Gli agenti della natura stanno martoriando tutto il territorio nazionale. Da una parte i terremoti, dall’altra le alluvioni, in qualche altro territorio le eruzioni vulcaniche, per non parlare di frane, di smottamenti, di scandali, di appalti e sub appalti di dubbia legalità, di camorra e di mafia. Non ci possiamo lamentare. Abbiamo tutto o quasi tutto. Abbiamo uomini decisi, determinati, precisi, che, pur militando nella stessa coalizione del premier, non lesinano stoccate e decise prese di posizione. Negli stessi club, così oggi amano definire i partiti, vi sono anche tanti, ma tanti, ubbidienti “peones”, addetti ad osannare il leader in qualsiasi circostanza, anche quando si perde nel vuoto di paurose cadute di stile, al solo scopo di restare in sella alla conquistata poltrona.

Ieri, Berlusconi, accompagnato da Bossi, ha visitato le aree alluvionate del vicentino e del padovano, assicurando la totale disponibilità economico finanziaria dello Stato e la concreta possibilità di accedere ai fondi sociali della UE. La “volpe padana” ha voluto sottolineare la sottomissione del Presidente del Consiglio con la seguente dichiarazione: “Vi ho portato qua Berlusconi e su quello che ha detto potete stare sicuri. Zaia controllerà tutto. Tremonti è veneto e non vi dovete preoccupare”.

A L’Aquila, invece, veniva in compagnia del suo più fidato compagno di cordata, Gianni Letta, che non ha ottenuto gli stessi risultati. Evidentemente, Tremonti, ha una marcia in più. Ha un pesante potere decisionale rispetto a quello di Letta. Evidentemente, le parole del morsicano pronunciate tra i denti, come si usa nei salotti dell’alta borghesia, non hanno prodotto effetti concreti e tangibili.

A tutto ciò si aggiunga il diverso peso specifico dei due Presidenti di Regione: Zaia e Chiodi. Il diverso approccio dei due è venuto immediatamente a galla sotto gli occhi dell’intera Nazione. Il “Veneto”, senza mezzi termini, ha comunicato al Presidente del Consiglio, con un dispaccio pubblicato su Cronaca Live News 24:“Tratteniamo l’IRPEF per risanare il Veneto”. In una intervista rilasciata a Radio Capital, Zaia è stato ancora più esplicito, specificando che, “se non verranno stanziati più fondi, i veneti non pagheranno le tasse”.

Oggi, Berlusconi, ha tentato di rettificare gli obiettivi di Zaia, impegnandosi ad inserire nella finanziaria i fondi occorrenti per il risanamento del Veneto. Se ciò non dovesse avvenire, si seguirà alla lettera la proposta del Presidente veneto.

A questo punto mi sarei aspettata una decisa presa di posizione di Chiodi. Silenzio assoluto. Neppure una parola. Avevo sognato che il Presidente avesse detto pubblicamente a Berlusconi che sarebbe stato quanto mai doveroso ed indifferibile portare alla formulazione e concreta approvazione della proposta di legge sulla “zona franca”, quale unica possibilità di recupero e sviluppo del tessuto socio economico del territorio devastato dal sisma. È rimasto solamente un sogno. Avevo ipotizzato, alla luce dei fatti e non so perché, che Chiodi avesse fatto una levata di scudi nei confronti del “cavaliere” per la mancata applicazione del trattamento riservato ad altre aree, danneggiate dal terremoto, confinanti con l’Abruzzo, considerata terra straniera rispetto all’Umbria, alle Marche, al Veneto. Se è vero quello che ha detto Berlusconi che i fondi dello Stato sono giacenti da tempo nelle casse della Regione, avrei voluto che lo stesso Berlusconi avesse strigliato il suo ubbidiente pupillo per la lentezza, l’eccessiva burocrazia, per l’abulia nella gestione della delicata gestione dell’attività commissariale legata alla ricostruzione. Ho ritenuto, impropriamente, che il “cavaliere” potesse essere al corrente che la Regione è completamente alla deriva. Naviga a vista. Credo che non sappia neppure dove andranno a finire quelle poche iniziative che ha intrapreso, come il taglio dei posti letto alla sanità pubblica. Perché non li ha tagliati alle cliniche private, con le quali ha sottoscritto convenzioni per le stesse discipline mediche esistenti anche negli ospedali? Perché non dice ai contribuenti come e quando sono stati impiegati i fondi erogati dall’Assicurazione per i danni riportati dal nosocomio aquilano? Perché si verificano oscure lungaggini nei lavori di ristrutturazione? Perché non spiega agli assistiti i meccanismi delle difficoltà per effettuare quasi tutti gli esami clinici? Nel Paese circola una voce poco edificante. Sembrerebbe che in Abruzzo bisogna prima morire per poter essere sottoposto ad una TAC o ad una risonanza magnetica! Perché Chiodi non spiega chiaramente ai Comuni del cratere che la Protezione Civile e, quindi il Commissario alla ricostruzione, ha sottoscritto una convenzione “onerosa” con l’Agenzia del Territorio per l’accertamento e la quantificazione dei danni apportati alle strutture sportive dalla localizzazione delle tendopoli e per la definizione delle espropriazioni a seguito dell’occupazione delle aree del progetto case? Questa operazione, per convenzione, deve essere portata a termine entro e non oltre il 31 dicembre prossimo. Il Governatore della regione è informato della reale situazione dell’avanzamento lavori? Non credo proprio. Altrimenti avrebbe dovuto già staccare quegli assegni che ha dichiarato di essere disposto a firmare. Lo voglio dire io a Chiodi a che punto sono gli accertamenti. L’Agenzia del territorio si appresta a chiedere una proroga per la definizione dei compiti alla stessa spettanti per destinazione istituzionale gratuita e non onerosa. Perciò, fino ad oggi ha fatto, molto poco. Quel poco lavoro che è stato realizzato lo si deve solamente all’abnegazione dei già disastrati Comuni del cratere, che hanno ravvisato la necessità di farsi carico della redazione delle perizie tecniche che avrebbero dovuto essere eseguite, per convenzione, dall’Agenzia del territorio. L’Agenzia percepirà sicuramente il compenso convenzionato. Ne sono certa. Il Commissario avrebbe dovuto vigilare su questi aspetti esecutivi, ma non lo ha fatto. Altrimenti le pratiche di accertamento sarebbero state eseguite e gli assegni, di cui parla tanto, sarebbero stati staccati da tempo a favore dei Comuni e dei cittadini, i cui terreni sono stati sottoposti ad espropriazione.

Al cospetto di questi fatti e di queste argomentazioni ritengo che Chiodi debba puntare i piedi, almeno una volta, per difendere non solo gli interessi dei Comuni del cratere, ma di tutto il territorio abruzzese. Non si può consentire al Governo di adottare due pesi e due misure per provvedimenti similari. Per fare tutto ciò, però, occorre essere dotati di lucidità di idee, di fermezza, di decisione, di compattezza e condivisione politica delle proposte che si andranno a sottoporre al Governo. Esistono questi presupposti in seno alla Regione? Non credo proprio. Basta vedere come sono andate a finire le dimissioni della Stati. Chiodi, non contento di tutti gli incarichi ricevuti, ha deciso di gestire, ad interim, anche l’Assessorato all’Ambiente. Vogliamo vedere come ha condotto la faccenda Venturoni? Ha congelato l’Assessorato, anche perché lo poteva fare come Commissario alla Sanità, in attesa delle decisioni della magistratura. Sarebbe, comunque, disposto a reintegrarlo in Giunta, anche se venisse rinviato a giudizio. A questo punto mi domando, se lo dovrebbe chiedere prima Chiodi, per quale motivo i cittadini dovrebbero avere fiducia nella pubblica istituzione? Tutto ciò sfugge ad un corretto esame introspettivo del Presidente della regione, perché le risultanze sarebbero paradossali rispetto agli atteggiamenti che è costretto ad assumere nei confronti della pubblica opinione. Come pure sarebbe imbarazzante spiegare ai cittadini di aver subito l’imposizione dell’ultimo vice Commissario alla ricostruzione, tanto amato dagli aquilani. È stato costretto anche a sostenere la tesi di aver indicato lui il nominativo del suo Vice, che, forse, non conosceva neppure di nome.

Adesso non mi venga a raccontare di essere stato preso di petto. Di essere stato stressato dalle pressioni esercitate dalla stampa per conoscere la verità dei fatti. La stampa ha il dovere di informare correttamente la pubblica opinione. I cittadini hanno il diritto di accedere alle informazioni in nome di quella “trasparenza”, di cui, proprio la Regione ha fatto un uso non certo modesto.

Comunque, qualcosa ai contribuenti abruzzesi potrei anticipare. Sapete come andranno a finire le cose? Zaia e il Veneto avranno tutto quello che chiederanno e, forse, qualcosa in più. Gli aquilani e gli abruzzesi non avranno nulla. Non avranno la legge sulla “zona franca”. Non avranno neppure la possibilità di far arrivare sul tavolo del Governo la documentazione della “vertenza Abruzzo”. La ragione c’è. Tutta, completa e pesante. Zaia ha un peso specifico politico notevole. È stato eletto dai verdi della padania e, se non si fa quello che la padania chiede, il Governo va in crisi, se non addirittura a rotoli. Chiodi queste caratteristiche non le possiede. Deve fare una parola in meno, altrimenti il premier dirà che è dovuto scendere in campo personalmente per la sua elezione. Non ha la capacità contrattuale di incidere sulle decisioni governative e sull’equilibrio politico del Governo stesso.

Quindi, prepariamoci amaramente a restituire le anticipazioni, a pagare le sospensioni delle forniture, augurandoci che non ci applichino anche interessi e more.

di Maria Cattini
[tratto da Gli Editoriali del Direttore – IlCapoluogo.it]

Condividi