoi ultimi voli pindarici.

Se così stanno le cose, mi piacerebbe raccogliere i giudizi critici dei cittadini contribuenti della città, espressi sotto il profilo dell’etica, della correttezza ed in assoluta aderenza ai temi trattati.

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Pupo, fantoccio, burattino

Teatro dei pupi, rappresentazioni marionettistiche di vicende eroiche dei Paladini di Francia, caratteristiche del folclore siciliano.

Untore, chi unge, e perciò, durante la peste di Milano del 1630, chi era sospettato di diffondere il contagio applicando a persone e cose unguenti infetti.

Marchiatore, incaricato della marchiatura

Marchiatura, l’impressione del marchio a fuoco

di Maria Cattini
[tratto da Gli Editoriali del Direttore – IlCapoluogo.it]

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