A L’Aquila oramai ci stiamo abituando quotidianamente a operazioni politiche singolari. Ogni tanto, qualcuno degli amministratori locali ritiene di far colpo sulla pubblica opinione con appariscenti iniziative che, se concepite con onestà intellettuale, potrebbero essere bene accette e condivisibili.

L’idea e il tentativo di immettere nel circuito mediatico una riunione del consiglio comunale in pubblico spazio, di dare alla stessa una connotazione di non immediata lettura, cioè da non vanificare nell’immediato, può rivelare una certa dose di ingenuità, una buona intenzione, ma con un raggio d’azione assai limitato, un progetto solamente effimero, neppure suggestivo. Argomenti pro e contro non ne sono mancati e, alla fine,  ciò che ha prevalso non è stato un accordo di maggioranza sull’argomento della spoliazione sanitaria ai danni della città, bensì un abbozzato senso di responsabilità presuntivamente presente e determinante nella coscienza di ciascun consigliere, verso una comune eredità ed un comune compito. Si è voluto dare vita ad una squallida manifestazione, tesa soprattutto a non perdere gli ultimi consensi di quei pochi elettori che darebbero anche l’anima, pur di non far perdere l’identità di capoluogo di regione alla loro città d’origine.

Qualcuno ha voluto definire questa farsesca riunione seduta pubblica del consiglio comunale, rivelando, ancora una volta, una scarsa conoscenza della materia che regola le autonomie locali. Tutte le sedute del consiglio comunale sono aperte al pubblico, tranne alcuni casi in cui si trattano argomenti di stretta natura personale. Esistono pochi, pochissimi argomenti, segreti di stato, che possano interessare i cittadini comuni. Esistono, invece, tanti scheletri negli armadi del comune e di altre istituzioni locali, ai quali occorrerebbe dare una precisa identità.

L’incontro degli amministratori in area pubblica, proprio in quel posto ai danni del quale si stanno consumando pericolose aggressioni avrebbe dovuto rappresentare la concentrazione della responsabilità verso la cultura e il destino del nosocomio, vanto della comunità aquilana.

Inutile la ragione dell’incontro, che avrebbe voluto alludere ad un assemblarsi di uomini coscienti e responsabili, aperti al dialogo e non rintanati nei nascondigli delle proprie paure, nelle caverne delle ombre e delle trame che puzzano più di affarismo che della inesistente politica. Ma, quell’ordine del giorno non ha voluto rappresentare neppure una semplice allusione alla gravità del momento che sta vivendo la sanità aquilana. Nelle recondite intenzioni del sindaco e di quanti condividono la sua linea di precaria gestione delle materie che interessano il territorio aquilano, ha dominato una sola ragione: cercare di camuffare, quanto più possibile, le responsabilità e le disattenzioni, o la connivenza, del comune nei continui scippi di vitali attività per la rinascita dell’economia locale.

La trama per il trasferimento nel teramano di una complessa di una prestigiosa attività ospedaliera non può essere solamente opera del manager Silveri. Non basta neppure la disponibilità del Rettore dell’Università. Entrambi, doverosamente e tassativamente, avrebbero dovuto acquisire l’obbligatorio parere dei rispettivi organi deputati alla trattazione della materia, da tradurre, naturalmente, in atti formali di natura pubblica. Tali documenti sono da ritenere inesistenti, tanto è vero che nessuno li ha esibiti e nessuno ne ha minimamente parlato. Prova ne sia che Silveri, pur essendo stato invitato all’assise comunale, ha regolarmente disertato la riunione, senza neppure fornire una pietosa giustificazione. Anche il sindaco, se non vado errata, avrebbe dovuto esprimere un parere sul trasferimento del reparto ospedaliero, badate bene, non a Teramo, ma a S.Omero, in una struttura ospedaliera che, secondo il piano di riforma, dovrebbe essere riconvertito, se non addirittura soppresso. Tutto ciò, naturalmente, lascia intendere che a monte esiste un disegno, meglio ancora un progetto, per cancellare amministrativamente e geograficamente la città dell’Aquila. La regia di questa squallida pianificazione viene gestita, più o meno palesemente, dal commissario regionale alla sanità, il quale, guarda caso, si dichiara estraneo alla intera faccenda, ignorando le sue precipue funzioni, che vorrebbero l’intervento correttore del commissario là dove le altre istituzioni dimostrano vulnerabilità e incapacità. Invece, non perde occasione per mettere in cattiva luce il sindaco, l’amministrazione e l’intera città dell’Aquila.

Sarà bene, comunque, che i cittadini sappiano che il trasferimento dell’unità ospedaliera nel teramano comporta non soltanto uno scippo ai danni dell’ospedale cittadino, ma, ancora più gravemente, un danno economico alla rinascita del territorio, in quanto tale trasferimento comporta anche lo spostamento di circa quaranta unità lavorative, le cui remunerazioni, tra l’altro, non sono a carico della città, dell’ospedale e dell’università, ma, solo ed esclusivamente, a carico dello stato. È un gettito economico che lascia evidenti tracce sull’economia locale. Ma questo il commissario regionale, il sindaco, la giunta, il consiglio, il manager, il rettore, lo ignorano. A tutti loro, invece, è assai noto come si sconvolgono i piani di risanamento, ma di quale risanamento stanno parlando? Forse è fantascienza? I soloni della sanità conoscono alla perfezione metodi e tecniche per danneggiare un territorio e favorirne un altro. Come creare figure apicali di primariato senza avere intralci di ogni genere della concorrenza. Come giustificare la dissipazione di preziose sostanze finanziarie, più o meno giustificabili per assicurare servizi a territori carenti della minima utenza. Come far fare viaggi senza ritorno a vitali tecnologie spostate in sedi senza utilizzazione, togliendole alle necessità locali. Come far deperire sofisticate attrezzature di concezione avveniristica, lasciandole marcire in angusti magazzini, i cui cancelli risultano inaccessibili anche ai ladri dotati di alta professionalità.

Ecco perché l’’evanescente’ presidente del consiglio comunale ha blindato la seduta per non consentire a nessuno di intervenire sull’argomento alquanto scottante. Le vere ragioni per le quali comune, Asl e Regione hanno voluto circoscrivere la seduta consiliare sono state ispirate da un solo desiderio: evitare che i cittadini possano avvicinarsi pericolosamente alla verità dei fatti, onde evitare il linciaggio politico e morale. I cittadini, comunque, sanno tutto. Non scendono in piazza solamente per una questione di pura etica, di dignità, perché in questo momento vorrebbero che tutti, nessuno escluso, tenessero ben in mente la corretta, doverosa e trasparente ricostruzione della città e del territorio del cratere sismico. Idea che a mio avviso, stando alla evoluzione dei fatti, appare sempre più una chimera.

Un augurio agli attuali amministratori, già protesi e calati nello spirito della campagna elettorale: spero proprio che la sorpresa che andrete a trovare all’interno dell’uovo di Pasqua possa illuminare le vostre idee, affinché possiate ritrovare il senso dell’amministrazione, della corretta e trasparente gestione di tutte le problematiche connesse alla vita della comunità aquilana.

Auguri.

di Maria Cattini
[tratto da Gli Editoriali del Direttore – IlCapoluogo.it]

Condividi